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KESHA – SULLE ACCUSE DI MOLESTIA HA LA MEGLIO IL MASCHILISMO CORROTTO

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di Mariafrancesca Mary Troisi

Da giorni la stampa statunitense (quella italiana no, figuriamoci!), e in particolare quella che si occupa di musica, sta ponendo in modo considerevole la sua attenzione sulla vicenda che riguarda la cantante Ke$ha e il suo produttore Dr. Luke.

Ke$ha – legata alla casa discografica del già menzionato produttore (Dr. Luke è uno dei più importanti produttori statunitensi, e ha lavorato anche con Katy Perry e Britney Spears) dal 2005 – ha pubblicato finora due dischi, ed è diventata famosa soprattutto grazie al singolo Tik Tok, uscito nel 2009. Kesha nel 2014 ha chiesto a un giudice di rescindere il contratto che la lega al produttore, a causa di molestie sessuali subite.

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Tali abusi risalirebbero già a undici anni fa, alla firma del contratto, dunque.

Dr. Luke (che ovviamente nega tali accuse) l’avrebbe costretta ad assumere droghe e alcol, in modo tale da farle perdere il controllo; una mattina la cantante si sarebbe svegliata nel letto del produttore, nuda, senza ricordare niente.

So di non poter lavorare con Dr. Luke. Non ci riesco fisicamente. Non mi sento sicura in nessun modo”, afferma l’artista, che nel 2014 è entrata anche in una clinica – per disturbi alimentari – una bulimia nervosa dovuta al rapporto col suo produttore.

 Photo/Mary Altaffer
Photo/Mary Altaffer

Dr. Luke è stato difeso nel processo dagli avvocati della Sony, ossia la proprietaria della sua casa discografica (la Kemosabe Entertainment).

La difesa della Sony nei confronti del produttore è stata “imbarazzante” e stomachevole.

Hanno infatti fatto notare che Dr. Luke ha speso molto per la promozione della carriera di Kesha, e che lo stesso Dr. Luke ha dato la possibilità alla cantante di lavorare a un nuovo disco senza la sua produzione.

Non aggiungono però che la Sony stessa avrebbe minacciato di non promuovere il nuovo lavoro della cantante, senza il contributo del produttore. Le hanno offerto un nuovo produttore, sì, ma senza rescindere il contratto da Dr. Luke, motivo per cui la cantante (che non pubblica un nuovo album dal 2012) si è rifiutata finora di realizzare il suo nuovo lavoro.

Alla fine com’è andata a finire? Che nella sentenza di venerdì 19 febbraio il giudice (è una donna, tra l’altro) ha respinto la richiesta di Kesha di poter annullare il contratto che la lega al produttore, a causa delle molestie subite, spiegando che non ci sono prove sufficienti per confermare le accuse, aggiungendo anche che “non esistono prove di un danno irreparabile”.

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Qui perdo tutto l’autocontrollo che mi sono imposta finora per spiegarvi la vicenda. Non esistono prove di un danno irreparabile? E’quali prove voleva? Il filmino mentre era “costretta”a fare sesso con quell’essere che definire uomo è un insulto alla categoria?

Sì che c’è il danno irreparabile. Un danno nell’anima, permanente. E insieme all’abuso subito, anche l’umiliazione di una sentenza simile.

La reazione della cantante, comprensibile, è stata immediata, iniziando a piangere in tribunale.

Trovo assurdo che la Sony abbia pagato degli avvocati per proteggere il molestatore e non la vittima.

Siamo in una società in cui il maschilismo impera, in ogni campo. E quello della musica non fa certo eccezione. Una società malata (non solo quella italiana, a quanto pare, e questo non mi è di alcun conforto, anzi!) dove è la vittima a dover dimostrare di essere stata realmente maltrattata, e non l’accusatore a dover dimostrare la sua presunta innocenza.

Vorrei spiegarvi cosa significa per una donna essere violentata. Vorrei spiegarvi quanto possa sentirsi lei stessa colpevole – per uno strano processo mentale -di quello che è accaduto, e non fare subito denuncia (e quindi non avere “prove mediche”). Vorrei spiegarvi che essere vittime di violenza sessuale significa non riuscire più a farsi toccare da nessuno, aver paura del contatto fisico con chiunque, non solo con gli uomini. Si entra in una spirale autodistruttiva, da cui si esce a fatica. Perché la violenza non è solo sul corpo, ma anche e soprattutto nell’anima.

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Vorrei spiegarvi tutto questo, e incazzarmi perché i soldi non possono comprare tutto. E m’incazzo infatti, e poco me ne frega se l’iter giudiziario non era corretto. Se la cantante doveva prima farlo condannare per violenza e poi rescindere il contratto grazie all’esito di quella sentenza. E chi mi assicura che l’esito sarebbe andato a favore della cantante? La spiegazione del giudice è stata quella d’insufficienza di prove.

Quello che succede a Kesha succede a tante donne, in ogni campo lavorativo e non solo, purtroppo.

Vorrei dire loro di alzare sempre la testa, trovare il coraggio di denunciare ogni forma di molestia.

Di non farsi intimidire dai “capi”.

Kesha ha dimostrato grande coraggio, e ora raccoglie la solidarietà di tante artiste, musiciste e attrici, tra cui Lady Gaga, Lorde, Lena Dunham, Ariana Grande, Demi Lovato, Taylor Swift – che ha donato a Kesha 250 mila dollari –“per sostenerla finanziariamente in questo momento difficile”.

Tutte le artiste hanno espresso la loro solidarietà a Kesha usando anche l’hashtag #FreeKesha, a cui ci uniamo nel nostro piccolo noi di Fmd, esprimendo all’artista anche la nostra solidarietà.

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