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Marco Mengoni, portaci dove si vola – Recensione tappa Forum di Assago

L'artista entusiama il pubblico nella data milanese del 6 maggio al Forum

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Crediti Foto Ivan Donati
Voto Autore

di Ivan Donati

Le note sono sette, gli accordi variabili definite, la parole di una canzone significanti delineati da un codice ma con infiniti o quasi sensi. In circolo. E poi c’è la voce. Difficile da definire di per sé, con le sue cellule sorprendenti, sempre diverse e imprendibili. Quando poi si parla e si scrive di certe voci il gioco si fa duro.

Che Marco Mengoni sia dotato di un talento vocale fuori dal comune credo sia oggettivo persino per un sordo. Il punto però è un altro. Cosa questo artista, ogni volta più maturo e sempre più padrone della scena (ci si chiede come faccia), riesca a fare con la sua talentuosa ugola, affrontando ormai qualunque sonorità, qualunque genere musicale, qualunque stile autorale e qualunque palco.

Che si tratti di brani marcatamente pop come L’essenziale, Dove si vola, In un giorno qualunque e Non passerai, arrangiati magistralmente dal suo inseparabile (meno male) Gianluca Ballarin.

Oppure di hit dall’anima soul/black come I got the fear e Tonight. Senza dimenticare l’esplosione dance di Io ti aspetto e Una parola. Per non parlare dei sound internazionali di Guerriero (che ricorda piacevolmente il mio adorato Woodkid) e Ti ho voluto bene veramente. Arrivando alle canzoni dai risvolti autorali come La valle dei re, Esseri umani e Parole in circolo, dove la voce è al completo servizio di testi importanti, a tratti commoventi.

Mi rendo conto, scrivendo in tarda notte, mentre il cuore pulsa di note, emozioni e pensieri tutti belli, che risulta impossibile trovare una sbavatura in questo #mengonilive2016: le luci create ad arte come in un grande show d’Oltralpe, la band pazzesca, gli schermi e i video in totale simbiosi con la figura elegante e intensa di Marco, le vocalist Barbara Comi e Yvonne Park eccellenti e protagoniste (da sole mentre il cantante fa loro da corista) di una Freedom di Pharrell Williams che l’artista dedica a tutte le donne.

Non basta l’emozione, seppure importante, non risulta sufficiente neppure la scenografia, nonostante sia fondamentale per la riuscita di uno spettacolo, la bravura dei musicisti aiuta molto ma non copre limiti e sbavature di un artista sul palco. Serve, oggi più che mai, il talento, dono insidioso che spesso rende pigri e schiavi delle mode o del proprio ego. Serve, dicevo, il talento a condizione che sia costantemente coltivato, preservato e curato, come la rosa del Piccolo Principe. Mengoni non ci casca, non si monta la testa cullandosi nella sua bravura e continua a lavorare sodo (risulta evidente), dimostrando professionalità e umanità più uniche che rare- il rapporto con i suoi estimatori è davvero toccante. Marco ama la sua rosa come se fosse lui in prima persona.

Skill da popstar di respiro internazionale ma simpatia e grinta di un debuttante, che ancora ringrazia, commuovendosi mentre il pubblico canta ogni sua canzone e che ride di gusto quando, scatenato sul palco, rompe il cavallo dei pantaloni e chiedi 5 minuti (in realtà si sbriga in due) per cambiarsi. E’ lui l’esempio vivente dell’essere umano che celebra in nota: splendido nelle sue fragilità, gentile, senza maschere e innamorato dell’amore che ha vinto, vince e vincerà.

Il suo esercito di fan lo ama e lo protegge. I critici lo esaltano. Chi non lo segue ma viene ai suoi concerti esce più che soddisfatto.
Il mondo lo aspetta.

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