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Le interviste agli autori – Roby Facchinetti

Voto Autore

di Gianfranco Giacomo D’Amato
Intervista a Roby Facchinetti.

Inauguro oggi una nuova rubrica: le interviste agli autori della canzone italiana. Il filo conduttore è quello delle curiosità, dei ricordi e delle riflessioni su com’era la musica negli anni 70 ed 80 e cosa è oggi. Dalle risposte di questi grandi autori, le ragioni del cambiamento diventano più chiare.

La prima intervista è quella con Roby Facchinetti, autore (musica) insieme a Valerio Negrini (testi) di tutti i principali successi dei Pooh.

 

L’incontro che ha cambiato la tua vita professionale ?

Sono stati tanti, ma il più determinante fu quello con Mauro Bertoli allo Sporting di Bologna, quando mi chiese di andare a suonare con i Pooh.

 

Un tuo vero amico nel mondo della musica, se c’è ?

L’amico della mia vita, al di fuori del campo artistico, non c’è più. Valerio è stata una presenza importantissima nella mia vita sotto vari aspetti. Poi è chiaro che Red, Dodi e Stefano sono tre persone sulle quali potrei contare per qualsiasi cosa.

 

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Una persona che ha creduto in te in un momento difficile ?

Tutta la mia famiglia, e soprattutto mia madre. Poi i miei figli, cosa che mi dà molta forza.

 

La tua canzone più bella ?

Parlo da compositore: Parsifal.

 

La tua canzone a cui sei più affezionato ?

Apprezzando il sentimento di riconoscenza negli altri, desidero anche io essere riconoscente nei confronti di qualcuno o qualcosa che è stato molto importante. Ti dico Tanta voglia di lei, perchè è stato il primo brano che ha permesso ai Pooh di arrivare al grande pubblico.

 

La canzone che ti hanno più invidiato ?

Credo Uomini soli

  

La canzone di un altro che avresti voluto scrivere tu ?

Yesterday, un brano grandissimo perchè è semplice ma non banale. E Il cielo in una stanza per lo stesso motivo. E poi, per motivi diversi, Margherita e La voce del silenzio.

 

La tua canzone che meritava più successo di quanto abbia avuto ?

Se sai, se puoi, se vuoi. Un brano di rock sinfonico che è piaciuto, ma mi aspettavo di più.

 

Un interprete per cui avresti voluto scrivere una canzone ?

Mina, perchè è la più grande voce del 900.

 

I nomi dei due autori italiani (musica e testi) che consideri particolarmente geniali ?

Maurizio Fabrizio, ho una grande stima per lui sia professionalmente che umanamente. Ho cantato insieme a lui Almeno tu nell’universo. E Mogol per i testi.

 

C’è stato un momento “della svolta” in cui hai capito che ce l’avevi fatta ?

Ci sono stati momenti decisivi, però con i Pooh non ci siamo mai sentiti arrivati. Abbiamo sempre avuto un nuovo obiettivo, un disco, un tour, e lo abbiamo sempre affrontato con le stesse incertezze delle prime volte, come se dovessimo ancora dimostrare tutto. Questo atteggiamento non l’abbiamo mai perso e forse è stata la nostra fortuna. Il nostro primo produttore Sciascia, alla fine della registrazione del nostro disco d’esordio, Per quelli come noi, ci disse: “Se volete fare questo lavoro, non dimenticate mai nel futuro l’entusiasmo e l’energia che avete messo in questo lavoro. Fate sempre tutto come se fosse la prima volta”.

 

Un errore che non rifaresti ?

Gli errori nel nostro lavoro sono importantissimi. Certi album, fatti sulla scia degli avvenimenti e senza grandi motivazioni, forse non li rifarei.

 

Un rimpianto professionale ?

C’è stato un momento negli anni 70 in cui ci proposero di abbandonare tutto e di andare per due anni in America. Noi eravamo radicati qui in Italia e decidemmo di non andare. Ogni tanto mi capita di pensarci.

 

L’emozione più grande della tua carriera ?

La vittoria a Sanremo.

 

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La storia dei Pooh dura da decenni. Collaborazioni così lunghe nel mondo della musica sono quasi impossibili. Come ci siete riusciti ?

Innanzitutto c’era una specie di combinazione chimica tra tutti noi, per cui anche dal punto di vista musicale avevamo le stesse idee ed eravamo tutti convinti. Ci sono state divergenze e confronti, anche decisi, ma sempre per il bene dei Pooh. Poi siamo stati sempre disposti a fare un passo indietro per lasciare spazio agli altri. E poi il motivo più importante: accettare che la propria idea, nel momento in cui veniva raccontata agli altri, diventava l’idea di tutti.

 

Qual è la sensazione quando senti canticchiare le tue canzoni dopo 40 anni ?

Meraviglioso ! Mi fa piacere se mi trovo in un bar e si sente una mia canzone, mi fa piacere se mi chiedono l’autografo. Qualcuno mi chiede se dopo tanto tempo la cosa mi infastidisca. No. Mi fa piacere !

 

Molte canzoni potrebbero essere dei capolavori anche con un altro testo ? La musica ha un’importanza maggiore rispetto al testo e all’interpretazione ?

Si e no. Ci sono dei matrimoni perfetti tra musica e testo. Poi ci sono delle melodie che sono al servizio del testo, perchè molti testi stanno in piedi anche senza la musica. Ma accade anche l’opposto.

 

I grandi capolavori sono intuizioni di un momento, non nascono dopo giornate a tavolino. Si o no ?

Forse nel mondo dance, quando la musica deve far ballare. Se la musica deve far sognare, i grandi brani nascono per l’ intuizione e la fantasia di un artista.

 

Gli anni 70 e parte degli 80 sono stati irripetibili, in Italia e all’estero. Cosa c’era di diverso ?

E’ stato un periodo storico particolare in cui per varie ragioni è nata una rivoluzione musicale. Da lì sono state scritte le più grandi pagine della storia della musica pop. Ci sono stati altri momenti storici ben precisi che hanno creato le condizione affinché talenti e geni emergessero. C’è stato quello della musica sinfonica, in cui la gente andava in teatro e rimaneva per ore ad ascoltare solo la musica. Poi c’è stato il momento storico delle opere, in cui fu introdotto il canto. Poi le operette, e così via. Negli anni 60 c’è stata una vera e propria rivoluzione sociale in cui i giovani hanno scoperto che potevano utilizzare la musica per comunicare. Da quella scintilla sono emersi artisti assolutamente irripetibili: Beatles, Rolling Stones, Pink Floyd, Genesis, Queen. Loro sono le matrici della musica pop, da cui sono nati poi i figli e i nipoti. Ora siamo forse ai pronipoti. Quando fra cento o duecento anni si parlerà della musica pop, come oggi parliamo della sinfonica, si parlerà di quegli artisti.

 

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Nei Pooh tutti hanno dato un grande contributo artistico e professionale. Ma senza la tua musica (e i testi di Valerio Negrini) non sarebbe forse avvenuto niente. Come hai vissuto per decenni la contraddizione legata a questi contributi evidentemente “squilibrati” ? Come l’hanno vissuta gli altri ?

Rientra un po’ nel discorso che abbiamo fatto prima. Ognuno ha dato il suo contributo. Sono state determinanti le musiche, ma anche i nostri concerti, le nostre incisioni, gli arrangiamenti. Non è stato solo il cosa, ma anche il come. Tutto ha portato al risultato finale, siamo un tavolo sorretto da tutte le gambe. Se ne fosse mancata una non sarebbe stato lo stesso.

 

In esclusiva per Faremusic.it da “Mi ritornano in mente” di Gianfranco D’Amato – Zona Editrice

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