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sabato, Aprile 20, 2024

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Una lingua non è solo un suono

di Alberto Salerno

Sono noti a tutti i nomi dei cantanti italiani che hanno fatto successo all’estero, ma citiamone ugualmente qualcuno: Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Tiziano Ferro, Gianna Nannini, Umberto Tozzi, qualcosa anche Raf…e altri rari casi.

Ma questo è accaduto parecchi anni fa, e specialmente nei mercati di lingua spagnola, dunque in centro e sud America, e per qualcun altro anche in Francia e in Germania.

Un’eccezione è Andrea Bocelli, che è riuscito a vendere anche negli USA, e anche qui sappiamo il perché.

Diciamo pure che una volta avevamo al nostro arco parecchie frecce, i nostri discografici avevano una credibilità guadagnata grazie ai risultati ottenuti. Ma come ho già fatto notare, tranne Bocelli, nessuno dei nostri è apparso in una classifica inglese o americana. Il fatto è che non è solo una questione di canzoni o di produzione di studio, la vera questione è che quando li senti cantare in inglese capisci che manca qualcosa di fondamentale, loro non sono nati là.

Forse non si vuol capire che una lingua non è soltanto un suono: è un modo di essere, di pensare e di vivere. Chiamare super autori stranieri, “correttori” di dizione che stanno delle ore in studio a correggere una parola qui e una là, non basta. L’inglese non è il francese, né lo spagnolo. L’inglese è la lingua di chi ha conquistato il mondo, è la lingua dei colonizzatori, e noi, invece, siamo dei colonizzati.

 

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