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Forse non lo sapevate: Ancora

Voto Autore

di Gianfranco Giacomo D’Amato

Claudio Mattone è uno dei principali compositori della musica italiana.

Ha sfornato successi su successi per decenni e tuttora continua la sua carriera speciale. Veramente speciale fu un incontro che Claudio ebbe nel 1979, un periodo non facile per autori e compositori che si trovarono a dover convivere con l’affermarsi dei cantautori. Da quell’incontro nacque una delle più belle canzoni mai scritte in Italia.

Arrivò da Claudio un ragazzo tutto capelli e barba. Si vedevano solo gli occhiali. Era timidissimo e non parlava, c’era un suo amico che parlava per lui. Era stato alla RCA a proporsi come interprete ma senza successo e quindi era andato a bussare alla porta del celebre compositore Mattone, che aveva lo studio proprio accanto alla RCA. Il ragazzo cantò qualche brano e colpì subito Claudio. Era Eduardo De Crescenzo.

Claudio non aveva delle canzoni nel cassetto e decise di scrivere dei brani appositamente per lui. Tra questi un capolavoro assoluto: Ancora. Claudio pensò al personaggio De Crescenzo e si mise alla ricerca di un brano adatto proprio a lui. Trovò la canzone così, semplicemente navigando tra le note del suo pianoforte. Il provino venne inciso senza testo, solo con i vocalizzi di Eduardo e la musica. Era solo un provino, ma bastò a percepire in modo netto che ci si trovava di fronte a qualcosa di raro.

Il testo lo scrisse Franco Migliacci. Ora, tutti sappiamo che quella canzone parla della dolorosa fine di una storia, con il protagonista che si strugge al pensiero di quello che è stato. Sembra quindi logico pensare che “E’ notte alta e sono sveglio” sia un verso ispirato da un’esperienza analoga, da una delusione d’amore dell’autore o di qualcuno che conosceva. E invece no. Nemmeno lontanamente!
La realtà è sempre più fantastica della fantasia…

Ecco come andò. Renato Zero, ancora giovane e sconosciuto, si era messo alle calcagna di Franco Migliacci, il celebre autore del testo di “Nel blu dipinto di blu” e di tanti altri successi, tra cui tutte le canzoni di Morandi di cui era stato talent scout. Renato era riuscito a convincere Franco a produrlo e quindi frequentava regolarmente casa Migliacci. Eccentrico fin da allora, si muoveva per Roma con un nutrito seguito di amici. Una sera era da Franco con il suo entourage.

I due lavoravano ad una canzone quando Franco vide uno dei tanti sconosciuti che c’erano in casa in quel momento che apriva la porta di ingresso, la richiudeva, la riapriva, si chinava per guardare la serratura di fronte e di lato. Una vera e propria ispezione dettagliata. Franco si allarmò e chiese subito al cantante: “Scusa Renato, ma quello è amico tuo? Lo conosci?“. E l’altro: “Mai visto. Me s’è accodato…“. La questione si chiuse lì. Per inciso, Franco mi ha raccontato questa storia a casa sua, proprio nel punto in cui si trovava con Renato Zero quando i fatti erano avvenuti.

A un certo punto si è alzato, è andato alla porta di ingresso e ha ripetuto i gesti del “conoscente” di Renato di oltre trent’anni prima. Una scena imperdibile. Bene. La cosa finì lì. Un paio di settimane dopo il colpo di scena. Franco una sera tornò a casa con la moglie da una cena al ristorante e trovò diverse macchine dei carabinieri davanti alla sua villa. La porta della sua villa era stata scassinata e la casa svaligiata.

Nel racconto Franco ci ha tenuto a sottolineare che non ha nessun elemento concreto per collegare i due fatti accaduti a distanza di pochi giorni, ma che il dubbio è sempre rimasto. Quella sera quindi i carabinieri erano all’opera per effettuare tutti i rilievi, e in casa, con la porta fuori uso, non si poteva pernottare.

Consigliarono quindi a Franco e alla moglie di andare in albergo. Comprensibilmente quella notte Franco era piuttosto nervoso e non riusciva a prendere sonno. Ma che fa un grande autore, in qualunque frangente ? Converte le sue emozioni in canzoni! Una capacità per la quale non si studia, per la quale ci vuole solo il DNA.

Così Franco, nerissimo per l’accaduto, comincia a scrivere: “E’ notte alta e sono sveglio…“. Poi, dall’arrabbiatura della sera, ricordando che c’era da scrivere il testo sulla musica di Claudio Mattone per De Crescenzo, la storia prese tutta un’altra piega, quella della canzone che conoscono milioni di italiani. A volte i capolavori nascono per caso…

Andò così.

Il capolavoro era pronto. Non solo: che fosse un capolavoro era chiaro a tutti. Ma Eduardo De Crescenzo non aveva “le physique du role” del cantante in voga in quel periodo e portare Ancora a Sanremo (incredibile a dirsi – e viene da ridere a pensare a quello che ci arriva oggi) fu un’impresa. Il patron del Festival era Gianni Ravera e pur essendo un uomo di grande intuito musicale, fece sudare sette camicie a Claudio Mattone. Ma Claudio, produttore di De Crescenzo oltre che autore, alla fine fortunatamente riuscì a spuntarla.

“Ancora” partecipò al Festival nel 1981, arrivò in finale e vinse il premio della critica. Ma un episodio è rimasto memorabile nella storia del Festival, tanto che, oltre che dai protagonisti, mi è stato raccontato anche da Dario Baldan Bembo, che partecipava a quell’edizione del Festival con “Tu cosa fai stasera” e che lo ricorda appunto come un fatto assolutamente fuori dal comune.

Nel corso delle prove, alla presenza degli addetti ai lavori, c’è generalmente parecchia confusione. Ognuno è concentrato sul proprio brano in mezzo ad un via vai di gente che si prepara per la kermesse. Ad un certo punto Eduardo sale sul palco per cantare. Dopo pochi secondi nella sala cala un silenzio irreale, tutti si bloccano e restano con gli occhi incollati su questo cantante sconosciuto, stregati dalla sua voce e dal pezzo. Alla fine dell’esecuzione si alzano tutti in piedi per un tripudio di applausi.

Sono tutti del mestiere, colleghi, concorrenti nella stessa gara, tecnici. Non sono fan entusiasti. Loretta Goggi urla: “Bravo!”. Molti chiedono: “Bis!”. Alle prove ! Così una coppia di autori storici ed un interprete eccezionale consegnarono alla storia della nostra musica una delle canzoni più belle, una di quelle che ascolteremo “ancora” per molto, molto tempo.

P.S. Non ho incluso in questo breve articolo l’escamotage che Franco e Claudio misero a punto per costringere Ravera ad accettare De Crescenzo al Festival. Lo trovate nel libro. Mica posso scrivere proprio tutto…

Da: “Mi ritornano in mente”, prefazione di Mara Maionchi, Zona Editrice

 

 


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