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SALE LA FEBBRE PER FIORELLO

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di Brunella Vedani

Certo, le sei date torinesi del suo spettacolo sono andate esaurite in pochissimo tempo.

Ma la febbre alla quale mi riferisco nel titolo, è la temperatura poco incoraggiante che leggo sul mio termometro prima di partire per il Teatro Colosseo di Torino, sede dello show più atteso dell’anno, “L’Ora del Rosario“, del fuoriclasse assoluto del divertimento Rosario Fiorello, intrattenitore irresistibile e trasversalmente e universalmente amato.

Mi imbottisco di paracetamolo, infilo il rosario in borsa (quello che mi ha portato la zia da San Giovanni Rotondo – proviamo anche con Dio non si sa mai) e parto, carica di aspettative e di confezioni di fazzolettini di carta per tenere a bada il rhinovirus.

Il mio posto è in 5^ fila  (grazie a Chiara dell’Ufficio Stampa di Fiorello, professionista gentile ed efficiente: il successo di uno show dipende anche da chi lavora alacremente dietro le quinte), seduto davanti a me il Sindaco della Città Piero Fassino, uomo alto e longilineo ma talmente sottile che riesco a vedere il palco attraverso.

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L’attesa è palpabile, il teatro gremito e lui, con un solo quarto d’ora accademico di ritardo per permettere a tutti di prendere posto, si palesa vestito da prete in mezzo alla platea, accompagnato dal fedele maestro “chierichettoEnrico Cremonesi e dà il via a due ore e mezza filate (senza intervalli) di battute esilaranti, canzoni, imitazioni, duetti virtuali (con gli evergreen Mina e Tony Renis) e gags con il pubblico delle prime file.

Il travestimento da prete gli permette di fare dei “predicozzi” sull’uso eccessivo degli smartphone, sulla mania di fare selfie e sulla dilagante moda del veganesimo.

Poi inizia lo spettacolo vero e proprio, con la consueta capacità empatica di relazionarsi con il pubblico, con il suo “prendere in giro” tic e difetti dei cantanti italiani (Orietta Berti che canta Vasco, Tiziano Ferro che intona “Sei forte papà” di Gianni Morandi, l’imitazione multipla di Vasco, Zucchero, Ramazzotti, Ligabue e Venditti, tutti e cinque insieme, a dar vita ad uno strano ed esilarante personaggio che racchiude le peculiarità di ognuno), senza mai cadere nel volgare o nell’offensivo, ma con sguardo quasi affettuoso e bonario.

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La grande capacità di Fiorello è quella di inanellare battute divertenti come se le avesse appena partorite, di far risultare improvvisato ciò che sicuramente è stato testato, provato e riprovato con maniaca professionalità.

Fior fiore (e scusate il calembour) di autori lavora ai testi di uno spettacolo come questo (Francesco Bozzi, Claudio Fois, Piero Guerrera, Pierluigi Montebelli e Federico Taddia – La regia è di Giampiero Solari)  e, dietro le quinte, osservano con attenzione le reazioni del pubblico ad ogni battuta, per eventualmente fare delle modifiche in corso d’opera.

Si instaura così un simpatico gioco tra gli autori e Fiorello che, invece, scommette di far ridere di più il pubblico con le battute più semplici ed immediate  (“Ccchiù grande è la minchiata, cchiù grossa è la risata“).

Oltre agli spunti che gli ha offerto la città di Torino (Fassino, la Fiat, i gianduiotti, la “bagna cauda“, la sua pseudo ex fidanzata torinese ed il suo essere “terrone” al Nord), Fiorello si lancia in travolgenti gag sulla differenza tra la vecchia Moka e la moderna macchinetta per fare il caffè (con quei nomi improbabili di cialde), intona una sequenza di canzoni “ridimensionate” (“Sei bellissima” diventa un più realistico “Sei passabile“) e invita ad affrontare le cose mantenendo un profilo più basso.

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Prende in giro i cantanti lirici mettendo loro in bocca parolacce che tanto il pubblico faticherà a capire, ci suggerisce cosa fare quando lui non ci sarà più (No agli applausi in chiesa, No ai RIP sui social, No allo speciale Porta a Porta con il plastico di lui agonizzante), fa dell’ironia su se stesso e del suo essere ormai un più che cinquantenne che, a detta sua, anche se figo, con tanti capelli e una prostatina piccolissima, comincia a soffrire d’insonnia e a patire altri acciacchi dell’età.

Il top, per quanto mi riguarda, lo raggiunge con l’imitazione di  Eugenio Bennato, cantautore schivo e interprete della musica folk dai testi socialmente  impegnati, alle prese con un personaggio del pubblico che continua insistentemente a chiedergli di suonare “Viva la mamma” del fratello Edoardo.

Chiuderà lo spettacolo una bella clip girata dallo stesso Fiorello in piazza San Carlo a Torino, con la folla che lo accerchia per fare le foto di rito e per rubare qualche abbraccio affettuoso (perfino un autografo, di quelli che si usavano prima dell’avvento degli smartphone).

Crediti Foto: Brunella Vedani
Crediti Foto: Brunella Vedani

 

Saluti finali con Fiore che indossa una tee shirt nera con la scritta “Grazie TORINO!” e il pubblico che esce dalla sala con gli occhi luminosi e sorridenti, a ripetersi le battute più divertenti e a confermare ancora una volta il grande talento comunicativo dello showman siciliano.

Grazie a te, Fiore: due ore di sano divertimento, in mezzo alle intemperie che stiamo attraversando, non possono che essere sollievo balsamico alla nostra quotidianità. E al mio raffreddore conclamato.

Commento su Faremusic.it

2 COMMENTS

  1. Ciao Purosangue, hai visto lo spettacolo? Ti è piaciuto? ( p.s. Qualche battuta gli viene naturale e spontanea, sicuramente, ma ti assicuro che dietro c’è un lavoro di autori da paura. )

  2. battute esilaranti come se gli fossero venute di getto……ma e’ cosi’…………..gli vengono proprio naturalalmente a ripetizione……………poi le scrive e le ripete….ma gli vengono spontanee e di getto……….comico naif nato …………eccezionale…il migliore.

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