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martedì, Marzo 9, 2021

Ermal Meta racconta la sua “Tribù Urbana”

Qualche giorno fa Ermal Meta ha presentato il suo nuovo album “TRIBÙ URBANA” in una affollata videoconferenza

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PERCHÉ IN RADIO PASSA COSÌ TANTA MUSICA INUTILE / Parte 1

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di Sandor Von Mallasz

Quella che vedete di seguito  è una tipica conversazione tra un addetto alla promozione e un programmatore di una radio.
Il cosiddetto gioco delle parti.
Parliamo di due peccatori che stanno svolgendo il proprio lavoro.
Non conta chi siano. Non serve giudicarli.
Quello che conta è il peccato.

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Da un simile scambio si possono dedurre alcune cose sul perché in radio passino continuamente certe canzoni, mentre altre facciano una fatica infernale ad emergere anche quando stanno già funzionando.
Molti pensano sia dovuto alle scelte delle case discografiche.
Mi sembra abbastanza chiaro che non sia così.
Altri pensano che la colpa sia dei programmatori.
In parte è vero, ma anche nel loro caso non generalizzerei.
Non sempre possono scegliere liberamente.

Quando era al Milan, Allegri lasciava che la formazione la facesse Berlusconi.
Uno che crede di capire di calcio e a volte ci azzecca pure.
Ma non è un uomo di campo. Mica va agli allenamenti.
I risultati non sono stati granchè.
Oggi Allegri la formazione se la fa da solo.
Di cazzate ne ha fatte anche lui, intendiamoci.
Le fanno tutti. È umano.
Però da quando nessuno cerca più di fare il suo lavoro mi pare si stia comportando molto meglio.

Analogamente, in questo Paese la musica la scelgono soprattutto degli alieni provenienti da una galassia parallela.
Nel mondo dei media li chiamano editori.
Escludendo alcuni casi particolari, si tratta perlopiù di dinosauri rimasti a secoli fa che piombano improvvisamente sulla Terra.
Pensano che il pubblico sia essenzialmente composto da una massa di pecoroni che si accontenta di quanto passi il convento.
Perché nella loro testa è sempre stato così.
Siete stupidi e non avete gusto, fine della storia.
Ergo certi dischi vanno passati per definizione.
Anche se sono orrendi o mortiferi, per la radio.
Altri, invece, possono tranquillamente essere ignorati.
Sebbene possiedano tutte le caratteristiche per emergere.

Il che comporta una serie di conseguenze devastanti.
Mi limito a illustrarvene tre, per non tediarvi troppo.
La prima è che il prodotto nuovo e non ancora affermato è il più penalizzato in assoluto, nell’ambito delle loro scelte.
Cosa particolarmente vera se parliamo di artisti italiani.
La seconda è che siamo arrivati al punto che ci si possa permettere di ignorare qualcosa che già funziona.
Esistono gerarchie che non possono essere ribaltate.
Infine, seguendo questa logica si possono effettuare determinate scelte anche senza ascoltare le canzoni.
Lo ripeto perché sia più chiaro.
Possono deciderne la sorte anche senza ascoltarle.
E direi che questo è l’aspetto più preoccupante.

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