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Analisi “Rimmel” De Gregori

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di  Alberto Salerno
Qualche notizia sul disco: Terzo Album, quello della sua affermazione definitiva.


L’Affermazione si è avuta proprio grazie alla bellezza della canzone “Rimmel” che è anche il title-list.
Copie vendute: 500.000 – Musicisti: De Gregori chitarra, Renzo Zenobi chitarra classica, Mario Schiano sax, Roberto Della Grotta contrabbasso, Franco Di Stefano batteria, George Sims chitarra, Roger Smith basso e chitarre, Alberto Visentin pianoforte e tastiere.

Come tutti sanno il rimmel è utilizzato dalle donne per annerire le ciglia, e già dal titolo si può percepire che De Gregori si riferisca al trucco, o a un trucco.

Il testo comincia subito con due righe che mettono in chiaro che si parla di un amore alla sua conclusione: “E qualcosa rimane, fra le pagine chiare e le pagine scure”, dunque ricordi belli e ricordi sgradevoli. “e cancello il tuo nome dalla mia facciata”.
E’ finita e devo dimenticarti.

E confondo i miei alibi e le tue ragioni, i miei alibi e le tue ragioni”. Nonostante abbia cercato in tutti i modi di non credere che fosse finita, mi tocca accettare la verità, cioè le tue ragioni.

Ma la colpa è solo mia? Oppure tua? Forse la colpa è di entrambi. “Chi mi ha fatto le carte mi ha chiamato vincente.
Il brutto scherzo di una zingara che gli ha fatto le carte, illudendolo che tutto sarebbe andato bene.

Ma uno zingaro è un trucco, e un futuro invadente, fossi stato un po’ più giovane l’avrei distrutto con la fantasia, l’avrei stracciato con la fantasia”.
Molto bello questo richiamo al titolo, cioè al trucco, al rimmel. La zingara ha talmente esagerato da immaginargli un futuro promettente, ed ecco la risposta: se fossi stato un po’ più giovane la mia fantasia avrebbe battuto la sua, non sarei stato così perdente.

Infatti, quando si è giovani la fantasia vola così in alto da superare persino quelle vacue di una cartomante. “Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altro…”.
Qui De Gregori si supera con due immagini fantastiche: bacia pure chi ti pare, dice in sintesi, la cosa non mi riguarda più, e anche la mia faccia puoi immaginarla o paragonarla a quella di chi ti sarà vicino, niente ha più importanza.

I tuoi quattro assi bada bene di un colore solo li puoi nascondere o giocare come vuoi o farli rimanere buoni amici come noi.” Un poker d’assi? Ma sono tutti dello stesse seme, dunque lei barava, e forse lui lo ha sempre immaginato.

Santa voglia di vivere e dolce Venere in rimmel”. Resta solo la voglia di non mollare e proseguire la strada da solo, ma resterai sempre una donna da trucchi, e qui torna “rimmel”.

Come quando fuori pioveva e tu mi domandavi se per caso avevo quella foto in cui tu sorridevi e non guardavi.” Che bella questa frase. Il ricordo di una foto in cui lei, stranamente, non guardava nell’obbiettivo, come se fosse stata persa in altri pensieri.

Ed il vento passava sul tuo collo di pelliccia e sulla tua persona e quando io senza capire ho detto ‘Si…’ hai detto ‘E’ tutto quello che hai di me…”. Qui ribadisce il concetto, lei era talmente distratta che non si accorgeva neppure del vento e infine senza neppure pensarci ribadisce che quella  foto sarà l’unica cosa che gli resterà di lei.

Non so se sarete d’accordo con questa mia interpretazione, se ne avete un’altra vi prego di proporla.

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