Tutti i grandi artisti della storia sono stati spesso massacrati dai critici, non solo quelli appartenenti alle grandi testate editoriali, ma anche quelli che hanno avuto importanti incarichi nelle istituzioni, quali professori, docenti universitari, direttori di fondazioni, musei, conservatori, associazioni, concorsi pubblici, commissioni e giurie. Tutta gente che pur non essendo artista e non creando nulla, ha ottenuto redditi considerevoli sul lavoro degli artisti. Carmelo Bene, definì i critici teatrali in modo sublime:
“Il critico è colui che cerca un letto in un domicilio altrui”.
Potrei citare infiniti esempi di artisti poi passati alla storia, bocciati e respinti al loro esordio, dai critici istituzionali. Ad esempio Dario Fo, fu bocciato al suo primo esame alla Siae, Enzo Jannacci e Adriano Celentano furono definiti non idonei al mondo della canzone, nelle loro prime audizioni in Rai. L’elenco è lungo.
Nicolas Slominsky, purtroppo scomparso nel 1995, è stato un importante direttore d’orchestra e compositore negli Stati Uniti e autore di questa raccolta di Invettive musicali che ora Adelphy ha ripubblicato in una nuova edizione.
Il materiale iconografico di questo lessico di insulti ad opera di noti critici musicali è davvero vastissimo, Le fonti sono state studiate e catalogate con una perizia estrema, rovistando in tutti i maggiori archivi statunitensi, dalla Boston Public Library alla New York Public Library, passando per varie collezioni di biblioteche europee. Cito alcuni epiteti particolarmente crudeli. Berlioz venne definito “lunatico delirante”, Wagner “eunuco demente”, le opere di Bela Bartok “escrementi”, Verdi “uno spreco di materia prima”, Schonberg “fango”, la musica di Ravel “ irrilevante”, Debussy “un robusto esempio di bruttezza moderna”, Bruckner “il peggior pericolo musicale vivente, un Anticristo tonale”, Il Requiem di Brahms “pesantemente ottuso”. Non si salva nemmeno Beethoven definito così dalla rivista inglese “The Harmonicon nell’aprile del 1824: “LE SUE ARMONIE SONO INCOMPRENSIBILI E SPESSO RIPUGNANTI”.
Al termine della lettura del libro, l’unica consapevolezza che rimane al lettore viene mirabilmente riassunta dall’ aforismo di Samuel Butler
“Le sole cose che detestiamo davvero sono quelle che non ci sono familiari”.
E’ straordinariamente vero. Tutto ciò che non è familiare, che non è facilmente assimilabile nella cultura popolare o nella tradizione, tutto ciò che è genio, innovazione, scoperta, non conosciuto e non conforma fa paura, determina fastidio, irrequietezza, scandalo e pertanto va combattuto con spregio e violenza lessicale. Nel corso del Novecento abbiamo letto e conosciuto feroci stroncature anche nei confronti di chi non solo ha cambiato la musica ma anche il costume e lo stile di intere generazioni. Alcuni critici musicali inglesi definirono I Beatles “stonati come il loro taglio di capelli”. I Beach Boys “una quartetto di suonatori da balera” notare il termine quartetto, quando invece erano cinque. Il libro di Slonimsky riguarda solo compositori e i critici di musica classica fino alla musica concreta e d’avanguardia. Ma attenzione, qui i critici non sono considerati come semplici brontoloni saccenti, alla pari di un qualsiasi loggionista de La Scala, sono altresì rappresentanti della cultura, autori dalla prosa brillante, ispirati dall’arte della ingiuria per opporsi a un mondo creativo e innovativo che non sanno nemmeno capire e studiare. Essi non hanno nemmeno la curiosità di avvicinarsene, consapevoli di un immaginario pericolo che possa scuotere le loro convinzioni e convenzioni e il loro ruolo sociale acquisito. Quella della classe dei critici è quindi rappresentata come una casta di potere, decisa e determinata armata di maldicenze e offese. Oggi la critica non ha più questa funzione, e forse di funzione non è ha alcuna, dato che l’universo social ha sdoganato ogni tipo di commento, opinione e critica su tutto ciò che esiste nel reale fino al soprannaturale. Oggi tutto è confuso, generalista e pasticciato. Vediamo gli artisti ergersi a critici, a tutor, a giudici senza nemmeno essere consapevoli che oltre alle facili opportunità di far soldi, essi dovrebbero operare nel loro ambiente senza cambiare identità. Allo stesso tempo vediamo critici che vorrebbero indossare la casacca dei protagonisti per diventare delle star. Il libro di Nicolas Slonimsky ha il merito di ridefinire i confini tra le due categorie senza sovrapposizioni artificiali contemporanee. Consigliatissimo.
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