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La solita minestra de “I migliori anni” di Carlo Conti, battuto da “Ciao Darwin” di Bonolis

Il ritorno deludente del programma di Rai1 “I migliori anni”.Conti è un gran professionista, ma non batte Bonolis neppure durante la pubblicità.

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di Sara Di Marco

L’attesissimo ritorno, dopo tre anni di assenza, del programma cult di RaiUno “I migliori anni” non ha vinto ne sulle aspettative ne sullo share.

Campo Dall’Orto – il nuovo direttore della RAI – tempo fa, almeno fino a quando fu proclamato direttore, fece sapere di volere svecchiare la Rai, e qualcuno di noi ci aveva persino creduto. Poi, però, accendi la tv un venerdì sera e ti ritrovi I migliori anni condotto da Carlo Conti. Programma dignitosissimo, con Conti solito impeccabile maestro di cerimonie, con le solite battute, solito copione, soliti autori e soprattutto soliti ospiti, almeno quelli ancora in vita. Ma non c’è il guizzo, non c’è l’idea nuova, non c’è uno straccio di sperimentazione, anche solo cucita addosso a RaiUno e al target naturale della Rete.

Il programma nasce da un’idea di Carlo Conti, Emanuele Giovannini e Leopoldo Siano, autori oramai storici del team Conti. Senza loro lui non batte ciglio.
Si tratta del programma più costoso della storia della RAI. Il format della trasmissione è tutto italiano. Il programma ha lo scopo di rivivere gli anni più belli della nostra vita, dimostrando però che la memoria non è nostalgia. Il programma prende il via il 12 gennaio del 2008 e da lì ci saranno altre edizioni, sempre fortunatissime, fino a quando arriviamo alla settima andata in onda il 29 aprile scorso, in cui la vediamo battersi contro la settima edizione di “Ciao Darwin” un colosso di Canale 5 rete “avversaria”.

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In ogni edizione de I migliori anni vi è una gara tra vari decenni, dagli anni cinquanta ai giorni nostri, con la partecipazione di numerosi ospiti musicali, situazione che è spunto per rievocare fatti storici e personaggi famosi apparsi nella televisione dell’epoca, anche se, a mio parere, risentire e risentire e risentire una canzone degli anni che furono è come sentire un amico che per l’ennesima volta ti racconta la sua disavventura amorosa,storia che ti aveva fatto ridere quando avevi 21 anni…e se ora di anni ne hai 60 forse, ma dico forse, più di un sorriso non accenni, o forse come lo vedi cambi strada.

Carlo Conti è fissato con gli anni Settanta, con la discomusic, e il programma è l’occasione ideale per riproporci le sue playlist preferite, senza rinunciare alla passerella di vecchie glorie imbolsite nella riproposizione di un programma che nelle passate edizioni aveva già dato tutto. Sinceramente a me fa una tristezza immensa vedere questo genere di programmi.

La Rai usa la nostalgia perché purtroppo anche Dell’Orto ha nostalgia di buoni ascolti e di buoni programmi serali che la Rai, oramai, ha smesso di dare. Mancano anche gli autori di una volta, la meritocrazia, manca la selezione, perchè oggi in Rai le persone le scelgono per amicizia, raccomandazione, per lo stesso partito, etc.. non per la bravura. Anzi, uno che è troppo bravo spesso viene visto con sospetto dagli altri abituati alla mediocrità generale. Venerdì sera hanno riaperto le porte degli ospizi, e poi viale Mazzini non può dire di no al Chuck Norris della tv pubblica, la versione maschile di Maria De Filippi. Ma “I migliori anni” è il giocattolino di Carlo Conti. “I migliori anni” è il premio-produttività che Mamma Rai ha dato al bravo figliolo Carlo Conti. Bene, ci sta, possiamo sopportarlo, abbiamo visto di peggio, basti pensare all’ultimo flop targato RaiUno “Laura&Paola”. Ma perché trasformare un programma che, in passato, bene o male aveva ritmo e un filo narrativo e che adesso è diventato una folle corsa piena di accozzaglie, in un deludentissimo flop? Specialmente poi contro una macchina da guerra come quella di “Ciao Darwin” che, arrivato alla settima e penultima puntata, ha battuto tutti e dato ottimi risultati d’ascolto, uscendone vincitrice anche contro lo show di Conti.

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E come fai a dire no a quel Carlo Conti? Lui che è reduce da due Festival di Sanremo trionfali ed è pronto al tris, che con Tale e Quale Show ha fatto un altro botto e che si può permettere persino il lusso di lasciare il “suo” programmino preserale, l’Eredità, affidandola alle tranquillizzanti mani di Fabrizio Frizzi. Non puoi, anche perché hai fatto firmare a lui un contratto abbastanza cospicuo e quindi, in qualche modo, lo devi piazzare e far lavorare. Non c’è nuova RAI che tenga, non c’è “Ciao Darwin” che tenga.

Qui una volta era tutto Pippo Baudo, cari amici. Ora è tutto Carlo Conti e Carlo Conti. Anche riesumare dagli anni passati un programma che aveva già dato tutto e anche di più, che ripropone il solito medley di canzoni, l’ospitata del personaggio famoso e i cantanti ultracentenari che cantano il motivetto che li ha resi famosi, ma che ormai nessuno ricorda più. Tutto già visto, tutto già sentito.

L’unica riflessione, forse più logica, da fare in questo caso è che non è nemmeno colpa di Conti, ma di un programma che forse sa un po’ di stantio.
Lo dimostra anche l’età media degli spettatori: 62 anni per RaiUno, 42 per Canale5.

Per carità, la TV di Stato ha comunque fornito un servizio per i più anziani.

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