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Un ricordo di Bigazzi guardando il Festival

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di  Alberto Salerno
Un ricordo di Giancarlo Bigazzi.

Ieri sera, mentre guardavo il Festival, mi é venuto in mente Giancarlo Bigazzi, e tutti i grandi successi che lui ha scritto e che Sanremo ha consacrato. Vi confesserò che ho sempre provato una sana invidia per Giancarlo, per la sua capacità di creare canzoni con una genialità che mi sembra sempre poco riconosciuta.

Ricordo che Giancarlo suonava, male, il pianoforte, ma riusciva sempre a creare delle melodie da paura, sì, avete capito bene, molte canzoni da lui scritte portano la sua firma anche per la parte melodica.

Come autore di testi, poi, è fuori discussione, un numero uno assoluto. In ogni modo, sono qui per raccontarvi un episodio che mi è stato a sua volta raccontato, scusate il bisticcio di parole, da Gianna Bigazzi, la moglie di Giancarlo.
Eravamo al Forte lo scorso anno, e lei ci è venuta a trovare ai Bagni, e ovviamente ci siamo messi a parlare del toscanaccio doc. Parliamo del più e del meno e a un certo punto Gianna salta fuori con la storia di come è nata “Ti amo”.

Giancarlo raramente usciva, anzi proprio odiava andare da qualsiasi parte, non era un mondano, ma Gianna riesce a tirarlo fuori di casa per portarlo una sera a teatro a vedere “La Gatta Cenerentola” di Roberto De Simone, che all’epoca era un grande successo in tutta Italia.

Dunque molto a malincuore Giancarlo va a vedere questa opera teatrale e rimane fulminato dalla scena del “Ballo delle Lavandaie”, che tra l’altro è una delle cose più belle di questo musical. Tornano a casa sotto la pioggia e Giancarlo, ancora con il cappotto addosso, va nel salone dove ha un pianoforte a coda.
Gianna gli ricorda che è tardi e che dovrebbe andare a letto, ma lui non ne vuole sapere,  sul pianoforte comincia a pestare il dito riproducendo,  a modo suo, proprio il ritmo del “Ballo delle Lavandaie”… “tum… tum… tum… tu tu tu tu tum tum…”.

Gianna rassegnata va a dormire e quando si risveglia alle otto della mattina dopo, scende in salone ed entra in un mare di nebbia, per le sigarette fumate da Giancarlo durante la notte, ancora con il cappotto addosso, che canta parole buttate lì… sempre sul ritmo della notte precedente… “Ti…a-mo… Ti… a-mo…”.

Ora, capite la genialità di quest’uomo? Da un musical, lontano mille miglia dai suoi gusti, lui è riuscito a cogliere l’essenza che gli interessava e trasformarla in una canzone pop che poi ha fatto il giro del mondo. Ecco chi era Giancarlo Bigazzi.
Ciao Giancarlo, ricordarti ieri sera è stato molto più bello del Festival.

Commento su Faremusic.it

9 COMMENTS

  1. Per quello che mi riguarda verità assolute quelle che ha scritto Salerno in più vorrei aggiungere che nelle persone apparentemente semplici a volte si nasconde un’anima da protagonisti e purtroppo troppo spesso ce ne accorgiamo solo quando i personaggi in questione ci hanno già salutato.

  2. Che magnifica testimonianza. E’un esempio chiaro di come la mente di un artista sia una fucina che scioglie e mescola ricordi e idee. E’ fantastico per noi avere avuto scrittori così. Certe canzoni sono patrimonio dell’umanità…

  3. Queste tue righe di ricordo sono veramente belle,ho avuto il piacere di ascoltare la storia di “ti amo ” proprio dalla signora Bigazzi, in un serata dedicata a suo marito quest’estate in Versilia,dove anche tu e Mara siete intervenuti, il difetto della serata è stato che tutti e tre avete “raccontato” per poco tempo…io vi avrei dato circa tre ore di tempo a testa!!!

  4. Intanto grazie a tutti quelli che hanno commentato questo episodio, un abbraccio speciale a Gianna Bigazzi che, raccontandomelo, mi ha permesso di poterlo rendere noto a tutti quelli che hanno stimato Giancarlo.

  5. mi ricordo quel salone.Un pianoforte avvolto dal fumo.Un cronometro per misurare intro,strofe,ritornelli e un piccolo registratore a cassette.Grande Giancarlo

  6. Bella bella questa storia, bella in sè e bella per l’insegnamento che contiene.
    Un’emozione aggiunta: credo che il salone e il pianoforte a cui si fa riferimento, siano quelli della villa a Settignano; il 14 novembre 1997 ero in quel salone e il maestro suonava le note di una mia canzone mentre l’ascoltava da un piccolo stereo portatile a fianco del piano stesso…..grazie per questo contributo….mi ci voleva!!!

  7. Fantastico un ricordo bello e divertente di un signore che ne sapeva “molte” e che canzoni ?……………

  8. Bellissima storia! Amo questa tipologia di artisti riservati, un po’ schivi e senza nessuna mania di apparire o darsi delle arie. Forti esempi per le nuove generazioni che dovrebbero ispirarsi, anche nel modo di essere, a quesi grandi maestri che li hanno preceduti.

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