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L’arte di Marcondiro. Intervista

Intervista a Marco Borrelli, in arte Marcondiro, cantautore post-moderno molto sperimentale e creativo, che unisce l'arte musicale con l'arte visiva. E' uscita la prima parte di un progetto in due parti, Omo – L’evo Mediatico in forma-Canzone Parte I.

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di Athos Enrile

E’ da poco uscito l’ultimo EP di Marcondiro: Omo – L’evo Mediatico in forma-Canzone  Parte I (a Settembre uscirà la 2nda parte del progetto).

Ho appena scoperto l’artista, attraverso il nuovissimo video di “Ricordi Immaginati”, una delle tracce del mini album, e sono rimasto colpito da parecchi elementi che, messi assieme, determinano originalità, che se aggiunta alla gradevolezza del “prodotto” fornisce una spinta decisiva verso il raggiungimento della qualità assoluta.

Mi soffermo quindi sull’immagine generale che mi sono creato, lasciando l’oggettività all’intervista a seguire, nella speranza che il tutto stimoli la giusta curiosità.

La lettura dei crediti e delle note di copertina è solitamente ciò che anticipa il mio ascolto, e il “Cosa Resta” che chiude l’EP –canzone magnifica di Piero Ciampi– assomiglia molto nei macro contenuti al book “Cosa resterà di me?”, libro in cui, assieme a Max Pacini, mi ponevo un domanda di cui non si conosce risposta, ma che intristisce e stimola nello stesso momento.

Il dualismo di cui parla a seguire Marcondiro è anche questo, la contrapposizione di sentimenti, di situazioni, di culture; la miscela tra la tradizione e il rigido insegnamento, la commistione tra i generi musicali tra cui non serve scegliere, i paletti che cadono e i muri che crescono, il romanticismo e il messaggio sociale.

Tutto ciò può arrivare attraverso la musica.

Tutto ciò può arrivare attraverso le liriche… e ancora la pittura e ogni forma di arte e immagine.

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La visione/ascolto del Video sopra riportato, “Ricordi Immaginati”, è la perfetta summa delle diverse forme di trasposizione della realtà, un contenitore che, in linea di principio, amo particolarmente, forte come sono della convinzione che il messaggio si rafforzi e si abbellisca quando entrano in gioco svariate componenti, solitamente concepite come singoli elementi, ma vivide e brillanti quando giocano in squadra e il rapporto diventa osmotico.

Marcondiro è un genio? Un colto? Un semplice? Un artista dalle tante idee e tutte innovative?

Lascio cadere il giudizio, in attesa che venga raccolto, godendomi l’arte di un musicista a cui forse occorrerebbe trovare un nuovo appellativo, ammesso che sia necessario trovare sempre un nome alla bellezza che ci circonda.

Ecco che cosa mi ha raccontato…

 

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Partiamo dalla domanda obbligatoria: riesci a sintetizzare la tua storia musicale, dall’impatto iniziale a ciò che sei attualmente?
Continua ricerca, studio della musica sintetica quanto acustica, passione per il teatro ed il cinema, amore per l’arte visiva. Il tutto ben mescolato, ha portato alla nascita di “SpettAttore” ed alla crescita di “OMO – L’Evo-Mediatico In-Forma-Canzone”.

Chi ti ha influenzato maggiormente? Esiste un artista o band capaci di incidere sul tuo percorso formativo?
Molti artisti hanno influenzato il mio percorso, molti scrittori e compositori. Tra tutti Paolo Conte è quello che mi ha sempre affascinato per la sua capacità di continuare a proporsi, al di fuori degli schemi. Lo fanno in pochi.

Mi spieghi la motivazione del tuo nome d’arte?
Il nome del progetto artistico MARCONDIRO proviene dalla canzone Guerrafondaia, non adatta ai bambini e probabilmente scritta con la stessa intenzione di quei “Bambini Cresciuti” dell’ISIS, che credono nella formazione guerrigliera dei loro fanciulli: “O che bel castello”. Quindi si tratta di un nome che contiene una provocazione. Come ciò che scrivo.

Sono un fervente credente dell’unione delle arti e in alcuni casi ho prove di assoluta complementarietà tra scrittura, immagine e musica; sono rimasto colpito dal video “Ricordi Immaginati”, dove la musica è solo una delle componenti base: mi spieghi la filosofia e il credo che stimolano le tue creazioni?
La sinestesia come apertura percettiva nei confronti del prossimo.

Cosa significa essere considerati “sperimentatori dell’arte popolare colta”?
Che, parafrasando un grande musicologo, tutta l’Arte è Arte popolare, anche quella cosi detta colta. Poiché per quanto un’opera si possa realizzare nella solitudine, è nei rapporti sociali che si compie la sua funzione di scambio culturale e veicolo di Pace.

Esistono scuole di pensiero che sottolineano l’incidenza del luogo in cui si è nati/vissuti sulla propria musica: pensi che sia applicabile al tuo caso?
Assolutamente sì, come mi ha detto il caro amico Marco Tagliola, grande fonico, che ha lavorato al disco “OMO”, la mia è musica Sudista … ed io aggiungerei Sudata.

Parliamo dell’album uscito a maggio, “OMO”: quali sono i contenuti musicali e quelli lirici? Trattasi di lavoro concettuale?
Si tratta di un disco-discorso, cioè parla a chi lo vuole  ascoltare. Il concetto è il dualismo dell’essere umano nella società contemporanea.

L’ironia, il sarcasmo, il messaggio sociale, ingredienti indispensabili quando si pensa alla forma canzone, ma… si può ascoltare una canzone semplice, magari senza testo, e ritrovarsi a piangere?
Credo di si, a me è accaduto con “Cosa Resta” di Piero Ciampi…

Cosa pensi della tecnologia applicata al tuo “lavoro”?
La tecnologia è un cavallo purosangue, che se tenuto a bada con la giusta dose di zucchero, ti ricambia con una grande energia vitale … mai spazzolarlo contropelo … bisogna conoscerla per apprezzarla.

Cosa accade nel corso delle tue performance live?
Grande energia e comunicazione… esseri antropomorfi si aggirano tra il palco e gli spettatori…

Quale potrebbe essere… quale vorresti che fosse il futuro prossimo di MARCONDIRO?
Un nuovo disco di collaborazioni, non solo musicali!
omo-cover
Tracklist dell’EP OMO – L’Evo-Mediatico In-Forma-Canzone PARTE I
(Etichetta discografica: PARODOI – Distribuzione: Halidon)

-La Casta
-La Fiera
-LAmareggiata
-PAGLIACCI&pagliacci
-Ricordi Immaginati
-Cosa Resta di Piero Ciampi, Feat. Pietro Tonolo

 

 

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