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LIGABUE: “CAMPOVOLO 2015”, LA FESTA DEI 150MILA. RECENSIONE

Recensione del grande evento-festa a Campovolo, con 150 mila persone a festeggiare i 25 anni di carriera di Ligabue.

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di Mariafrancesca Mary Troisi

Diciannove settembre 2015, Campovolo (Reggio Emila), il “giorno dei giorni”.
Si festeggiano i 25 anni di carriera del rocker di Correggio, e il suo primo album, “Ligabue”, i 20 anni dal suo secondo album, “Buon compleanno Elvis“, e i 10 anni dal suo primo Campovolo.

Alle 8 del mattino Campovolo è già invasa letteralmente dai fans, riversati nella Liga Street. C’è già aria di festa, e si respira a ogni passo questo clima festoso che contagia chiunque passi di qui, “sempre sulla SUA strada”.

C’è chi si fa un tiro al biliardino, chi si ferma a disegnare, chi va a ricaricare il cellulare (ci sono due aree attrezzate per la ricarica), chi fa la fila per il bagno (so necessità anche queste!), chi mangia un boccone, seduto comodamente sulle varie panche di legno, a mò di picnic, canticchiando tra un boccone di pane e un sorso di birra, le canzoni più disparate tra di loro, passando da “Io vagabondo” all’Inno d’Italia, e finendo con le sigle dei cartoni animati e un “Fatti mandare dalla mamma”.

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C’è chi prende il sole disteso sull’erba (e chi si scotta al sole, come la sottoscritta!), chi fa visita al “Liga Story”, potendo così guardare a mano a mano, le tappe della straordinaria carriera del Liga, chi fa la fila al merchandising ufficiale per comprare il gadget-ricordo, chi è in fila per comprare semplicemente l’acqua (“Date da bere agli assetati”, sarà uno dei sottotitoli della giornata).

La sosta al padiglione delle dediche è quasi “d’obbligo”; qui puoi lasciare il tuo bigliettino, per ricordare a te e a chiunque passi di lì che … “Ci sei anche tu!”

Intorno alle 19 defluiscono quasi tutti verso l’area del concerto, distribuendosi nei vari Pit assegnati.
Il pit del Bar Mario (il fc del Liga) ospita ragazzi che sono lì già da una settimana. Per agguantare la prima fila, questo e altro!

E’ Rtl che trasmette la diretta del pre – concerto, dando così una vaga idea di cosa succeda a Campovolo. Il pubblico è in attesa, già pronto a “urlare contro il cielo”, una a una, tutte le canzoni in scaletta.

Foto Gallery: LIGABUE – CAMPOVOLO 2015 [Fonte Foto Pagina Facebook di Ligabue e di Mariafrancesca Mary Troisi]

 

Ore 20:30, presentazione dei Clandestino, band che accompagnerà il Liga per l’esecuzione di tutto il primo album.
Il pubblico si accende completamente sulle prime note di “Balliamo sul mondo”, scatenandosi assieme al rocker, che incanala uno dopo l’altro i pezzi del primo album, lasciandoci assaporare delle vere e proprie chicche, come “Piccola stella senza cielo”, riproposta come accadeva nel 1990, con un medley di classici rock, “Non è mai tempo per noi”, suonata nella versione originale, country.

Nel presentare “Radio radianti”, che non suonava dal 1990, Liga si prende anche in giro, dicendo: “Questa non me l’avete tanto cagata”, a dimostrazione che chi è “grande” sa anche ironizzare facilmente su se stesso.

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Dopo “Figlio d’un cane”, che “chiude” il primo album, i Clandestino salutano il pubblico, lasciando il posto alla Banda, con cui Luciano suonerà il secondo album.

Si riparte con “Vivo morto o X”, arrivando a “Buon compleanno Elvis”, dove il Liga indossa la giacca di Elvis e gli stivali, proprio come anni fa. Sul palco viene gonfiato il papazzo che ritrae Elvis, come nel tour del ’95, ’96 e ’97.

In “Hai un momento, Dio?”si vedono sullo schermo le immagini del bambino della copertina di “Buon compleanno Elvis”, con un’aureola al posto della corona. “Certe notti” vede i 150mila di Campovolo diventare un grande, unico coro, mentre il Liga continua a cambiarsi d’abito a ogni pezzo, per riproporsi con le stesse giacche indossate all’epoca. “Non voglio fare il fotomodello, state tranquilli”, scherza, prendendosi ancora in giro, nello spiegare il perché si cambi cosi frequentemente, indossando giacche che definire “tamarre” è un eufemismo (ma lo sa anche lui!)

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Ripresenta altri pezzi “che non gli abbiamo tanto cagato” (continua a scherzarci su!) come “Non dovete badare al cantante”, mentre sullo schermo compaiono le recensioni dell’epoca.

Il secondo album si chiude con “Leggero”, (pezzo, lasciatemelo dire, di una bellezza unica), e mentre la Banda saluta il pubblico, si arriva al terzo “set” del concerto. La scaletta qui è una vera e propria sorpresa; vengono eseguiti pezzi dall’ultimo album e pezzi pescati dai vari album del Liga.

Si ricomincia con “C’è sempre una canzone”, brano scritto per Carboni e inserito nell’ultimo album, “Giro del mondo”, “A modo tuo”, suonato live per la prima volta (tra il pubblico c’è anche Elisa, che ha inciso il pezzo originariamente), passando per “Il meglio deve ancora venire”, “Urlando contro il cielo”, “Sono qui per l’amore” (altro pezzo “poco cagato”, dice il Liga), alla fine del quale con Maio – Mario, apre due bottiglie di spumante per festeggiare con il pubblico questi 25 anni di carriera.

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E questi 25 anni di carriera sono stati accompagnati, ricorda il Liga, anche nei momenti più difficili, da una costante: il suo pubblico. Ed è per questo che, citando la Pennetta, promette: “se lei dovesse decidere di ritirarsi dopo i Master, io dopo il mio Campovolo non decido di ritirarmi, perché, e ci tengo che lo sappiate, se io posso contare su di voi, fino a quel momento voi potete contare su di me”.
Un ringraziamento ai fans decisamente sentito, che ritroveremo alla fine del concerto, quando sembra non volere più abbandonare il palco, continuando a stringere mani alle prime file, ancora e ancora.
Questo, permettetemi di dirlo, non è da tutti. Non lo fan tutti.

Buonanotte all’Italia” vede scorrere sullo schermo le immagini dei “volti” di un’Italia da immortalare per sempre, e qui lo scroscio delle mani del pubblico si fa sempre più forte, a ogni volto che passa sullo schermo.
Con “Il giorno di dolore che uno ha”, dove invita il pubblico a buttare fuori tutto quello che ha dentro, quel “dolore” che nemmeno chi è vicino capisce (qui, sulle sue parole, mi sono seriamente emozionata, perché dette con una semplicità contrapposta a un’impetuosità unica) e “Con la scusa del rock ‘n ‘roll”, si chiude il concerto, con la scritta sullo schermo “LIGABUE”, rossa e bianca, che lampeggia.

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Alla fine dell’ultimo pezzo partono i fuochi d’artificio, dai 4 angoli, intorno alle persone.
Ligabue è ancora sul palco con i musicisti, dove ha tenuto botta (come direbbe lui) per quasi 4 ore di fila.

Sembra non voglia più andarsene, continua a ringraziare, salutare. A un certo punto, però, le luci si spengono, inevitabilmente.
“I ragazzi sono (ancora) in giro”, e tornano lentamente verso il parcheggio pullman o macchine.

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Si va alla ricerca della bottiglietta d’acqua perduta, stanchi dalle lunghe ore in piedi, stanchi come non mai, perché Campovolo è un concerto a sé stante, non identificabile con nessun altro…(Immaginatevi, tanto per dire, 150mila persone che camminano tutte insieme verso l’uscita! La stessa!)

Eppure, nonostante tutto, ci si sente ancora …Leggeri …Nel vestito migliore, sulla testa un po’ di sole ed in bocca una canzone …(Quella del Liga!)

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