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Erano davvero anni irripetibili ?

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di Gianfranco Giacomo D’Amato
La discussione è aperta da tempo.

Spesso assume i toni di una vera e propria diatriba, nella quale non ci sono mezze misure: o da una parte o dall’altra. Un po’ come avviene tra innocentisti e colpevolisti a proposito dei grandi casi di cronaca. A volte la discussione prende addirittura la forma di uno scontro generazionale.

Di sicuro chi ama la musica ha affrontato il tema diverse volte: la musica di qualche decennio fa era davvero superiore a quella attuale in termini di qualità, creatività, capacità di emozionare e di rimanere nella nostra memoria ? Oppure si tratta di un illusione e invece ogni epoca produce le proprie eccellenze ? Chi sostiene che la musica degli anni 70 ed 80 (ed anche di una parte dei 60) era nettamente migliore, sia in Italia che all’estero, dice qualcosa di sensato oppure è semplicemente un nostalgico che magari lega quella musica alla propria adolescenza ? Il sottoscritto ha preso piuttosto a cuore questo tema e ne ha fatto oggetto di riflessioni personali e di chiacchierate con decine di grandi protagonisti di quegli anni. E siccome io li considero irripetibili, li considero gli anni d’oro della musica, sono spudoratamente di parte. E riconosco, in questa opinione, una buone dose di nostalgia. Un collegamento netto tra ogni grande canzone del passato e qualche situazione personale. Ma questo non è il motivo per cui ho maturato la mia convinzione. E’ soltanto un effetto parallelo che la valida, che la amplifica. Non credo che oggi, così come negli anni 90 o 2000, manchino i capolavori nella musica. Credo semplicemente che l’evoluzione di costume, abitudini sociali, tendenze, tecnologia, obiettivi commerciali abbiano “impoverito” il mondo della musica, creando un’omologazione che non ha giovato alla salute della musica. Il fenomeno è macroscopico in Italia, ma è anche internazionale.

I motivi per cui questo è avvenuto sono diversi. Ne parlerò diffusamente in questi spazi in futuro, esponendo convinzioni personali ma soprattutto quelle di grandi personaggi che sono stati protagonisti di quell’epoca e che lo sono di quella attuale. Nel frattempo lascio qui uno spunto di riflessione, parlando di quello che accadeva in Italia e all’estero in uno degli anni irripetibili, che mi sono preso la briga di andare a sviscerare in dettaglio. Ne ho scelto uno per il quale non posso essere tacciato di sentimentalismo adolescenziale, perché in quell’anno ero un bimbo, e non un ragazzo alle prese con le prime soprese della vita. Spero che apprezzerete lo sforzo di mettermi (per quanto possibile…il tema mi è particolarmente caro) in una posizione di neutralità !

Dunque… nell’anno del signore 1971, nell’arco cioè di soli dodici mesi, accadeva per quanto riguarda la musica tutto quello che leggete sotto.

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Tra i primi 10 singoli nella Hit Parade a gennaio ci sono Anna di Lucio Battisti, Vent’anni con cui Massimo Ranieri vince Canzonissima e L’appuntamento di Ornella Vanoni. Mentre i Beatles dopo Let it be del 1970 sono in tribunale per sciogliersi e dividersi il patrimonio e le Brigate Rosse compiono uno dei loro primi attentati alla Pirelli di Lainate, arrivano ai vertici della Hit Parade Tutt’al più cantata da Patty Pravo e Anonimo veneziano, di Stelvio Cipriani, colonna sonora di uno dei film simbolo degli anni 70, con Florinda Bolkan e Tony Musante. A febbraio sale in Hit Parade My sweet lord di George Harrison. Dopo la serata finale di Sanremo, il 27 febbraio, la ribalta è conquistata dai pezzi del festival: Il cuore è uno zingaro (Nada e Nicola di Bari), Che sarà (Ricchi e Poveri e Josè Feliciano), 4/3/1943 di Lucio Dalla e Sotto le lenzuola di Adriano Celentano.

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Ad aprile Freda e Ventura vengono arrestati per la strage di Piazza Fontana mentre riscuotono un successo strepitoso due film e le relative colonne sonore: La ballata di Sacco e Vanzetti di John Baez/Ennio Moricone e Love story di Francis Lai, altra icona del cinema mondiale di quegli anni. A maggio iniziano le trasmissioni di Telecapodistria e comincia ad affacciarsi nei piani alti della classifica di vendita Pensieri e parole di Lucio Battisti. Ci rimarrà a lungo. A giugno si ascolta dovunque un altro brano firmato Mogol/Battisti, ma cantato da Mina, Amor mio.

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A luglio muore a soli ventisette anni Jim Morrison, leader dei Doors, mentre Demis porta al successo We shall dance e Maurizio Vandelli dell’Equipe 84 canta Casa mia di Soffici/Albertelli. Ad agosto, con l’ingresso nelle top ten di Tanta voglia di lei, nasce il fenomeno dei Pooh. Ad agosto altri due brani di Mogol/Battisti portano al successo i Formula tre (Eppur mi son scordato di te) e Bruno Lauzi (Amore caro amore bello).

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Ad ottobre nasce l’organizzazione Medici Senza Frontiere e i Pink Floyd si esibiscono in uno storico film/concerto tra le rovine di Pompei. Ornella Vanoni canta uno dei suoi brani più celebri, Domani è un altro giorno, splendida versione in italiano di The wonders you perform, di Tammy Winette. A novembre si fa strada in classifica Mamy blue, dei Pop Tops, ripresa in seguito da innumerevoli altri interpreti. A dicembre, mentre Giovanni Leone diventa Presidente della Repubblica, gli italiani fanno incetta di due dischi, La canzone del sole di Lucio Battisti e Pensiero dei Pooh e concludono l’anno ballando il Tuca Tuca con Raffaella Carrà ed Enzo Paolo Turchi.

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Tra i brani di quel 1971 che non arrivano nemmeno tra i primi dieci nella classifica di vendita dei 45 giri, ce ne sono moltissimi rimasti nella storia della nostra musica. Cito solo quelli molto celebri: Luci a San Siro (Vecchioni), Anche per te (Battisti), La casa in riva al mare (Dalla), Concerto grosso (New trolls), Djamballà (Baldan Bembo), Il gigante e la bambina (Ron), Have you ever seen the rain e I heard it through the grapevine (Creedence Clearwater Revival), A horse with no name (America), Jaelous guy (John Lennon), Never can say goodbye (Jackson five), Signora Lia (Baglioni), Stairway to heaven (Led Zeppelin), Il testamento di Tito (De Andrè), Without you (Badfinger), Your song (Elton John), Wild world (Cat Stevens). Mi fermo, altrimenti la faccenda diventa troppo lunga.

Questi sono solo alcuni dei dischi in vendita in UN solo anno, l’anno del signore millenovecentosettantuno, in Italia. Vogliamo prendere ora in esame, ad esempio, quelli del 1997 o del 2004 ?

Ah dimenticavo: anche per le canzoni dei bambini la situazione era la stessa. Il 1971 è anche l’anno de Il caffè della Peppina !

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