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Ivan Cattaneo, 40 anni di carriera e un album tributo. INTERVISTA

Voto Autore

di Athos Enrile

In occasione del quarantennale di carriera di Ivan Cattaneo  è uscito ad agosto su tutte le piattaforme digitali, e il 25 settembre nei negozi, un doppio album intitolato   ‘UN TIPO ATIPICO #tributoivancattaneo’, pubblicato dalla  neonata etichetta SOTER e distribuito da Believe Digital.

L’obiettivo: “realizzare un Cd in cui circa una ventina di artisti italiani interpretino ciascuno nel suo stile brani del periodo cantautorale di Ivan. Lo scopo è quello di rivalutare e dare il meritato risalto alla figura del cantautore Ivan Cattaneo, ingiustamente offuscata dalla notorietà e dal successo raggiunti durante il periodo delle cover di brani degli anni ’60, cliché purtroppo rimastogli appiccicato addosso per troppo tempo, fin dagli anni ’80.” (Gianni Leone)

Alla realizzazione di questo inedito e bellissimo tributo ad Ivan Cattaneo, hanno partecipato con entusiasmo molti musicisti ed interpreti del calibro di Garbo, Gianni Leone del Balletto di bronzo, Luca Urbani, Banda Osiris, Montefiori Cocktail, Alberto Stylòo, Alessandro Orlando Graziano, Giovanni Block, Susanna Parigi, Andrea Zuppini, Egokid, Dario Faini, Pennelli di Vermeer, Roby Rossini, Naif Herin, Diana Tejera, H.E.R., Roulette Cinese, Allerija, Ottodix, Claudio Milano, Ensonika, Helena Velena, Stefano Pais, Vidra + Masi, Porfirio Rubirosa, Steetycats, Gerardo Konte & The Nine Tears, Hueco e gli Elektroshock feat. Luxfero (questi ultimi riformatisi per l’occasione).

Il progetto è stato ideato e prodotto da Salvatore De Falco, collaboratore delle testate RAROPIU’ e MUSICAL NEWS, ed è stato anticipato da un singolo digitale che contiene FORMICA D’ESTATE  interpretata da Naif Herin PUPA interpretata da Roby Rossini, già disponibile su tutti gli store digitali.

Parte del ricavato dalle vendite sarà destinata ai progetti di Amnesty International, di cui ricorre il quarantennale di attività in Italia.

[youtube id=”M_eqSJA9mj8″]

 

Ho chiacchierato con Ivan…

Vorrei partire dall’ultimo atto, quello che mi pare sia stata per te una piacevole sorpresa, l’album tributo in cui numerosi artisti reinterpretano il tuo periodo cantautorale: me ne parli?
E’ stata una sorpresa folgorante, e dalla doppia azione: primo perché si fa un tributo, e questo è scontato, ma la seconda constatazione è che si tratta di un tributo a canzoni “celate”, cioè un tributo al lato oscuro, nascosto e sottovalutato per 40 anni di un artista che ha avuto un clamoroso successo ma, purtroppo, solo come interprete leggero, troppo leggero purtroppo! E la mia grande amarezza è il non essere stato capito mai abbastanza, anzi, travisato, anzi, straudito e valorizzato solo per giochi revival, carini sì, piacevoli anche, ma non totalmente esplicativi del mio mondo più da artista sperimentale.
Dico semplicemente grazie a tutti questi ragazzi che mi hanno risvegliato e accarezzato il cuore con le loro bellissime reinterpretazioni. Ma grazie soprattutto ad un giovane discografico, Salvatore De Falco, artefice, maestro di cerimonia e agglomerante di tutti questi artisti.

Tra i tanti che ti hanno voluto omaggiare c’è qualcuno che… non ti saresti aspettato?
Montefiori Cocktell, Garbo, Dust che adoro, ma un po’ tutti quanti, anche perché la maggior parte di questi non li conosco personalmente.

Correggimi se sbaglio, ma mi pare che il primo obiettivo sia stato quello di rivalutare la tua storia precedente al periodo delle cover anni ’60, sicuramente fatta di successo e notorietà, ma forse non rappresentativa in toto del tuo modo di essere artista… è corretto?
Sì, infatti come ti dicevo il mio trascorso è trasversale: nasco come cantautore negli anni ’70, a ho successo negli anni ’80 con i pezzi degli anni ’60, quindi totalmente trasversale, atipico davvero e alienato, nel senso che, in questo atipico mondo, è venuta a nascondersi la vera motivazione musicale per cui Ivan Cattaneo ara nato. Mi ha fatto piacere il successo come interprete, naturalmente, ma penso che si sia ancora una parte di me, quella più vera, che la massa ancora non concosce.

La tua visione delle arti è stata sorprendentemente in anticipo rispetto alle comuni conoscenze, e di fatto L’ARTE TOTALE di cui sei stato promotore a fine anni ’70 è, a mio giudizio, lo scopo della musica, quell’azione sinestetica che ci consente di attivare ogni nostro senso sollecitati da eventi magici uniti tra loro: da dove ti arrivava tanta … precocità e chiara visione delle cose?
Nascendo da Liceo Artistico ed essendo ancor prima che musicista un pittore, sentivodi dover riunire questi linguaggi, e per provocazione aggiungerne gli altri tre rimanenti, quindi… QUINDI TATTOUDITOVISTAOLFATTOGUSTO, i 5 sensi. Nacque nel 1977 la TUVOG ART, un tentativo primitivo, e in anticipo di 20 anni, della multimedialità. Nanni Ricordi, mio scopritore e scopritore di tutti i cantautori, voleva creare il CANTA-PITTORE!

Hai avuto l’opportunità di vivere la swinging London: che segni ti ha lasciato? Cosa significava vivere i fervori londinesi di inizio anni ’70?
Vivere a Londra nel ‘71/’72 significava cambiare totalmente la propria vita e darle tutto quel coraggio di cui aveva bisogno per emancipare nella lotta personale, estetica e politica il proprio bisogno di essere altro, diverso dai modelli troppo antiquati che nella società di allora persistevano, soprattutto in Italia.

Esiste nella tua storia artistica un momento di piena soddisfazione, qualcosa che ti ripaga delle amarezze che tutti noi, prima o poi, troviamo sul percorso di vita?
La domanda che mi pongo è… perché ho voluto fare il cantautore? Per diventare famoso? No, quella era solo una conseguenza. Il nocciolo, l cuore di tutto è che amo mettermi lì con la chitarra, con la tastiera, col campionatore, con matita e penna e creare, canzoni, e magari video e quadri che le accompagnino, quella è la sola cosa che mi fa esistere! Infatti, pur non divulgandole ho scritto sino ad oggi circa 600 canzoni nuove. Un sacco di cantanti mi chiedono pezzi, ma sono quasi geloso e non cedo nulla.
Solo qualche volta, a Patty Pravo o Al Bano e pochi altri.

Sei interprete, autore, musicista, attore e chissà cos’altro ancora, ma… esiste un ruolo che ami maggiormente rispetto agli altri?
Il ruolo principale è creare, scrivere canzoni e dipingere, il resto è vetrina, esposizione, partecipazione, coinvolgimento, a il cuore è nel creare!

Che giudizio ti senti di dare dello stato attuale della musica in Italia?
La musica italiana è orfana delle vendite ormai inesistenti, delle case discografiche che non esistono più e dei grandi produttori di una volta… Nanni Ricordi, Ennio Melis e pochissimi altri. E a livello mondiale persiste una deviazione/diseducazione diffusa dalla TV e da tutti i talent, per cui arte è il cantare… ma cantare bene non è assolutamente un’arte! E’ piacevole, è un buon conduttore di emozioni, ma non è arte; gli artisti veri sono quelli che inventano, che creano qualcosa di nuovo, e anche un cantante, ma solo se improvvisa e crea di suo, vedi la voce nel jazz. Insomma, avere una bella voce è importante, ma è un dono di natura, non si dice così? E in ultima analisi allora è come avere un bel nasino e un bel culo… ma se non ci aggiungi la creazione la voce rimane lì e basta!

L’evoluzione tecnologica, di cui hai da sempre usufruito, presenta a tuo giudizio risvolti negativi relativamente al tuo mestiere?
La musica è sempre stata legata all’evoluzione tecnologica; negli anni passati si passava dal clavicembalo al pianoforte e dalla chitarra acustica a quella elettrica e al sintetizzatore: è inutile dirlo, il mezzo ne modificava il linguaggio. Per intenderci, Hendrix con la chitarra acustica non sarebbe stato Hendrix!

 Come ti vedi impegnato se immagini il tuo… futuro prossimo?
Non c’è più il futuro! Per nessuno! Quelli della mia generazione vivevano di futuro, i ragazzi di oggi sono molto più pratici e al massimo, se gli va bene, vivono decentemente il presente. Io sono a cavallo tra queste due concezioni, e in più sono affascinato anche dal vintage, e il futuro lo vedo sempre, letterariamente e cinematograficamente, un po’ volgare, da B movie! Sto lavorando comunque ad un DVD di arte e video racconti -dove ci saranno anche canzoni nuove- e a una grande mostra che ci sarà a Milano dal 10 dicembre al 10 gennaio.

Riguardando indietro, che cosa non rifaresti, o cosa modificheresti delle tue azioni passate?
Oh mio Dio… me lo sono domandato spesso, e tutti gli artisti, anzi, tutti gli umani si pongono questa domanda. Ma è difficile rispondere, poiché se allora avessi avuto la testa di oggi sarei magari stato meno propenso a rischiare, a buttarmi nel vuoto, a sperimentare, magari sbagliando, ma sono tutte cose che, errore o no, mi hanno permesso di costruire la mia strada, fatta di rischi anche sociali -vedi il mio coming out ante litteram 40 anni fa, quando a dirlo in Italia c’eravamo solo io, Paolo Poli, Pasolini e Giovanni Testori. Ma se un errore c’è stato è quello di non essere stato abbastanza stronzo e dire un grande “NO!” a chi mi spingeva a fare cose che ormai non amavo più, vedi dischi revival.

Ultima domanda… piccola piccola… facile facile: Invan Cattaneo è attualmente un uomo felice?
Sono un uomo, e nel mio caso è già molto, ahahaha!



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