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venerdì, Giugno 14, 2024

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Paolo Siani – Ma la musica si ascolta o si guarda?

di Athos Enrile

Paolo Siani
è un musicista di lungo corso, e ha vissuto il periodo glorioso della musica rock italiana, in qualità di batterista della Nuova Idea. Dopo una lunga pausa ha ripreso un cammino che non si dimentica mai, ritornando ai concerti e agli album, con una frequenza moderata, più consona a chi può permettersi di osservare dall’alto.

Questa sua posizione privilegiata gli permette di analizzare il prima e il dopo con cognizione di causa e con l’aggiunta di elementi tecnici che spesso mancano alla discussione, perché a parlare di musica sono in molti, ma non tutti hanno il le conoscenze per farlo correttamente.

Nel corso di una nostra conversazione mi è venuta spontanea la seguente domanda:

Paolo, ma la musica si ascolta o si guarda”?

Ecco la sintesi del suo pensiero, che può essere utile per una discussione tra musicisti antichi e… nuove leve.

Tutti i musicisti ormai posseggono uno studio normalmente definito ‘’project studio’’ e/o ‘’home studio’’ con il quale fissare delle idee su un computer. Fino a qualche tempo fa questo era impensabile anche perché le moderne DAW (digital audio workstation) hanno ogni tipo di funzionalità, di strumenti virtuali, di plug-ins, di capacità di editing e hanno una relativa semplicità d’uso che permette al musicista di ottenere risultati ottimi su tutti i fronti.

Mi capita spesso di vedere lavorare al computer dei musicisti e mi sono reso conto che, come in tante altre cose di questa era umana, l’aspetto visivo ha preso il sopravvento. Voglio dire che ormai si dedica la maggior parte del tempo a guardare il monitor, a controllare che tutto sia ‘’in griglia’’ (per usare un termine tecnico) e sempre poco, troppo poco tempo, all’ascolto attento e meticoloso di quel che si sta facendo; le cose sono cambiate radicalmente, e la ricerca del suono perfetto, del perfezionismo tecnologico, ha causato la perdita di concentrazione e la minor volontà da parte dei musicisti di creare suoni personali, che siano coerenti con una idea musicale che si ha in mente. E mi pare che le cose stiano continuando ad andare nel verso sbagliato.

Sono ancora convinto che la sensibilità e il gusto musicale siano legati al piacere d’ascolto, all’attenzione con cui si sentono le proprie cose: più che il monitor, continuo a pensare che l’udito sia tra i cinque il ‘’senso’’ più importante. Ascoltare con gli occhi chiusi per esempio, sganciarsi dal sempre più orgiastico bisogno di ‘’vedere’’ è fondamentale per capire se ciò che si sta facendo ci piace o no.

Certo può sembrare una banalità quanto scritto sopra, ma vedo sempre più musicisti che usano gli occhi più delle orecchie per ascoltare la musica.

 

Come non essere d’accordo!

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