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Il vero business della musica è quello dei Live

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di Victor Venturelli

Quando i numeri iniziano a girare, quando gli sforzi sono ripagati e le soddisfazioni iniziano ad arrivare tutto è più bello.

A trovare giovamento nel panorama musicale odierno però non sono, come si potrebbe pensare, discografici e produttori bensì le grandi multinazionali che, al passo coi tempi, ripiegano energie, risorse ed investimenti nella realizzazione di eventi, festival e concerti ad alto contenuto spettacolare.

Vendere un cd oggi è un rischio; forse troppo dispendioso in fatto di tempo e risorse economiche e, a causa delle ormai sempre più presenti piattaforme streaming, risulta pressoché sterile in fatto di guadagni. I profitti arrivano invece dalle numerose esibizioni live, dai sempre maggiori concerti sul nostro territorio e all’estero.

Ma chi è che ne gestisce l’organizzazione? Chi ha il vero monopolio della musica?
Ad avere il dominio nella nostra nazione è l’estensione dell’azienda americana Live Nation; una vera industria dell’intrattenimento capace di raggiungere ricavati record e gestire tutto ciò che rende possibile un concerto: dalla pubblicità al brand, dalla pura fase imprenditoriale e marketing del lavoro alla direzione artistica vera e propria fino ad arrivare addirittura alla vendita del singolo biglietto.

Insomma un agglomerato unico che comprende tutte quelle distinte fasi che una volta svolgevano un ruolo a sé stante; efficienza, produttività, incasso, queste le regole base che queste grandi multinazionali si sono imposte.
Ecco perchè il classico produttore discografico ha iniziato a correre ai ripari, accompagnando l’artista in un vero e proprio percorso dalle fasi di registrazione fino alle tanto redditizie performance live consolidando o creando dal principio un connubio con il proprio musicista.

Se da una parte vi è chi trova un grande profitto, come l’artista stesso che può essere benissimo soggetto a cachet cospicui da parte di queste nuove grandi compagnie dell’intrattenimento oppure suonare in luoghi ambiti e suggestivi, dall’altra vi è il consumatore, il fan accanito o il semplice individuo che vuole prendere parte ad una serata diversa e decide di comprare un biglietto. E che biglietto!

I costi inevitabilmente sono aumentati, a volte sono giustificati (costi di gestione), altre volte invece sono frutto di chiara ed evidente speculazione.
Nonostante ciò è vero che gli incassi continuano a crescere, nonostante la crisi, portandosi a quota 221,3 milioni, trainati da un “popolo” di 6,1 milioni di spettatori (+5,1%) il che fa pensare a quanto la musica sia linfa vitale nel settore dell’intrattenimento e, forse, spendere tanto per i grandi nomi non è poi cosi tanto male, perchè la portata spettacolare dell’evento a cui si sta per assistere è garantita.

Che dire, la musica segue il corso del tempo, e lo fa non solo dal punto di vista dei generi ma anche dal punto di vista commerciale ed ideologico; da musica come segno di protesta contro politiche e situazioni sociali avverse a vera e propria mercificazione del prodotto artistico finale.

Forse è sbagliata l’etica che sta a monte, forse non condividiamo i prezzi, è vero anche che però le cifre parlano chiaro, la gente non smette di andare a concerti e spettacoli.
La dura legge del mercato chiama produttori e multinazionali a questo tipo di investimenti e, forse, da parte del pubblico è necessaria una larghezza di vedute ulteriore e assecondare il proprio gusto musicale, senza privarsi di momenti unici, suggestivi e particolari come può essere un’esibizione live.

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Victor Venturelli
Sono Victor Venturelli, studente iscritto alla Facoltà di lettere Moderne all'Università Statale di Milano. Da sempre appassionato di Cinema, Musica e Arte cercherò di dare un contributo a FMD

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