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VINO E MUSICA EMERGENTE, CHE CI AZZECCANO?

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di Andrea Amati – apbeat.it

E si, vino e musica, binomio di cose piacevoli. Oggi ne tento un ardito accostamento.

Ok, prendiamo due tavoli e mettiamoli uno vicino all’altro.
Poi chiamiamo due/tre grossi produttori di vini commerciali, di quelli famosi, che fanno pubblicità in TV per intenderci. Facciamoci dare alcuni loro prodotti e mettiamoli sul primo tavolo. Poi chiamiamo dieci produttori di vini genuini, locali, ma assolutamente sconosciuti alla massa. Ci facciamo dare una bottiglia a testa disponendole sull’altro tavolo in modo tale da avere dieci bottiglie su ogni tavolo. Togliamo tutte le etichette e passiamo all’assaggio. Secondo voi, sbornia a parte, i vini migliori saranno sul tavolo commerciale o sull’altro? Saremmo influenzati dalla marca o solo dal gusto? Eh… Fin troppo facile rispondere, non credo ci sarebbe storia.

Ora passiamo alla musica e proviamo a pensare ad un esperimento analogo. Per prima cosa non dobbiamo chiamare nessuno ne simulare nulla, perché l’esempio di esperimento precedente è cosa che viviamo inconsapevolmente ogni giorno. Nella musica abbiamo due/tre potenze dominanti formate da TV, major e network radio. Costoro, attraverso i meccanismi che tutti conosciamo, ci propinano un esiguo manipolo di artisti. I brani di questi ultimi sono composti ed arrangiati da un ristrettissimo numero di persone, quando non da loro stessi. Sempre i soliti, nessun ricambio, varietà zero, al punto tale che non di rado confondiamo un artista con l’altro. Questi personaggi sono programmati sempre ed ovunque, in TV e nella radio più importanti. Sempre e solo loro, non altri.

Dall’altra parte abbiamo centinaia di produttori ed artisti assolutamente “non famosi”, che non hanno accesso a nessun media maggiore. Ed abbiamo anche tanta, tantissima varietà. Ma davvero c’è qualcuno che può credere che la musica migliore sia quella del primo gruppo? La stessa matematica inchioderebbe al contrario.

Eppure la massa se ne frega di questi ‘non famosi’. Anzi, qualcuno persino li sbeffeggia secondo il principio che “se non sei famoso non vali niente”. I Talent poi li usano e li triturano a piacimento: ora ci sei, mi fai gioco, mi servi, sei forte. Fra cinque minuti ti elimino e non vali più nulla. Cinque minuti prima sei forte e cinque dopo sei un brocco. Una magia televisiva.

Se mettiamo insieme il vino e la musica ne viene però fuori che, mentre nell’ esempio dei vini sappiamo che c’è tantissima gente che va alla ricerca del “secondo tavolo” (ossia quello dei non famosi), nella musica ci si accontenta praticamente sempre e solo dei prodotti del “primo tavolo”. Ossia dei prodotti famosi. Ma famoso significa anche buono/bravo? Io qui mi fermo.

Ho letto tante discussioni sui social con gente che asserisce convinta che “non ci sono più gli artisti di una volta” o che “non ci sono più i pezzi di una volta”. Certo, se senti quello che ti passa il convento radiotelevisivo è indubbiamente vero. La cosa incomprensibile è che uno possa davvero credere che sia così. La gente brava c’è sempre, in ogni epoca e, guarda un po’, anche nella nostra. Ma allora non sarà mica che la verità è che “ti fanno ascoltare solo ciò che vogliono loro”? Si, si…. Statene certi, è proprio così.

Non è complicato: per dieci prodotti commerciali e famosi passati in televisione ce ne sono mille non famosi che escono. Come possono i pezzi migliori stare davvero fra quei dieci? Infatti non stanno li.

Nella musica bisognerebbe imparare a fare come per il vino e per le cose genuine. Non permettiamo che chi ha in mano i meccanismi pensi che noi siamo fogne cui dare in pasto tutto. Cerchiamo di volerci bene. Perché se non ci vogliamo bene noi, per primi, come possiamo pensare che siano altri a farlo? Non stanchiamoci quindi mai di cercare, analizzare e capire. Andiamo sempre alla ricerca di prodotti buoni. Ma non solo nella musica, facciamolo per tutto. Il nostro essere, nella sua interezza, non potrà altro che ringraziarci; ed anche la nostra società, grazie al nostro piccolo contributo, sarà migliore.

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