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Le colpe della Chiesa sul degrado culturale della musica

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di Claudio Ramponi

Spesso ci si chiede come mai il livello qualitativo della musica leggera italiana sia sceso tanto in basso. Sicuramente tanti sono i fattori, compresi quelli culturali e sociali e, perchè no, anche alcuni legati ad alcune scellerate decisioni della Chiesa Cattolica ed al Concilio Vaticano II.

È innegabile la funzione educativa e formativa della Musica Sacra nella cultura occidentale. Ricordo benissimo quando da bambino, frequentando le Sacre Funzioni, rimanevo rapito ed estasiato dai suoni che uscivano dall’organo a canne della Chiesa Parrocchiale del mio paese o dagli intrecci polifonici delle messe cantate dalla Corale in cui mio zio era primo tenore. Grandi autori come Bach, Mozart, Händel, Mendelssohn, Wagner, Couperin, Perosi mi entrarono sotto pelle, lasciando un seme che crebbe dentro me, alimentando una sete tutt’oggi insaziabile.

Poi venne il Concilio Vaticano II, la Messa in italiano con i lagnosi canti monofonici, molti dei quali sviluppati sull’estensione di una sesta (ben che vada un’ottava), che c’è da vergognarsi a cantarli tanto sono insulsi.

Tra le varie esperienze affrontate nel corso della mia vita c’è stata anche la direzione decennale della corale ecclesiastica del paese dove mi ero trasferito negli ultimi anni vissuti in Italia. Spesso venivo ripreso dalla Curia Diocesana per via della mia predilezione per il repertorio classico in latino, venendo invitato ad eseguire le moderne musiche in italiano scritte dal Mons. Marco Frisina, invito cui rispondevo inevitabilmente: “Quando il Mons. Marco Frisina riuscirà a scrivere cose degne, quali i classici in latino, sarò ben lieto di assecondare le vostre richieste“.

Da quando vivo a Tenerife mi capita di passare davanti ad un piccola chiesa dove la domenica mattina si celebra la Messa per i residenti inglesi, ed è un vero piacere ascoltare gli armoniosi canti a 2/3 voci che accompagnano la funzione, intonati con passione, sentimento e partecipazione dai fedeli, mentre in Italia cantano solo le suore e le pie donne con risultati spesso fastidiosi per l’udito.

Superfluo ricordare quanti musicisti e cantanti d’oltremanica ed oltreoceano riconoscano di essersi avvicinati, appassionati e quindi dedicati alla musica proprio in chiesa, là dove il repertorio classico tradizionale ben si sposa con le più moderne sonorità della musica popolare anglosassone.

Non si stupiscano perciò i presuli del collegio cardinalizio per la scarsa affezione, soprattutto da parte dei giovani, nei confronti della Chiesa Cattolica e di conseguenza della vita reale quotidiana, dove gli stimoli positivi affogano nella noia e nel disinteresse, aggravando il degrado sociale, e contribuendo, inoltre, all’apatia culturale che regna sovrana in quest’epoca.

 

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