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ALBERTO SALERNO E LE QUATTRO CANZONI CHE FANNO LA DIFFERENZA

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di Tiziana Pavone

La macchina del Festival di Sanremo si mette in moto partendo dal  Roof Garden del Casino di Sanremo, di lunedì , il giorno prima dello svolgimento della gara canora nota a tutto il pubblico televisivo. Stiamo parlando del Gran Gala della Liguria (espressione del Gran Gala del Festival e della Stampa). Alla manifestazione hanno partecipato 210 Invitati d’Onore tra cui il nuovo Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, l’assessore regionale al Turismo Gianni Berrino il Sindaco di Sanremo Alberto Biancheri e altre istituzioni civili e imprenditoriali di spicco. E’ in questa cornice che si svolge la cerimonia di assegnazione del premio DietroLeQuinte.

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DIETRO LE QUINTE UN PREMIO

A Sanremo esiste da sei anni l’altra giuria. Quella che premia chi contribuisce a fare il Festival. Ne fanno parte il giornalista Marino Bartoletti (noto personaggio della televisione) Marinella Venegoni del quotidiano La Stampa; Marco Molendini de IL Messaggero; il critico musicale Dario Salvatori della Rai e lo storico Mario Luzzato-Fegiz del Corriere della Sera. I giurati con la professionalità che li contraddistingue, ogni anno nominano cinque personaggi del mondo della musica e del Festival che lavorano, appunto, dietro le quinte e con il loro operato hanno il merito di aver reso grande il nome del Festival di Sanremo. Insieme ai cinque spunta un sesto nominato a parte, in qualità di personaggio che, nella storia del Festival, ha contribuito maggiormente a far conoscere all’estero la manifestazione canora più popolare d’Europa. Dopo Pippo Baudo (nel 2014) e Al Bano, nel 2015, in questo terzo anno il premio aggiunto va a Tony Renis, interprete, compositore e, da molti anni, discografico di Andrea Bocelli, arrivato a Sanremo appositamente da Los Angeles. Il Presidente dei due premi è Mario Maffucci. Segretario generale è Fausto Taverniti (direttore della sede Rai della Basilicata), e coordinatore è il direttore di Festivalnews/Daily Ilio Masprone. Nell’albo dei premiati ci sono nomi del calibro di Pino Donaggio (“io che non vivo”), dei maestri Pinuccio Pirazzoli e Vince Tempera, il Capo Redattore di Radio Rai Due Carlotta Tedeschi, il re della Comunicazione- Ufficio stampa, Michele Mondella, l’arrangiatore Fio Zanotti e altri importanti nomi.

La sesta edizione, ora testimoniata da un video prodotto dagli inviati di FMD, è stata condotta da Antonella Salvucci, attrice e collaboratrice della Rai, lo scorso 8 febbraio.

Il premio DietroLeQuinte 2016, un trofeo realizzato dal maestro orafo crotonese Michele Affidato è stato assegnato al paroliere Alberto Salerno, dalle mani di Ilaria Cavo, Assessore regionale alla Comunicazione, Formazione, Politiche giovanili e Culturali. La Cavo, più nota al grande pubblico come giornalista, ha speso per Alberto Salerno belle e sentite parole. Gli altri premi sono andati al musicista Dario Baldan Bembo, ai giornalisti Emanuela Castellini (Rai) a Teresa Marchesi (Rai Tre) e a Federico Vacalebre (Il Mattino di Napoli).

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ALBERTO SALERNO, 4 canzoni nella storia del Festival.

Nato a Milano il 30 dicembre del 1949, Salerno è uno dei più grandi parolieri della nostra musica italiana. Tanti sono i suoi successi accumulati nel tempo. “Io vagabondo” è la famosa canzone portata al successo dal   gruppo dei Nomadi, ma non tutti sanno che il testo è suo. Figlio d’arte, cresciuto a fianco di Nicola Salerno, in arte Nisa, un gigante che scriveva Torero ed altre pietre miliari come Non ho l’età, ha coltivato la sua cifra e il suo genio attingendo direttamente dal suo dna. Nel corso della sua esistenza oltre a scrivere canzoni ha anche prodotto artisti che ha poi portato al successo. Uno fra tutti Tiziano Ferro.

Al Festival di Sanremo è stato diverse volte e quattro per vincere nella sezione big. Quest’anno per la prima volta come premiato. Il Premio Dietro le Quinte tra l’altro giunge a casa per la seconda volta, perchè fu assegnato nel 2013 anche a sua moglie, la nota discografica Mara Maionchi premiata al fianco di Mario Maffucci, per venti anni capostruttura di Rai Uno.

Nel caso di Alberto Salerno il merito risiede nel suo operato come autore. Per aver scritto canzoni che hanno segnato la storia della musica italiana, e al contempo la storia del Festival della Canzone Italiana, essendo state lanciate proprio dal  palco del Festival di Sanremo. Non è detto infatti che un autore debba scrivere successi scegliendo come loro  lancio il palco sanremese. Ci sono fior di canzoni, di Alberto, rimaste vive e immortali nell’immagginario collettivo, come per esempio  “Oro” cantata da Mango, che hanno preso il volo partendo altrove. Ci sono canzoni che con Sanremo hanno un forte legame imprescindibile.

Vediamo più da vicino l’albo delle canzoni sanremesi di Salerno, canzoni che hanno portato alla conquista di questo prestigioso premio.

Era il 1977 quando il Festival abbandonò la sua sede storica al piccolo teatro del Casinò e si spostò per sempre al teatro Ariston. Da pochi anni era nato il Premio Tenco per mano di Amilcare Rambaldi, che raccoglieva quei cantautori che nessuno voleva. Nelle radio si sentivano già i Cugini di Campagna. C’era un forte clima di sfottò tra i due schieramenti, quelli della canzone impegnata e quelli della canzone melodica. Al Festival di Sanremo approdava la canzone melodica, con una tradizione ricca di interpreti solisti.  Se negli anni sessanta erano venuti fuori personaggi come Modugno, Claudio Villa, Sergio Endrigo. La Cinquetti, nella prima parte dei ’70 il Festival era dominato da Peppino Di Capri, Nicola Di Bari, la Zanicchi. I pronostici non guardavano a loro, quando sul palco salirono in gruppo per puntare alla vittoria. E invece nell’albo dei vincitori oggi ricordiamo il primo gruppo ad aver vinto il Festival di Sanremo, gli Homo Sapiens, per la canzone “Bella da morire”, canzone durata nel tempo più del gruppo che la portò al successo. L’anno successivo vinsero i Matia Bazar e fu l’inizio del cambio generazionale, con i nuovi interpreti. Che tornarono in massa da singoli interpreti. Bisognerà infatti attendere il 1990 per vedere sul podio un altro gruppo, i Pooh. E un altro decennio per vederne un altro (nel 200, gli Avion Travel)

Nel decennio successivo tra Cutugno Alice, Fogli, Ricchi e Poveri e AL Bano e Romina si fa largo il sogno dei giovani. Il Festival inventò una sezione dedicata a loro. E subito vinse “Terra promessa”, pezzo portato alla vittoria da un giovane Eros Ramazzotti Era il 1984. Per  soddisfare il palato dei critici più pignoli, ricordiamo che oltre ad Alberto Salerno, parteciparono alla stesura del testo lo stesso Ramazzotti e l’ex componente del gruppo de I Profeti, Renato Brioschi. In questo caso, oltre alla canzone, venne fuori un talento così grande e amato che sovrastò molti big col suo gran carisma di ragazzo semplice. La sottoscritta ricorda bene il clima della sala, durante le prove. Si vociferava che un ragazzo così non avrebbe mai potuto vincere, con quel canto nasale. Lui non solo vinse, ma  dopo due anni salì sul podio nella categoria Big. Da lì in poi conosciamo tutti l’ascesa di questo artista popolare nel mondo. Quest’anno Eros è tornato sul palco del Festival da superospite internazionale. Proprio nell’anno in cui Alberto Salerno, uno dei suoi autori a Sanremo ha ritirato il premio alla carriera. Una coincidenza emozionale.

Saltiamo al decennio dei ’90. Nell’ondata di giovani, che vorrebbe scivolare dalla sezione principianti alla sezione big con un certo metodo, riesce su tutti Giorgia. Bisognerà aspettare il nuovo millennio, per dare ancora più spazio ai giovani. Nel 1999 dunque, arriva e sovrasta il personaggio più gettonato e istrionico al femminile. Chi non ricorda la prima volta di Anna Oxa vestita da uomo, che passava il tempo dietro le quinte con l’inseparabile Rino Gaetano, poco incline lui, ai fasti dei leoni ruggenti della canzonetta? Dal ’78 e Un’Emozione da Poco, sono passati molti anni. Ormai artista matura, con diverse partecipazioni al Festival, lei sigla la sua carriera coerente con “Senza pietà”.

Se le due precedenti vittorie di Salerno sono associate all’inaugurazione di qualche novità introdotta nel Festival, la terza volta si può ricordare come l’ultima vittoria del millennio.

Siamo arrivati così in pieno 2000. Tornano i Matia Bazar e conosciamo Elisa. Alla 53ª edizione del Festival di Sanremo nel 2003 si presenta la gettonata ed energica Alexia, con un brano nato in inglese poi tradotto, destinato a uscire come singolo di lancio del suo intero lavoro in studio. La canzone è “Per dire di no, scritta a quattro mani con Alberto Salerno. E va a  vincere platealmente.  Con benestare del pubblico, altre volte in conflitto con i responsi finali delle giurie.

Gli anni recenti del Festival purtroppo sono segnate da canzoni che non durano, nel senso che nessuno le ricorda più. Alberto Salerno, oggi come autore in pensione, ha seguito molte selezioni dal vivo, chiamato in causa come produttore. A parte il colpo di fulmine all’Accademia di Sanremo con Tiziana Ferro, difficilmente in certi luoghi escono talenti. E’ più facile  selezionano giovani cambiando le direzioni artistiche e i nomi  (Accademia, Sanremolab, ecc) che non rinnovando i meccanismi. Sono anni che Sanremo aspetta di veder nascere la sua vera accademia, che duri tutto l’anno e dia una vera formazione ai giovani. Ma benedetti dalla statua di Mike Bongiorno e dal pavimento piastrellato dei nomi delle canzoni, i ragazzi non possono che fare toccata e fuga. Ormai le speranze scemano, e gli incontri sono lasciati in mano agli addetti ai lavori, che dovrebbero fare miracoli da soli.

Alberto come autore storico dal cuore giovane, non si arrende. Se prima ha pensato giovane nei testi delle canzoni (“Siamo i ragazzi di oggi”, “Bella da morire, ragazzina tu”) e poi ha scritto un libro che testimonia il suo cammino, Fare Canzoni, adesso si spinge oltre perchè pensa sempre giovane, “noi siamo fatti così  guardiamo sempre al futuro  e così immaginiamo  un mondo meno duro”

Da maestro e padre protettivo a cui i giovani stanno a cuore, vuole fare di più. Questo è un mestiere che si impara, non s’improvvisa. E lui la bramosia dei giovani la conosce molto bene (“pensiamo sempre all’America   guardiamo lontano  troppo lontano”).  Salerno, che è anche felicemente nonno – nella consapevolezza che i giovani sono stati abbandonati dalla nostra società e non sappiano formarsi una coscienza come interpreti, autori, e artisti a tutto tondo – vorrebbe trovare un contraltare,  un amuleto contro il malocchio della resa, l’ago per cucire le risorse umane del futuro ai sogni e alle emozioni. Dal suo profilo facebook con quelle risorse umane lui ci dialoga quotidinamente. Probabilmente nemmeno lui pensava quanto fosse lungimirante il testo di Terra Promessa, mentre scrisse “il domani  ci fa un po’ paura  finché qualcosa cambierà  finché nessuno ci darà  una terra promessa  un mondo diverso  dove crescere i nostri pensieri  “ Ha da poco presentato un progetto che mira a  far crescere artisti in erba. Il suo impegno sarà quello di creare spazi di incontri, reali crocevia tra sperimentazione e accademia, per tornare all’abitudine del lavoro di squadra. Il laboratorio parte da Milano, e dal nome promette bene. Si chiama Officina della Musica e delle Parole. L’officina adesso c’è. Il talento può osare. Tutti gli aggiornamenti li trovate seguendo FMDBlog.

 

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