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lunedì, Maggio 23, 2022
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Intervista ad un interessante cantautore, Paolo Jlaceli

di Athos Enrile
Ho pensato che per presentarmi la cosa migliore fossero due mie canzoni. Amici?
Questo il messaggio che qualche giorno fa mi ha inviato Paolo Jlaceli, che non conoscevo, e che ora, per fortuna, conosco.
I due brani proposti mi sono sufficienti per capire la pasta del musicista, e probabilmente quella che costituisce l’uomo.
Doti vocali non comuni – estensione e timbrica – messe al servizio di melodie accattivanti condite con una buona dose di rock, con il risultato più tangibile che è quello che al secondo ascolto il brano ha già fatto radici.

Le liriche – come dice Paolo, tra messaggio e immagine – producono un forte richiamo alle comuni storie personali, e lasciano un senso di déjà vu e successivo spleen che contiene due mondi in uno, un passato lontano e qualcosa di appena accaduto, apparente contraddizione, ma in realtà pregio e valore aggiunto.

Sono brani che toccano nel profondo, e riesce difficile trovare dietro a tutto ciò la razionalità, il ragionamento che possa raccontare lo stato d’animo e l’umore da post ascolto.
La scelta di Jlacelli è obbligata – è lui che lo racconta – e tende all’autarchia musicale.
Folta la squadra al lavoro, e sono testimone della grandezza del chitarrista Alex Gariazzo, visto più volte con la Fabio Treves Band.

Belle canzoni, e un tempo il talento di Jlaceli sarebbe stato un discreto passepartout per le stanze della musica.
Belle canzoni comunque… mi pare molto, e i due video a seguire chiuderanno il cerchio che ho aperto.
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INTERVISTA

Come diventa musicista Paolo Jlaceli? Da dove nasce il “sacro fuoco”?
Ho iniziato a strimpellare la chitarra da autodidatta a 14 anni, e fin da subito mi è venuto naturale indirizzare quello che imparavo verso forme espressive personali; poi a 17 anni ho iniziato a studiare pianoforte e a conoscere la musica sul serio, ma l’approccio non è cambiato: un mondo senza musica non sono capace di immaginarlo.

Ti proponi come cantautore: sono immagini o messaggi quelli che desideri “far passare”?
Scrivo e canto le cose che più attirano la mia attenzione tra quelle che osservo vivendo, ora immagini ora “messaggi” per stare alle categorie della tua domanda; probabilmente VORREI è più un “messaggio” mentre SUL TUO SENO più un immagine, un acquerello (ma non privo di “messaggi” …)

Perché la scelta di rinunciare ad una casa discografica… poca fiducia o voglia di provarci a modo tuo?
E’ una scelta per modo di dire: come tutti sanno la discografia negli ultimi, diciamo dieci anni, è finita completamente sotto sopra. Non voglio dare giudizi, il mondo cambia, ma complessivamente credo sia ormai prevalso un comportamento dell’industria musicale esclusivamente consumistico ed appiattito sul mezzo televisivo; certe logiche esistevano anche trent’anni fa, ma convivevano con la consapevolezza che occorresse investire sul lungo termine in particolare sugli autori; se pensi che Lucio Dalla arrivò al successo al 4° disco … oggi è impensabile; peccato. Alla fine quindi, dopo aver ricevuto proposte più o meno vomitevoli, ho deciso così, con un po’ di orgoglio e tanta passione.

Chitarra, pianoforte e… chi sono i tuoi amici musicisti, la squadra che ti supporta?
I pezzi li scrivo da solo, musica e parole, e quasi sempre ho nella testa fin da subito anche la trama dell’arrangiamento; poi chiamo il mio amico Alex Gariazzo, the kid, grande chitarrista e con lui e Davide Diomede, altro caro amico, arriviamo alla pre-produzione; dopo di che ci diamo dentro con tanti altri amici musicisti: Elio Rivagli, Carmelo Isgrò, Marco Benz Gentile sino al master con Simone Lampedone.

Hai pubblicato due brani e proseguirai nel tempo: l’obiettivo è un album a cui arrivare gradualmente o… cos’altro?
Ma guarda, non dovendo fare a cornate con un discografico, ho deciso di fare di testa mia. Lo scorso 15 dicembre ho pubblicato i miei primi due brani sui vari digital store; in aprile ne pubblicherò altri 2 e proseguirò così, due alla volta, anche in seguito, un po’ come si faceva in passato coi 45 giri. E’ una scelta: credo che quella dell’album sia una abitudine sopravvissuta a se stessa. LP nasceva, col vinile prima e MC/CD poi, per la necessità di  concentrare non oltre un certo numero di brani all’interno di un supporto fisico; questa prassi è rimasta anche nell’attuale era digitale quando, sai bene, volendo potresti pubblicare anche 50 brani alla volta senza più il limite di un supporto per sua natura “finito”; credo cioè che il “veicolo album” sia in qualche modo anacronistico, se consideri che oggi anche se pubblichi un LP la gente può ascoltare o acquistarne singole tracce. Inoltre lavorare così permette di veder passare molto meno tempo tra il momento in cui scrivi una canzone e quello in cui la pubblichi, anche poche settimane quando in passato potevano trascorrere  anni, guarda il grande Fossati. 

Quanto ha inciso il luogo in cui sei nato sul tuo modo di scrivere?
Non so rispondere a questa domanda, non lo so, credo molto o molto poco come qualunque altro posto – immagino – in cui fossi nato; il vero tratto per me è la musica, a-spaziale per definizione.

Se ti chiedessi di elencarmi tre nomi di artisti che ti hanno realmente influenzato?
Saresti una carogna, perché sono molti di più! Scherzo, ascolto davvero un po’ di tutto e di tutte le latitudini; moltissimi italiani, dai mostri sacri Modugno, Bindi, Endrigo, passando per De Andre o Degregori, fino a Sangiorgi o amici sconosciuti ma bravissimi musicisti; allo stesso modo ho Lennon/Mccartney nel DNA o Billy Joel o Elton John; ma poi Pau Dones o Julieta Venegas per passare ai latini di ultima generazione; insomma un sacco di roba ma quasi sempre di matrice cantautorale, forse perché la riconosco meglio o la sento più mia.

Cosa accade quando ti esibisci dal vivo?
Mi diverto da matti! Se con una canzone di tre minuti ti accorgi che sei riuscito a toccare la parte più profonda di una persona, allora …

Riesci a concepire il passaggio di emozioni musicali in un brano privo di liriche?
Altroché! L’altra sera ho rivisto in TV Schindler’s List. Credo che il meraviglioso tema musicale, da brivido, verrebbe distrutto se si sovrapponessero a quell’aria anche le più belle parole del mondo! E di esempi così potremmo farne molti …

Cosa c’è nei programmi a lungo termine di Paolo Jlaceli?
La musica!

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