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L’AUDITEL VA IN TILT. PROBLEMI CON IL SISTEMA DI RIVELAZIONE DATI ASCOLTO – 15 GIORNI DI STOP

Voto Autore

di Mela Giannini

E’ andato in crash il sistema dell’Auditel che rileva gli ascolti Tv e il Consiglio di Amministrazione della Società – formato da rappresentanti della Rai, Mediaset, La7, Sky, Unicom, Discovery, Confindustria Radio Tv, Assap e l’UPA/Utenti pubblicità associati – ha deciso di non diffondere pubblicamente, almeno per 15 giorni – tranne che alle emittenti – i dati di ascolto. Ma Mediaset avverte, NON oltre i 15 giorni, pena decisione del l’azienda del biscione di cercare altre alternative ad Auditel.

A spingere per questo stop – durante i quali si deve trovare alternative più trasparenti sulla fornitura dei dati d’ascolto – è stata soprattutto l’UPA, l’associazione dei grandi investitori in pubblicità, che, nello specifico, sono i soggetti più interessati e importanti nel settore e che in Auditel, da statuto, sono soggetti super partes e di garanzia.

Ma cosa è successo? Brevemente spieghiamo gli eventi.

Tutto è partito dal Corriere della Sera che, il 9 Ottobre, in un articolo – che indicava l’accaduto come un “Audigate – riportava, testualmente, di “un baco nel software” che rileva i dati di ascolto dell’Auditel, che avrebbe di conseguenza poi permesso di diffondere, mediante posta elettronica, dati – che dovrebbero essere segreti – a diverse “famiglie-campione” che formano il “PANEL” di rilevamento dati. Nelle mail arrivate alle famiglie erano in “chiaro”, visibili, alcuni loro nomi (i nomi delle famiglie del PANEL…ossia le famiglie-campione) e i loro indirizzi e-mail, nomi e indirizzi che per regolamento dovrebbero ASSOLUTAMENTE rimanere anonimi.

Subito dopo l’articolo del Corriere della Sera, l’Auditel ha precisato che non si trattava di un “baco nel software” e che non erano stati alterati i dati di ascolto, ma è stato, e riportiamo testualmente quando scritto nella nota ufficiale: “un errore nell’invio della posta elettronica ad alcune famiglie del campione di cui sono stati resi noti gli indirizzi email”.

Praticamente è stata rivelata l’identità (che dovrebbe essere ovviamente top secret) di alcune delle 5.600 famiglie del “PANEL” da cui poi si traggono i dati degli ascolti.
L’Auditel, inoltre, ha puntato il dito verso un suo fornitore, la Nielsen, precisando che il tutto è successo l’1 Ottobre, e che è stata quest’ultima ad inviare le mail con dei dati che non dovevano essere riportati. Intanto la stessa Nielsen ha avviato un’indagine interna sui suoi sistemi, per determinare l’entità di quanto successo e identificare quali potrebbero essere le anomalie. Inoltre, sempre nella nota ufficiale, l’Auditel ha aggiunto che “continuerà a condurre specifiche analisi nel corso dei prossimi mesi per identificare immediatamente eventuali irregolarità. Nielsen continua a impegnarsi per tutelare la privacy dei suoi panelisti, dei consumatori e dei suoi clienti in Italia e nei 106 mercati in cui opera. Nielsen sta lavorando insieme ad Auditel per gestire al meglio gli sviluppi della situazione”.

La “gravità” di questa fuga di notizie del “PANEL” è tale perchè da quest’ultimo, sin dagli anni ’80 (momento in cui è nata l’Auditel), dipendono gli investimenti pubblicitari sui canali televisivi, che si aggirano intorno ai 4 miliardi di Euro. Dopo questa vicenda, il cda Auditel ha deciso di sostituire completamente l’attuale PANEL, e non solo. Il nuovo PANEL sarà anche ampliato e da 5.600 famiglie, si passerà a 15.600 famiglie -campione.

Inoltre, tornando all’articolo che ha fatto scoppiare il caso, quello Corriere della Sera, ci sono da rilevare altri elementi interessanti legati all’argomento in oggetto. Il Corriere, di sua iniziativa, ha contattato una delle famiglie del PANEL e quest’ultima ha addirittura detto che nessuno aveva loro consegnato ancora il telecomando per comunicare alla società Auditel il numero di spettatori davanti allo TV, nonostante i tecnici avessero montato il “meter“, il dispositivo di rilevazione collegato sia al decoder Sky che alla TV.

Inoltre il Corriere ha fatto una riflessione importante, legata al fatto che i “tecnici” in questione fanno le installazioni in orari e in giorni in cui la gente lavora e non è a casa, dal lunedì al venerdì in orari d’ufficio. Per cui, potrebbe essere che non tutte le famiglie indicate nel PANEL hanno il dispositivo di rilevamento a casa, e questo è un elemento che potrebbe, di fatto, condizionare la rilevazione, il tipo di pubblico coinvolto e il numero di spettatori. Quindi, è plausibile pensare, se la riflessione del Corriere fosse giusta, che i dati Auditel siano in realtà una “stima approssimativa”, soprattutto se si aggiunge, al tutto, la possibilità che ci siano altre famiglie, inserite nel PANEL, come quella contattata dal Corriere, ossia NON in possesso dei specifici telecomandi.

E in merito a ciò Auditel ha annunciato che, alla formulazione del nuovo gruppo per la rilevazione, farà degli approfondimenti, e citiamo testualmente la nota ufficiale, “con il proprio comitato tecnico tutti gli aspetti metodologici con un’accurata serie di verifiche a tutela dell’impegno di trasparenza e affidabilità”.

Ce la faranno i nostri a dare davvero dei dati di ascolto “REALI” e scevri da dubbio relativi a una qualsivoglia contaminazione?
Ai posteri l’ardua sentenza e agli inserzionisti pubblicitari…buona fortuna!

 

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