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domenica, Gennaio 24, 2021

EMINEM: esce a sorpresa il nuovo album “Music To Be Murdered By – Side B”

E’ uscito a sorpresa il nuovo album di EMINEM, “Music To Be Murdered By – Side B”. Il disco è il proseguimento del precedente album “Music To Be Murdered By”

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Nuovo album per Garbo & Luca Urbani, “Fine” – INTERVISTA

Voto Autore

di Athos Enrile

Arrivo casualmente ad un nuovo album – nuovo per me! – e ritorno ad un musicista che ho sempre apprezzato e che avevo “perso”. Sto parlando di Garbo, e il disco in questione, “Fine”, è stato realizzato con Luca Urbani, giusto un anno fa.

Renato Abate – è questo il vero nome di Garbo – è rimasto intrappolato nelle mie musicassette degli anni ’80, con brani che ascolto ancor oggi e che mantengono la freschezza di un tempo ma, onestamente, non ero aggiornato sull’evoluzione del suo percorso artistico, ed è stata una lieta sorpresa ritrovarlo in una simile forma artistica.

Il connubio con Urbani nasce quindici anni fa, e quando una collaborazione musicale è così duratura, la realizzazione di un disco diventa il punto terminale di una grande fase di empatia, che trascende gli aspetti professionali.

Citazione nobile: “La musica non va mai considerata come un lavoro ma semplicemente un atto di fede!”.

Ed è dal “credere nelle magiche alchimie” che potrebbe essere nato “Fine”, un incontro tra artisti molto differenti tra loro, il “rock decadente di Garbo e il pop elettronico di L. Urbani” – chiosa Garbo nell’intervista a seguire -, che regala un prodotto di sintesi molto raffinato e godibile.

Quarantacinque minuti di suoni suddivisi su undici tracce, di cui si può fruire in almeno un paio di modi.

Inserire il CD e lasciarlo girare senza troppe riflessioni è una modalità comune… sono brani talmente “ricchi” che appagano in via naturale il piacere d’ascolto, che è un po’ quello che tutti ricercano, nella freneticità del quotidiano.

Però è bene sottolineare qualche significato, musicale e lirico, o più semplicemente qualche mia sensazione personale.

Il termine scelto per il titolo, “Fine”, è un concetto a cui sono molto legato, che provo ad interpretare, non conoscendo le esistenze dei due autori, e non avendo idea dello stato emozionale nel momento della creazione.

La “fine” come termine di un ciclo… la “fine” come l’inizio di un nuovo percorso dopo aver voltato pagina… la “fine” come il termine di una sofferenza e la speranza dell’arrivo di una luce intensa che chiarisca il tutto, improvvisamente.

E ne abbiamo urgente bisogno, perché  “La vita sembra essere bidimensionale, nulla di quello che penso/faccio ha profondità”(“Bidimensionale”).

La “fine” come cambiamento dunque, un’azione che trova soddisfazione se esiste una certa predisposizione all’atto di coraggio, o se è la necessità a spingere verso l’ignoto.

E in questo contesto la musica che arriva è in equilibrio, passante dallo stato ipnotico e ripetitivo che trova aiuto nella tecnologia, sino ad arrivare ad atmosfere soffuse e delicate, dove la voce di Garbo perde la sua cupezza dark e quella di Luca Urbani addolcisce e controbatte il mix vocale.

Ma il feeling generale è da proiezioni distopiche, da pensiero Orwelliano rovesciato in ambiente sonoro, una caratteristica che, ritornando indietro con la mente, mi pare tipica delle proposizioni di Garbo.

Rock elettronico, melodia e la comparsa di qualche tempo composto, fanno di “Fine” un album che, pur evidenziando un DNA radicato, appare un prodotto che si distacca da ciò che il mercato attualmente ci regala. E meno male!

Ho scambiato qualche idea, per iscritto, con Garbo, ma rileggendola non sono soddisfatto… appare a tratti un questionario standard (mea culpa), e anche se le sue risposte aiutano a delineare i dettagli del suo percorso pregresso – e quello del disco -, è questo uno di quei casi in cui il trovarsi vis a vis mi avrebbe portato lontano, alla riscoperta di un mondo già vissuto, da collegare all’oggi e al futuro prossimo, ma credo ci sia tempo per rimediare e per soddisfare la mia esagerata curiosità musicale!

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L’INTERVISTA

Sono passati molti anni dal tuo felice esordio e il mondo della musica si è trasformato, aiutato – o impoverito! – dalla tecnologia: che giudizio dai dell’evoluzione avvenuta e che bilancio puoi trarre della tua situazione personale conseguente?

Iniziai il mio percorso artistico ufficiale nel 1981, da lì a nemmeno una manciata di anni sarebbero comparsi i primi computer utilizzabili per comporre musica e realizzarla producendola autonomamente. Questo rappresentò una grande rivoluzione. Personalmente utilizzai da subito questo nuovo mondo per soddisfare il mio bisogno di ricerca sonora e che andava di conseguenza a condizionare anche il mio mondo lirico. Su questa strada ho continuato fino ad oggi tenendo ben presente che tutto ciò che utilizzo per arrivare all’atto creativo prodotto non è altro che uno strumento, o meglio un veicolo che mi permette di raggiungere il mio obbiettivo con più velocità e facilità.

Che cosa è rimasto del Garbo di “A Berlino…” e “Radioclima”?

Sicuramente sono rimaste la stessa voglia di sperimentare e conoscere e la stessa voglia di comunicare. Naturalmente molto è cambiato in relazione alla mia crescita e non solo biologica, ma anche cognitiva. Poi è radicalmente cambiato il mondo che abitiamo e gli scenari non sono certo quelli degli anni ’80.

Hai qualche rimpianto per qualche treno che hai lasciato scorrere o non sei riuscito a prendere in tempo?

Per mia natura sono poco nostalgico e raramente mi volto per ripensare al mio passato. Inevitabilmente io sono il frutto del mio bagaglio e in esso c’è un mondo che mi piace e che ho desiderato e costruito in tutti questi anni. Ecco perché non credo di aver perso qualcosa per favorire qualcosa d’altro. Credo che tutto quello che mi è accaduto fino ad oggi sia logico rispetto le mie scelte maritate.

Che cosa ha significato per te la creazione di una tua etichetta discografica, la “Discipline”? Da dove nasceva il tuo bisogno di autarchia musicale?

Discipline nasce nel 1991, esattamente dopo aver concluso quella indimenticabile cavalcata degli anni ’80 in compagnia di un paio di multinazionali del disco. Da quel momento sentivo il bisogno di voltare pagina per non rimanere intrappolato in quel recente passato anche se pur “bello”. Per poter fare questo, avevo bisogno di costituire insieme a dei soci, una struttura che mi permettesse di avere il controllo totale sia dal punto di vista editoriale/discografico che artistico, cosa che accadde, e questo mi ha permesso di rigenerare il mio pensiero creativo e di affrontare anche pagine nuove e sperimentali, in sostanza un nuovo percorso.

Il tuo ultimo album, “Fine”, è stato realizzato con Luca Urbani: come nasce il vostro sodalizio professionale?

Io e Luca Urbani ci conoscemmo personalmente nel 2001. Capimmo di avere molti punti di contatto rispetto la scrittura musicale e non solo. Poco dopo mi propose l’idea di un brano, che successivamente sviluppammo e che inclusi nel mio album dal titolo “Blu” che fu pubblicato nel 2002. Da lì in poi continuò e si intensificò la nostra collaborazione. Non solo, perché nel 2008 Luca entra a far parte di Discipline. Dopo 15 anni dal primo incontro abbiamo deciso, per la prima volta, di condividere un intero album, ed è così che è nato “Fine”.

Che tipo di messaggio contiene “Fine”? Esiste un filo conduttore che unisce le varie tracce?

Fine per noi non significa unicamente conclusione, ma soprattutto cambiamento, eleganza, scopo, e tutti i brani ruotano intorno a questi significati.

Lasciando da parte le etichette codificate, come descriveresti l’album dal punto di vista strettamente musicale?

Io e Luca abbiamo cercato di far confluire i rispettivi mondi sonori e lirici in un unico ed equilibrato progetto e credo per questo sia nato un terzo Elemento che non è quindi Garbo o Luca Urbani. Lo spazio sonoro si è allargato: si passa da momenti di intensa elettricità ad altri di netta sintesi elettronica, oppure della loro fusione. Qualcuno sostiene che all’interno di “Fine” avviene appunto la fusione (almeno a tratti) di quello che è stato definito spesso il rock decadente di Garbo e il pop elettronico di L. Urbani.

Mi dai un tuo giudizio dell’attuale stato della musica nel nostro paese?

Si sono verificati negli ultimi anni notevoli cambiamenti: la discografia ha mutato totalmente la propria connotazione, la musica viene fruita soprattutto attraverso lo scaricamento dalla rete (spesso illegalmente), e vari talent televisivi hanno sostituito spazi di informazione musicale. In questo scenario si afferma di conseguenza una certa omologazione musicale e mediatica, lasciando poco spazio a tutto ciò che è personale e alternativo.

Un‘ultima cosa, ad uno ad uno i nostri miti musicali ci lasciano: che cosa ha rappresentato per la tua formazione musicale un artista come David Bowie?

Da adolescente scoprii un mondo musicale e lirico che era istintivamente aderente alla mia sensibilità ed era rappresentato, per esempio, da nomi come Roxy Music, Velvet Underground e Lou Reed, David Bowie appunto. Quando iniziai a scrivere musica (avevo 16/17 anni) non mi fu difficile capire verso che mondi sonori mi stavo orientando. Pensavo anche che avrei cantato la mia musica e naturalmente l’avrei fatto nella mia lingua, l’italiano.

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Tracklist:

  1. Ultimo Viaggio
  2. La Fretta
  3. Novecento
  4. Libero
  5. Mia Melancholia
  6. Il Fine
  7. Allinearsi
  8. Che Meraviglia
  9. Prima Della Fine
  10. Bidimensionale
  11. Stella Nera

 

Line up e collaborazioni

GARBO: voce, chitarra elettrica, synth e programmazione
LUCA URBANI: voce, chitarra elettrica, basso, synth e programmazione
Matteo Agosti: programmazione
Matteo Agnelli: chitarra elettrica e acustica
Fabio Mittino: chitarra elettrica
Alessandro Parietti: batteria e percussioni
Luigi Ianne: batteria
Nicodemo: basso elettrico
Andrea Pellegrino: basso elettrico
Stefano Della Giustina: sax
Mauro Sabbione: piano
Alberto Styloo: voce, piano e programmazione
Denise Galdo: voce
Prodotto da Garbo, Luca Urbani e Matteo Agosti
Arrangiato da Garbo e Luca Urbani.

 

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