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martedì, Novembre 30, 2021

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Spunto di riflessione

di  Alberto Salerno
La mia pillola di oggi riguarda una riflessione a seguito un intervento/commento nel gruppo FMD su Facebook.

Scrive Lorenza Keta Gugllielmi nel gruppo FMD su Facebook:
Non è la musica ad essere vecchia ma chi la decide. Inutile continuare a chiedersi il perchè di tanta roba scarsa o, al massimo, mediocre che viene propinata come musica moderna italiana. Di moderno non c’è nulla. Pure il termine “moderno” suona vecchio. Tutti questi giovani artisti famosi che puzzano di naftalina non rappresentano la categoria “musicisti”. Non rappresentano nemmeno la categoria “ascoltatori” o, almeno, ne rappresentano solo una minima parte che non si capisce come possa influire così tanto. In Italia, musicalmente parlando, siamo in balia di una casta di vecchie guardie che vivono di ricordi passati e si beano del loro posto di potere. Questa gente, che magari ha scritto un paio (ma anche fossero una ventina non cambia) di canzoni di successo negli anni sessanta/settanta, si erge giudice e guardiano della “buona musica”, filtrando la marea di artisti che spinge verso la fama col colino del loro gusto personale forgiato in un momento storico che, ormai, ha rotto palesemente i coglioni. La loro posizione e questa chiusura mentale, impedisce a chi ha veramente qualcosa di fresco e forte di arrivare al grande pubblico e porta in trionfo solo i migliori leccaculo, artisti da impagliare a piacimento. Il massimo che riescono a fare e far scimmiottare qualche successo straniero al burattino selezionato, ma sempre con notevole ritardo. La trasgressione non viene accettata così com’è, ma tagliata, ripulita, ammaestrata in modo da non offendere nessuno. Soprattutto, non offendere le vecchie zie bigotte che sono loro stessi, i rivoluzionari sessantottini che hanno cambiato il mondo, sì, ma in peggio.

Mi sono permesso di ricordarle che la cosiddetta vecchia guardia non conta più niente da un pezzo. E’ vero che noi, quelli che abbiamo vissuto il sessantotto volevamo cambiare il mondo, ma non ci siamo riusciti, i motivi sono molteplici, e io non sono un politologo. Ricordo a questa cara ragazza che la globalizzazione ha cambiato il pianeta, e così anche la musica, come la si produce e come la si vende, vecchia guardia o no.

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