Ultimi post

Ghigo Renzulli, co-fondatore dei Litfiba, esce con un album – INTERVISTA

Voto Utenti
[Total: 2 Average: 2.5]

Dizzy è il nuovo album strumentale di Ghigo Renzulli, straordinario chitarrista e, per i più, fondatore dei Litfiba.  

.
Una delle caratteristiche principali di Dizzy, come racconta l’autore, è la straordinaria varietà di melodie, dominate dalla chitarra di Ghigo e arricchite dai contributi di quattordici musicisti che hanno partecipato al progetto. Il risultato è un sound ricco e variegato, che rimane però fedele alla cifra stilistica distintiva di Ghigo.

L’album contiene quindici brani e offre una gamma di atmosfere che si muovono in modo fluido e vertiginoso, raccontano un universo sonoro unico e personale. Ghigo Renzulli, con la sua carriera di oltre 40 anni, lo troviamo nel finire degli anni ’70 con Raffaele Riefoli, noto al grande pubblico col nome di Raf, nei Cafè Caracas.

Chiusa per divergenze artistiche l’esperienza con Raf, riceve una chiamata da Gianni Maroccolo, con lui fonda i Litfiba che vedono nella prima formazione: Antonio Aiazzi alle tastiere, Francesco Calamai alla batteria e come frontman Piero Pelù.

Ghigo ha lasciato un’impronta indelebile nella musica italiana, sia come leader dei Litfiba che come artista solista. Il suo percorso, fatto di sperimentazione e innovazione, continua a ispirare nuove generazioni di musicisti e appassionati.

Vado a vedere un suo live al Legend di Milano in occasione della presentazione del nuovo album Dizzy, ci sentiamo al telefono per un’intervista in cui parliamo della sua musica.

Ghigo Renzulli

Ciao Ghigo, come stai? Dizzy è il tuo secondo album strumentale, come si fa a dare un titolo a un brano strumentale? Come nasce, ad esempio, Dizzy?

Ciao Antonino, tutto bene, nuovo album e nuovo tour, direi alla grande! Dici bene, questo è il mio secondo album strumentale. Ogni brano ha un significato, Dizzy è l’ultimo brano composto per questo disco ed è il brano che dà il titolo a tutto il lavoro. Nel brano ci sono tre cambi di tonalità, le melodie si alternano con tre scale diverse, con scale cromatiche. Pensa che questa composizione complessa mi dava un senso di vertigine, da qui ho pensato di intitolare la canzone Dizzy che in inglese significa vertiginoso o che dà le vertigini. Mi piace evocare questa immagine, da ragazzo, tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70 feci un viaggio e insieme a un mio amico, di notte, siamo entrati in un parco giochi dei bambini, ci siamo messi su uno di quei giochi, sai quelli in cui al centro c’è un grande manubrio che devi ruotare affinché tutte le seggiole che stanno attorno possano girare, la sensazione che ho avuto, e che ho voluto rievocare in questo brano non è quella girare, ma quella di stare fermi mentre tutto il mondo attorno girava.

Tu che ne hai scritti tanti, come nasce un brano di successo? Lo riconosci in fase di scrittura?

Scrivere un brano, una melodia, è un esercizio stupendo. Scrivere un brano strumentale o scrivere una canzone sulla quale poi va un testo sono due cose diverse. Nel periodo Litfiba ho scritto le canzoni come ho sempre fatto, parto dalla chitarra acustica, non ho una voce bella ma discreta per cantare un brano in fase di composizione, poi trasporto le melodie che ho scritto e le do al cantante, una canzone col testo non ha regole, in quel caso la cosa basilare è il testo. La responsabilità è del cantante che deve scrivere un testo che resti, che catturi l’attenzione dell’ascoltatore. Più complesso è quando scrivi un brano strumentale, la melodie, per far sì che l’ascoltatore resti fino alla fine, deve avere delle sorprese, dei cambi di tonalità, qualcosa che incuriosisca chi sta ascoltando.

C’è un brano di questo disco a cui sei particolarmente legato?

Ci sono diverse ragioni per legarsi a un brano, ti dico che sono legato a Terra Blues. Il blues è stato ed è ancora oggi una delle mie prime ispirazioni. Amocsuonarlo ogni tanto, interpretato alla mia maniera. Il titolo del brano è la citazione di un famosissimo e storico locale blues nel Village di New York posizionato porta a porta al mitico “The Bitter End”, un altro locale storico dove ha suonato tutto il Gotha della musica Rock. Poi c’è “Stella del sud”, è la composizione più vecchia di questo album. Avevo già utilizzato l’idea melodica in un brano dei Litfiba del 2016 ma, per varie ragioni non ero soddisfatto del risultato ottenuto sul disco. Ho ripreso il mio vecchio provino e il titolo originale, che amavo particolarmente, e l’ho sviluppato ulteriormente cambiando l’arrangiamento, il ritmo ed aggiungendo altre parti. Questo è il punto di arrivo.

Qual è il ricordo che hai da piccolo? Com’è stato il tuo approccio con la musica?

La musica mi è sempre piaciuta, mio nonno suonava in una grande orchestra ed era diplomato al conservatorio, pensa che la sera ci obbligava ad ascoltare musica classica mentre lui dirigeva. È mio nonno che mi ha trasmesso l’amore per musica, amo tutta la musica, ho una passione per quella partenopea. Pensa che una volta ho comprato, in una sosta in autostrada un cd di Mario del Monaco con l’orchestra, secondo un mio maestro ero una reincarnazione per un musicista napoletano del ‘600! Mio nonno era una persona straordinaria, aveva un locale all’interno di un battello attraccato sul Tevere, quel battello si chiamava Medusa, era sempre pieno. Pensa che quel battello è stato anche il set, per una scena, del film Vacanze Romane. Sono figlio d’arte, a 10 anni ascoltavo la musica, poi la chitarra mi piace, l’ho suonata, ma mi sento più un compositore, un arrangiatore, ho studiato armonia, composizione, mi dà più gusto comporre.

Sono stato al tuo concerto qui al Legend di Milano, musica straordinaria e pubblico in visibilio.

Sì, sono molto contento, il pubblico si è divertito, suonare live come suoniamo noi è un viaggio dal vivo, non c’è nessuna base, io sono pure senza monitor, mi bastano chitarra e amplificatore. Mi piace anche lo studio, ci ho messo un anno e mezzo per fare questo disco, fare musica strumentale è più difficile, come ti dicevo ci vogliono tanti cambi scena, questo è il mio secondo album strumentale, fare il primo è stata una lezione, con questo disco ho aggiustato la mira. Dizzy è disponibile in CD e doppio vinile, perfetto per chi vuole immergersi in un’esperienza d’ascolto di grande profondità e qualità.

Qual è la tua palestra? Come ti alleni?

La musica è la mia vita, mi diverto a fare il direttore di giuria di un festival, un cantante deve curare la sua voce, anche le corde vocali invecchiano, ci sono diverse strategie, o abbassi la tonalità o velocizzi il brano.

In che senso?

Lo velocizzi perché i fiati sono più corti, quindi il brano risulta più facile da cantare. Il mio strumento è la chitarra, contano i muscoli delle dita e la mente. I muscoli, anche quelli delle dita, bisogna esercitarli, vanno tenuti in allenamento. Ho una certa età e ho avuto l’onore di assistere a uno degli ultimi concerti di Andrès Segovia, il più grande musicista di chitarra classica, quando sono andato a vederlo lui avrà avuto novanta anni ed è stato straordinario.

Ho un’altra domanda: Com’è nato il nome Litfiba? C’era la diceria che significasse L’Italia finisce a Bari, da siciliano ti dico che questa cosa mi dava molto fastidio.

Fai bene a fare questa domanda, chiarisce delle dicerie assurde messe in giro da alcuni fan. Pensa che sono passati più di quaranta anni, avevamo scritto un bel repertorio e bisognava fare il primo concerto. Quando abbiamo cominciato a fare musica, avevo ovviamente un altro lavoro, e lavoravo in un’impresa di spedizione. Per le spedizioni si usava il sistema Iricon, la lettera “L” era la sigla della chiamata del sistema usato dal telex, “It” stava per Italia, “Fi” per Firenze e “Ba” era la sigla della strada dove avevamo la prima cantina in cui suonavamo in via de’ Bardi, e da qui, unendo le sigle, mi è venuto il nome Litfiba!

Facebook Comments

Latest Posts

I piu' letti

Resta in contatto

Per essere aggiornato con tutte le ultime notizie, offerte e annunci speciali.