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Cos’è Successo ieri sera alla TV? Un Sogno?

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di Adrien Viglierchio
Pare sia apparso un Singolare Frankenstein Musicale“.
Così è stato definito da Paolo Bonolis, perfetto e ironico conduttore, forse l’unico a poter interagire così intelligentemente con così tanta storia della musica e portarla alla nostra contemporaneità.

Trattasi dell’apertura della Stagione Lirica dell’Arena di Verona.
Una Ventata di Cultura. Una Arena di Verona strepitosa con Contaminazioni Liriche, Pop, Rock, Musical. Ospiti eccelsi uniti da una regia consapevole di ogni dettaglio.

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Ripercorriamo lo storico della serata in alcuni passi:
L’Arena di Verona, si sa…e’ una delle migliori Location per la Musica, forse la miglior culla per accogliere ogni tipo di Artista in un’Energia tale da far sentire il pubblico sempre come fosse a casa.

Al fianco di Bonolis, Elena Santarelli in abito bianco e Belen Rodriguez in abito rosso, degno del miglior Sanremo, soprattutto per la loro pacatezza ed eleganza, mai fuori luogo, grande educazione e rispetto.
La musica non deve essere presa in considerazione a compartimenti stagni – da una parte la lirica, l’opera e la classica come privilegio di generazioni precedenti e dall’altra la musica moderna (rock, pop, soul, jazz) – perché è tutto frutto di uno stesso Albero.

Lo spettacolo inizia con la prima aria, la Tosca di Puccini. E per un incursione nella lirica, naturalmente ce ne sarà uno nell’universo pop. L’orchestra capitanata da Beppe Vessicchio, infatti, ci trasporta dalle note di Bach fino a quelle rock progressive, con l’ingresso in scena del cantautore italiano Nek, la voce leggera tecnicamente tra le più preparate e versatili che abbiamo in Italia oggi.

Segue la prossima aria affidata all’orchestra del ventisettenne maestro Battistoni, ed è la volta di Romeo e Giulietta. Gli artisti del coro e i ballerini si esibiscono in una coreografica e possente esibizione, come in una sorta di tableau vivant.

Prossima opera in scena, Il barbiere di Siviglia subito seguita dalle immagini storiche di quando nel 1986 una grande folla riempiva Wembley, e quasi 30 anni fa si celebrava la storia di una delle band più popolari dello scenario rock, i Queen e il loro impareggiabile frontman Freddie Mercury. I megaschermi dell’Arena immortalano quel momento catartico con Bonolis che, con occhi colmi di commozione, ci fà rivivere quell’atmosfera invitando sul palco Vittorio Grigolo, il nostro più forte tenore, istrionico, passionale, sempre sorridente, atletico e poliedrico nel cantare sia lirico che pop, affiancato dall’immensa voce di Kerry Ellis ad accompagnare la star d’eccezione della serata, il chitarrista dei Queen, Brian May, una delle persone più buone e umili che abbia mai conosciuto, un grande appassionato di Opera da sempre come il suo fraterno Freddy Mercury, che con la grande Monserrat Caballe’ fu un promotore nell’unire il pop con la lirica in un opera superlativa come “Barcelona“.

E giunge il momento per loro di intonare il grande successo dei Queen, Somebody to love. Si vivono minuti intensi all’Arena di Verona, con i due protagonisti che si calano perfettamente nella parte, con l’orchestra più calda che mai e il pubblico trascinato dall’estensione vocale di Ellis e dal mood di Brian May e la sua inconfondibile chitarra. A esibizione conclusa il fondatore dei Queen ringrazia il pubblico e poi invoca i loro battiti di mano per accompagnare il prossimo brano in scaletta, l’esuberante e trascinante We will rock you. Grande ovazione per loro, Brian May si intrattiene sul palco per farsi intervistare da Bonolis: si parla del legame tra il rock e l’opera e del modo scelto questa sera per riviverlo. C’è solo un brano, nella storia della musica, in grado di esplicitarlo, e stiamo parlando di Bohemian Rhapsody, ieri sera eccezionalmente interpretato sempre dalla voce del nostro Vittorio Grigolo. Ad accompagnarlo naturalmente Kerry Ellis, Brian May e l’orchestra al completo.
Un’escalation di emozioni all’Arena. Se con Somebody to love abbiamo applaudito anche da casa, qui, con Bohemian Rhapsody, è un trionfo di entusiasmo,  e ci si lascia trascinare,  si è letteralmente rapiti.

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Lo show continua spedito presentando la maestosa opera di Verdi, l’Aida, un dramma legato alla storia dell’Arena che viene rappresentato da una trionfante coreografia. Il momento si conclude con grandi applausi del pubblico.
Vittorio Grigolo entra in scena e si abbandona, con la sua immensa voce, a un viaggio musicale che parte da Donizetti e si conclude con la canzone napoletana “I’ te vurria vasà“.

Dopo il contributo di Grigolo, Bonolis riprende il suo racconto dipingendo gli affascinanti toni della nascente scena musicale jazz, quella di New Orleans, patria della musica nera, terra di mezzo in cui svariate musiche europee si sono intrecciate, sperimentando nuove sonorità. E qui avrei sinceramente aperto una piccola ma importante parentesi sulle interpretazioni storiche del Jazz, sulle voci di Ella Fitzgerald, Billy Holiday e compositori come Gershwin ed Ellington che avrebbero fatto da cornice perfetta ed ingrediente, a mio avviso, mancante in questa bellissima serata. Si passa invece più velocemente a menzionare il Soul dove una sempre attenta Nina Zilli accompagna un brano splendido della più contemporanea grande artista Amy WinehouseBack to Black“.

E si ritorna all’opera lirica con Vittorio Grigolo ancora protagonista. Questa volta lo sentiamo dare voce alla Tosca di Puccini, con successivi e simpatici siparietti tra Lui, Belen e Bonolis. A riportarci ai fasti musicali è il successivo omaggio a Puccini e all’autore di musical Andrew Lloyd Webber, un gigantesco compositore, e i toni tornano seri e gli occhi tradiscono una certa commozione. Dalle aree pucciniane ai musical di respiro internazionale, l’orchestra dell’Arena non sbaglia un colpo e ci lascia assaporare la vera essenza della musica, svecchiandola all’occorrenza, e riportandola alle sue origini.

Qui segue un interpretazione, a mio avviso discutibile, di un brano storico tratto dal Musical “Cats“, trattasi di “Memory” qui interpretata dal Soprano Jessica Nuccio. Comprendiamo che la scelta di un interprete Lirica, per quanto brava e in onore dell’apertura di una stagione Lirica, sia quantomeno attendibile, ma non posso dimenticare, avendo masticato e cantato musical europeo per anni, quello che la voce Leggera e Potente di un interprete da Musical possa donare a questo pezzo. Avrei preferito una voce stile Elaine Paige o Barbra Streisand, ma parliamo chiaramente di piccoli dettagli che avrebbero ancora una volta fatto la differenza.

Ma andiamo avanti, perché dopo 2 ore di Musica non mancheranno altri momenti strepitosi.
Dalla regia parte la clip dal film “Amadeus” dove Salieri sul finale ricorda al Sacerdote che quel piccolo motivetto al pianoforte era di un tale Wolfango.
Ed infatti, questa volta, da una parte abbiamo Mozart e dall’altra i quattro ragazzi di Liverpool capitanati da Lennon, in mezzo c’è Vessicchio e la tribute band dei Beatles a intonare sinfonie ibride che strizzano l’occhio all’uno e all’altro, un esperimento sicuramente riuscito.

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E poi si ritorna all’opera con la gloriosa “Va pensiero” dal Nabucco di Verdi che ripercorre il tema ancora attuale di chi si trova costretto a lasciare la propria patria in cambio di una vita migliore. Insomma uno spettacolo dopo l’altro.

Ma ecco qui che arriviamo a una vera e propria Chicca della serata, un momento altissimo. Dalla regia parte un altra Clip sul film “Philadelphia” la famosa scena dove Tom Hanks, visibilmente emaciato, racconta e canta con Maria Callas, dinanzi a un commosso Denzel Washington, fino alla nota più alta. E qui la regia abbraccia una serie di inquadrature sul pubblico e su Bonolis, tutti in lacrime per la magia che sta accadendo. Incredibile, pelle d’oca.

Bonolis a questo punto ringrazia il pubblico veronese per aver creduto in lui, chiama tutti i suoi ospiti e compagni d’avventura sul palco e saluta il pubblico, tra larghi applausi.
Si sceglie di chiudere con un giovane talento in erba, Federico Paciotti, mossa azzeccatissima e asso nella manica di Caterina Caselli, che esprime nel classico “Nessun Dorma” tutto il suo spirito contemporaneo, abbracciando la sua chitarra elettrica condita col suo timbro tenorile in evoluzione.

A questo punto mi chiedo: “Ma ho Sognato? Ho davvero visto 3 ore di Musica di così alto livello?
Ebbene non solo accadeva tutto questo, ma come controprogrammazione avevamo su Rai Uno il Benigni Nazionale che spiegava, con maestria, parte dell’Inferno Dantesco e su Rai Due la bellissima replica dello Special su Pino Daniele. Faccio ancora Zapping e su Rai 5 trasmettevano la replica di “The Wall” di Roger Waters degli anni 90.

Insomma una serata che in TV mancava da Anni. Speriamo possa essere di grande sensibilizzazione per il futuro.

Viva la Cultura!

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