di Serena Iannicelli
L’altra sera ho finalmente visto “Mia madre“, di Moretti, regista che amo molto.
Delusione. È un film a metà, dove la trovata scenica di sostituire se stesso con una donna (la Buy che fa la Buy) rende tutto farraginoso.
Perché il fratello si licenzia? Non per stare vicino alla madre malata, perché la ditta gli offre tutto il tempo per ripensarci…forse per dire che con la morte della madre finisce tutta la vita conosciuta fino a quel momento?
La malattia…chiunque di noi abbia vissuto quei momenti terribili ha un deja vu che però è solo una pallida imitazione del dolore provato. È tutto troppo pulito, anche le camicie da notte della madre, i medici e gli infermieri sono gentili, l’assenza di Lei nella casa dove i fratelli tornano a vivere è in cose troppo concrete.
Mia nipote Crystal Ball, Cristina, che fa la fotografa, quando morì la nonna mostrò un b/n di vecchie pantofole appaiate che mi spugnò il cuore.
Qui Moretti si perde i dettagli, che nella morte di chi ci è caro diventano struggenti. Mio padre aveva scritto il mio numero di telefono su un foglietto e l’aveva attaccato al suo apparecchio. Che non abbia fatto in tempo a comporlo mi stracciò dentro qualcosa.
Turturro non si capisce a cosa serva. Forse senza di lui non si sarebbero trovati i soldi per fare il film, ma il suo personaggio stralunato diventa irritante. È così che Moretti si è vendicato degli attori? Non so.
Poi sta nipote, inutile. Banale che la nonna morente, professoressa, le faccia amare improvvisamente il latino.
Inutile l’amante della Buy. Non si sa nulla della vita del fratello (ma ci sta, probabilmente lui è solo una proiezione), nulla della casa opportunamente allagata….boh.
A voi è piaciuto?
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