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Nella notte delle stelle cadenti, Giancarlo Golzi invece sale in cielo. Morto di infarto il batterista dei Matia Bazar

Nella notte del 12 Agosto, a Bordighera, morto improvvisamente di infarto il batterista e cofondatore dei Matia Bazar, Giancarlo Golzi.

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di Tiziana Pavone

E’ il 12 agosto. La radio ricorda che il caldo è tropicale. Tra la Calabria, colpita da bombe d’acqua, e la Liguria, infuocata di roghi montani, questo giorno sembra non voler finire.
E invece l’afa cala e si fa sera. E’ un buon segno, per chi va in vacanza e per qualcuno che si prepara a partire in tournée.

In questo Paese di stelle cadenti, per mille che scendono una risale. Nessuno ci crede, e inizia un tam tam, di vallata in vallata. Fresca era l’aria di Riviera che dava tregua, ora non lo è più. La voce è ufficiale. In pochi secondi sui social si spalmano invettive lanciate contro fantasie necrofile, ma il permesso di provare dolore presto è confermato per amici e parenti. Il capitano è partito in silenzio per la più grande prossima tournèe. Quella stella che sale si porta via la memoria storica di Giancarlo Golzi, cofondatore, batterista e autore dei Matia Bazar.

Golzi si è spento ieri stroncato da infarto, nella sua villa ligure, 63 anni compiuti a febbraio. Aveva iniziato la carriera nel ’71 fondando un gruppo progressive allora alla moda, i Museo Rosenbach. Ma aveva virato nell’ elettropop nel ’75, insieme ad altri liguri di Levante: Piero Cassano, di Genova, Aldo Stellita, Carlo Marrale e la voce femminile Antonella Ruggiero, all’epoca una vera novità. Con Carlo Marrale, vinse il premio della Critica al Festival di Sanremo nel 1983 con Vacanze Romane, forse la canzone che più è entrata nell’immaginario collettivo.

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Per loro e con loro aveva scritto alcuni successi della storia della canzone italiana, racchiusi di recente in una raccolta live con la produzione di un dvd-cd.
Golzi era in procinto di partire per un tour celebrativo per i quarant’anni dalla fondazione dei Matia Bazar. Non aveva mai abbandonato la nave. Presente fin dalla prima formazione (da qui il soprannome di “capitano”) aveva potuto vedere tutte le stagioni, i mutamenti di pelle del gruppo.

La sua ultima foto sul profilo facebook lo ritrae  seduto con la scritta a commento della foto “in attesa“…e ovviamente l’attesa a cui si riferiva era quella di partire per un tour importante che avrebbe celebrato i quarant’anni di carriera del gruppo, ma oggi appare come un segno premonitore!

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In quarant’anni di carriera mobile, ne aveva viste di tutti i colori. Come quando si trovò a lavorare in crociera, qualche anno fa, e documentò il salvataggio inaspettato dei profughi sulla nave in cui con i Matia teneva spettacoli. Era sensibile, e quell’episodio lo toccò. Nei suoi vissuti c’erano anche i ricordi in Russia, dove tutti andarono per cantare, e dovettero essere scortati da una fantomatica guida turistica che in realtà era dei servizi segreti e aveva il compito di controllare che la band non parlasse con dissidenti. Anni dopo a sorpresa rividero quel volto in televisione, e scoprirono chi fosse quell’uomo: Vladimir Putin. Una vita piena di aneddoti, vissuti da artista molto sensibile.

Non aveva vita mondana, l’uomo tutto in battere e in levare che girava davvero per il mondo, tornava sempre in Liguria. Nato a Sanremo, risiedeva da molti anni nella vicina Bordighera, città che lo aveva onorato di recente, e che rappresentava più che il suo covo: “Non c’è posto più bello di Bordighera, quando torno mi sembra di essere in paradiso”, confessata ai suoi amici giornalisti.

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Sempre mosso dalla passione, nel corso della sua carriera collaborò con Miguel Bosè e, nel 2003, curò l’adattamento italiano del musical I dieci comandamenti. Anche quando per un lungo periodo i Matia Bazar si erano sciolti, aveva diretto le selezioni dei giovani cantanti dell’Accademia di Sanremo (ruolo assegnato da quest’anno al Maestro Mauro Pagani), sotto la gestione del vecchio patron, Angelo Esposito. Nei giovani credeva, e conoscendo bene le regole dei giochi, dava speranze senza illudere. Qualche volta si era spinto oltre. Come quando sul palcoscenico del Teatro Ariston aveva supportato il gruppo dei Lithium, band sorprendentemente matura già dal loro primo disco, tutto cantato dall’istrionico Stefano Piro.

Grande sostenitore anche del figlio Davide, cresciuto con la stessa vena artistica e il talento del padre. Il suo gruppo di nome Mad, in Riviera da qualche anno è molto attivo e tenuto sotto osservazione da un pubblico attento.

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Giancarlo quando non suonava guardava gli altri farlo. Un suo amico, Pier Rossi di Bordighera.net, il portale della Città delle Palme lo ricorda così: “Ci siamo rivisti venerdì 31 luglio ai Giardini Lowe per il concerto degli Osanna, progressive come il suo Museo Rosenbach, che con l’amico fraterno Alberto Moreno ha fatto rinascere due anni fa. Mi ha abbracciato come al solito con grande affetto. Era umile, sorridente, gentile. Solo pochi mesi fa aveva perduto la Mamma Fosca. Penso alla moglie Miriam, al figlio” .

Tra il tam tam della rete confusa, la conferma della triste notizia è arrivata per prima dalla pagina della PFM, che passata la notte, presenta stamane oltre l000 visite: “Ciao Giancarlo, siamo senza parole. Ci mancherai e ci mancherà tanto la tua positività e il tuo buon umore, sempre così contagioso. Buon viaggio

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