“Harakiri”, un brano fuori dagli schemi radiofonici, è il nuovo singolo di Samuele Bersani, anteprima del nuovo album “Cinema Samuele” che arriva a sette anni dal precedente.
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Dopo sette anni dal suo ultimo lavoro “Nuvola numero nove”, il poetico cantautore riminese Samuele Bersani è tornato con il singolo “Harakiri”, apripista del suo nuovo progetto discografico “Cinema Samuele”, in uscita il prossimo 2 ottobre per Sony Music. Il nuovo disco sarà una sorta di “visione” di vari film che faranno parte della tracklist del progetto, un “particolare cinema” che nasce dalla mente di uno dei cantautori più eclettici e credibili degli ultimi venti anni della musica italiana.
TESTO
“Harakiri” parla della storia di un uomo che “stava facendosi harakiri chiuso in un cinema porno francese ma dopo i primi tentativi ‘non è il momento’ disse, poi si arrese“. Il testo è scritto come un racconto, senza seguire alcuna struttura classica dei una canzone pop (nel testo non c’è ritornello, ad esempio). In definitiva sembra la descrizione di immagini oniriche che scorrono in un film che offrono una visione poetica della complessità della vita sulle note nostalgiche di un hammond a valvole.

TESTO “Harakiri” – Samuele Bersani
Stava facendosi harakiri
chiuso in un cinema porno francese
ma dopo i primi tentativi
“non è il momento” disse, poi si arrese
agli sviluppi della trama
alla profondità dei dialoghi
Per arrivare all’astronave
Quella scatola tutta lamiere
Che non smetteva di tremare
E si appoggiava appena su due pietre
Aveva attraversato i campi
E si era aperto il mignolo di un piede
Canzoni d’amore altamente nocive
Per un cuore già troppo pulsante
Sapendo che in giro non c’era un dottore
Non stava mai lì ad ascoltarle
Davanti a uno specchio di carta argentata
Pensò: “guarda che fisico”
Potrei dire di aver fatto lo stuntman
Si addormentò spontaneamente
Con il sonnifero lasciato in tasca
Con il sorriso deficiente
Di un imbucato al centro della festa
Sognò di avere un’aragosta
Ancora viva dentro ad una busta.
Si era svegliato col cappotto addosso
Con una tanica di acqua di fosso
Da far bollire sul fornello
Tenuto in bilico con un ombrello
Che non poteva più aprirsi
Ma gli era utile per questo e quello
Persino a far finta di avere un fucile
Col quale difendersi quando
Provavano a superare il confine
Sparava bestemmie di marmo
Davanti ai ragazzi seduti sui cofani che lo provocavano
Tirò giù anche l’ultimo santo
Poi dopo una serie giorni infelici
Venne fuori vestito di bianco
Sembrava una lucciola in mezzo a un blackout
Per fargli un regalo anche il cielo di colpo si aprì a serramanico
Come se spalancasse un sipario
VIDEO
Il brano è accompagnata da un video che ricalca il mood cinematografico della traccia. La clip è un interessantissimo cortometraggio diretto da Giacomo Triglia (su soggetto scritto da Pacifico), interpretato da Jozef Gjura nel ruolo del protagonista.

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