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sabato, Luglio 11, 2020

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PERCHE’ IN RADIO PASSANO SEMPRE GLI STESSI? VEDIAMOCI CHIARO

Voto Autore

di Mariafrancesca Mary Troisi

Succede che qualche giorno fa leggo un post di un’artista che non ha di certo bisogno di presentazioni – Tosca – denunciare che il suo ultimo lavoro, “Il suono della voce”, uscito a fine settembre 2014 (contenente anche il bellissimo pezzo scritto da Ivano Fossati, “Il suono della voce”, che dà il titolo all’album), non ha trovato spazio in radio.

Tosca a sua volta parlava del “no” ricevuto dalle radio, agganciandosi a un altro post, quello di Domenico Caravano, (Mimì per tutti), uno dei componenti del gruppo salernitano “Neri per Caso”, che hanno da poco pubblicato il loro nuovo album, NPC 2.0, uscito il 22 gennaio, anticipato dal singolo Make Love, che come l’album di Tosca non sarà trasmesso da nessun network.

Possibile (Vi starete chiedendo)? Quando in radio passa il primo tizio uscito da un talent, che magari non l’ha neanche vinto (e non vuole essere dispregiativo, perché dai talent escono tanti ragazzi di talento)? Possibile che un gruppo come quello salernitano, che proprio proprio sconosciuti non sono, e un’artista del calibro di Tosca, che canta come primo singolo un brano scritto da Fossati, non trovino spazio in radio?

Invece è la realtà. La solita “scusa” avvalorata dai network è che il prodotto non “funziona”, non rientra nei target della radio.
Ma è davvero questo il motivo per cui questi lavori non li abbiamo sentiti e mai li sentiremo?

O piuttosto c’è un conflitto d’interessi evidente? Quando la radio diventa “produttore” anche dell’artista – e quindi del brano – che verrà trasmesso, quando la Radio detiene le edizioni (vedi ad esempio Baraonda Edizioni) di quello che trasmette, è chiaro che si “gioca in casa”. E’ sempre meglio usare le proprie edizioni che pagare quelle degli altri. La cara “triade” del potere radiofonico italiano (il cartello formato da Radio Italia, Radio Dimensione Suono e soprattutto RTL 102.5) insegna l’arte del monopolio!

Per cui è chiaro che alla radio interessa far passare quel pezzo, tante volte, finché non ci entrerà nella testa, a mò di lavaggio del cervello, per convincerci che quello è il meglio possibile. Che la canzone è da strapparsi i capelli (sì, ma dall’indignazione!). Ovvio che ci sono anche delle eccezioni relative ad “accordi/favori” che si creano tra talune case discografiche e radio.

Non voglio fare di tutta l’erba un fascio e demonizzare i brani che passano nei network. C’è qualità, certo. Ma tra un pezzo di qualità e l’altro, viene subdolamente e “sottilmente” intrufolato un pezzo che anche se all’inizio non ci dice nulla, finirà per piacerci.
Anche perché, diciamocelo, noi abbiamo quell’assurda convinzione che quello che passa in radio (o in tv) sia di sicuro successo e valore.

Siamo anestetizzati e non ci accorgiamo che non stiamo scegliendo nulla. Stiamo subendo.

E se artisti come loro si trovano in difficoltà, cosa possono fare i cantanti emergenti che non passano per i talent e che non hanno alcuna visibilità (Vi ricordate l’articolo sui talent?)!?

Soccombere? O pagare (già pagare!) per far passare il loro pezzo?Quest’uso diffuso di far pagare non si limita ovviamente ai network, ma include anche alcune (non tutte per fortuna) piccole radio.
Forse il primo passo da fare è quello di prendere coscienza di quello che succede.

E non è mica una novità quello che succede nelle radio (Alcuni la definirebbero senza mezzi termini mafia radiofonica).
Non è una novità dicevo, perché ben NOVE anni fa, Gianni Togni denunciava già il sistema radio.
Stavamo tutti dormendo evidentemente, perché nessuno gli ha dato retta. E ora paghiamo lo scotto, tutti.
E questo scotto non si lenisce con un po’ di ghiaccio in più.

Stiamo subendo, consapevoli di subire. Ma almeno possiamo farlo sapere che non siamo fessi!

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