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Musica e sogni

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di Gianfranco Giacomo D’Amato

Pochi giorni fa ho trascorso una giornata diversa dal solito.
In un bell’agriturismo nelle campagne lombarde una celebre multinazionale dello spettacolo aveva radunato autori e cantanti per un camp. Un’occasione per trovarsi, condividere, cercare l’idea giusta, scrivere. Creare insomma le condizioni per l’obiettivo principale di chi vive di musica: afferrare la canzone giusta tra miliardi di combinazioni di note e parole, catturarla e imprigionarla in tre minuti con la (flebile) speranza che resti nella memoria della gente.

Tra gli artisti c’erano autori e cantanti giovanissimi, giovani, più maturi. Alcuni sono già delle star acclamate a vent’anni, altri sono nomi molto noti al grande pubblico o nell’ambiente, altri meno conosciuti. Ma pur sempre gente che ha avuto modo di arrivare nell’ambiente “che conta”, a frequentare le multinazionali che hanno il potere di promuovere qualcuno e di ignorare qualcun altro. Il potere, enorme, di decidere del futuro di tanti ragazzi.

Il mio compagno di mille avventure negli ultimi anni, un illustre “vagabondo” della musica italiana, è nato e cresciuto in questo ambiente e ha visto nascere e crescere generazioni di artisti. Ci ha fatto l’abitudine. Io, che sono un semplice appassionato alla scoperta di un mondo nuovo, guardo e ascolto con la speranza di capire.

Cosa ?
I meccanismi che regolano il mondo della musica, che fanno si che un ragazzo diventi una star e un altro no.

Frequentando l’ambiente e parlando con moltissimi artisti di ogni livello, dalle stelle assolute agli sconosciuti, mi sono imbattuto in centinaia di storie. E mi sono convinto che per arrivare al successo (e per rimanerci almeno per il tempo di rendersene conto) la ricetta è sempre la stessa: talento, determinazione, fortuna. E  forse non in questo ordine.

Muovendomi in questo ambiente scintillante, ma non privo di bassezze (come del resto qualunque altro), ho visto un po’ di tutto. La star acclamata che ha capitalizzato al massimo il suo senso di opportunismo, appropriandosi magari di qualcosa non suo. Il genio refrattario al clamore che ha raccolto in termini molto meno di quello che avrebbe meritato di notorietà e di guadagni. Il giovane di enorme talento che non ha avuto costanza, non ci ha creduto fino in fondo e si è arenato. Il celebre artista che prima di arrivare dove meritava ha mandato giù umiliazioni di ogni genere. L’artista mediocre convinto di possedere un talento unico,  che non mollerà mai per tutta la vita, o quello di medio livello che ha avuto il suo momento di gloria e che vive per decenni nella speranza (vana) di poter tornare alla ribalta.

Grazie ai social i contatti dovrebbero essere più facili, ma in realtà non è così. Resto perplesso nel ricevere molti messaggi di persone che mi chiedono l’amicizia e poi di ascoltare un loro brano. Mi vedono in compagnia di grandi artisti e produttori, dei responsabili delle major e pensano che magari posso aiutarli. Niente di sbagliato ovviamente, avere determinazione significa proprio questo. Ovviamente è inutile, e la cosa è triste.

Non tutti arriveranno ad avere l’occasione di farsi ascoltare. Moltissimi ne avranno solo una, e magari la persona chiave che avranno di fronte in quei cinque fatidici minuti sarà distratta da altro o sarà di cattivo umore, e non succederà nulla. Il fenomeno sliding doors in questi casi è veramente micidiale.

Il 99,99% non ce la farà. Il sogno non sarà realizzato.

Guardo a questi ragazzi e penso a me diversi anni fa, mentre crescevo con il sogno di diventare un campione nello sport. Non ne avevo il talento ed ovviamente non è accaduto. Ma lo sport è più giusto. E’ più difficile che un giovane di talento abbia bisogno di molta fortuna per affermarsi nello sport. Di determinazione certamente si, ma nello sport chi vale emerge più facilmente. In alcuni sport, penso all’atletica, la soggettività è ridotta quasi a zero.

La musica invece è un contesto molto più complesso, sfumato.

Allora rifletto a proposito di quella moltitudine di persone che non hanno mai toccato il successo, non hanno mai calcato i palcoscenici che contano, che vivono da sempre con un sogno che non uscirà mai dal cassetto. Alcune lo avrebbero meritato, la stragrande maggioranza quasi certamente no. Tutte si immagineranno ad esibirsi in uno stadio con 80.000 spettatori, pensando a come sarebbe stato.

Ma alla fine importa davvero ?
Un sogno resta un sogno anche se non si concretizza.

Lo sportivo che non è diventato un campione ma che continua a correre fino a che le gambe lo reggono, lo fa sempre con lo spirito di un bambino.

All’artista che non è diventato una stella e che prende la chitarra e si mette a suonare davanti a due amici, brilleranno sempre gli occhi.

Per tutta la vita.

E a questo sogno nessuno deve rinunciare.

Commento su Faremusic.it

2 COMMENTS

  1. appena ho tempo leggero’……dico solo una cosa: Questo paese e’ messo molto male per i sogni……..Se li possono permettere in pochissimi….

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