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Ho Fatto Un Festival… di Luigi Calivà

Una pillola di Luigi Caliva’ che mi ha toccato…
di Luigi Calivà : Ho fatto il festival…non ho cantato, ma è stato meraviglioso lo  stesso.

Ho frequentato Sanremo e il Festival  dal 1986   al 2007 (tutti gli anni), ci sono andato da radiofonico (soprattutto), da discografico ( 2 anni), da produttore (2 anni), da manager (1 Anno), per pubbliche relazioni (diversi anni), per piacere e da amico di… (un paio di volte).

Ho fatto le solite lotte e le solite file e smosso le solite raccomandazioni per avere il pass “giusto”.

Ho vissuto la lotta tra radio Rai e Radio Private (si chiamavano così) che si volevano relegare in fantomatiche ed inutili sale stampa radio   decentrate   e quindi non frequentate se non da artisti sedicenti, che nulla avevano a che fare con il festival.

Ho vissuto i tempi d’oro delle serate in discoteca o live dopo-festival che erano spesso più importanti del Festival stesso, e ancora gli sponsor che facevano a gara ad aggiudicarsi un artista e gli stilisti che mettevano a disposizione bauli di vestiti o valigie di accessori. E ancora le feste, le ragazze, le fans scatenate…la folla, il traffico impazzito.

Ho stretto la mano a George Harrison alla tenda di Sanremo Rock e passato serate intere a salire e scendere le scale del back-stage dell’Ariston con i suoi tre o quattro piani (altro che step) e i suoi camerini grandi come uno sgabuzzino.

Ho visto durante le prove (alle serate con il pass non si entra)   cantare per la prima volta Laura Pausini, Eros Ramazzotti e Giorgia. Ho visto i festival di Zucchero Fornaciari prima che diventasse Sugar. Ho visto vincere Ruggeri, Morandi e Tozzi. Ho visto Toto Cotugno arrivare sempre secondo, Albano esserci sempre, Vasco arrivare ultimo e cosi anche gli Stadio. Elisa cantare in Italiano e Faletti cantare “Signor Tenente”, Renato Zero arrivare secondo e   Mia Martini cantare “Almeno Tu nell’Universo”.

Ho visto i Festival di Ravera, Baudo, Maffucci, Renis, Mazzi, Panariello, Aragozzini, Bonolis e Fazio.

Ho visto vincere Aleandro Baldi, I Jalisse, la Minetti, gli Avion Travel, Povia, Giò di Tonno/ Lola Ponce, Marco Carta e Valerio Scanu… e ho detto tutto…

Ho visto presentare il Festival oltre che Baudo , Mike, Vianello, Dorelli, Fazio, Bonolis, Carrà… ad   Anna Pettinelli, Sergio Mancinelli, Mauro Micheloni, Rosita Celentano, Paola Dominguin, Danny Quinn, Gianmarco Tognazzi, Andrea Occhipinti, Edwige Fenech… e ho detto tutto…

Ho visto cantare, soffrire, oppure gioire tanti amici artisti   e ho cantato e sofferto con loro, ho vissuto con loro la delusione di un eliminazione o  il trionfo di una vittoria, l’amarezza di un posto in classica finale deludente o la paura di svegliarsi afoni la mattina  dell’esibizione.

Ho vissuto e poi visto chiudere alberghi storici come il Des Etranger, base operativa di un paio di case discografiche per anni, luogo dove per 10 giorni si mangiava (male) e si dormiva (poco), si rideva molto e si facevano affari con discografici, editori ed impresari che cercavano artisti   per le serate estive in piazza, si facevano progetti per l’anno successivo e tante chiacchiere spesso inutili ma sincere.

Ho frequentato i grandi alberghi come il Royal o il Londra per incontrare artisti, discografici e giornalisti, passare serate divertenti con musica dal vivo improvvisata e feste rubate nella hall, piene di alcool, sigarette e…

Ho vissuto sole e pioggia, inverno, neve e serate primaverili con il maglione sulle spalle passando da un hotel ad un ristorante per salutare amici, artisti e giornalisti.

Ho cenato per tante  settimane di tanti anni diversi tutte le sere alla Pignese dopo il Festival o durante Festival con tutti gli addetti ai lavori (che scappano appena finito dall’Ariston), e con la folla fuori che aspettava per un autografo (i selfie   ancora non esistevano).

Ho visto paparazzi inseguire artisti ,cantanti e ospiti Vip per tutta Sanremo alla ricerca di una foto da piazzare su appositi giornali. Ho assistito ad inseguimenti di Striscia la Notizia alla consegna obbligata di un tapiro a questo o quell’artista ai tempi della guerra Rai-Mediaset, suggellata poi da un patto di non belligeranza (giocoforza).

Ho visto radiofonici inseguire artisti e discografici per avere un’intervista… sempre la stessa ripetuta su 10, 100, 1000 radio, e ho visto litigi tra radiofonici e discografici per l’assenza dei brani da suonare in radio il giorno dopo l’esibizione…(preistoria).

Ho vissuto anni bellissimi ma so che oggi non è più così. Tanti amici, colleghi, discografici e artisti non ci sono più e non solo perché se ne sono andati … ma anche perché quel mondo non esiste più, è tramontato per sempre.

Oggi critico Sanremo dai social network con gli amici come farebbe un ex con la propria fidanzata… critico ma ne ho una grande nostalgia. E non sarò mai uno che per snobismo lo vorrebbe vedere sparire.

Sanremo è, e sempre sarà la canzone  italiana, quella pop, quella popolare quella che un italiano su due ascolta e ama, anche se sicuramente lo nega.

Carlo Conti quest’anno con grande successo e semplicità lo ha riportato al suo originale splendore con buona pace di chi lo voleva vedere fallire, con errori certo ma con onestà anche intellettuale.

Ci saranno sempre canzoni che piacciono e altre no, artisti che   si amano,  artisti  amati nel passato e altri che non ci piacciono… ma è  Sempre il Festival della Canzone Italiana.

Ho detto appositamente il Festival della Canzone Italiana e non della musica italiana, quella può e deve vivere anche in altri luoghi e in altri palchi.

Fonte : dal Blog di Luigi Cavillà “Ilsignorno

 

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