In questi casi la formula di rito recita: “per chi non lo conoscesse…”, ma a parte una certa inimicizia con i luoghi comuni penso che sia impossibile che un fruitore di una rivista musicale non conosca uno dei più importanti chitarristi mondiali nella storia del rock.
Lasciamo agli amanti delle classifiche e della classificazioni le ulteriori dotte disquisizioni su cosa siano il rock, il pop, il progressive, e sul peso specifico di Gilmour in rapporto agli altri eroi della tastiera (chitarristica); riguardo al nostro vale senza dubbio la mirabile sintesi credo di Miles Davis, secondo cui la musica si divide semplicemente in bella o brutta.
Gilmour ha prodotto semplicemente bella musica, in quanto tale molto difficile da riproporre in maniera credibile, per quanto non particolarmente impegnativa dal punto di vista tecnico: il suo tocco, la sua sintesi, il suo intuito melodico, il senso del blues, delle dinamiche, del “change of mood” non hanno eguali nello sterminato panorama dei chitarristi elettrici mondiali. Le riviste specializzate divulgano da anni le formule magiche per riprodurre il suo suono ma non c’è partita: il suono è nelle dita e nel cervello, ed il nostro ne è la dimostrazione.
Pochi musicisti hanno una personalità così importante, quella che consente l’immediato godurioso riconoscimento anche solo con tre note, si parla di Stevie Wonder, del compianto Al Jarreau, dello stesso Miles Davis, tutti personaggi che hanno applicato perfettamente quella legge (inascoltata dai più, per fortuna) secondo la quale “la tecnica è un mezzo e non un fine”. David Gilmour non riproduce mai i suoi famosi “solos” in maniera uguale, questo lo lascia fare (cercare di fare…) a migliaia di emuli sparsi per il pianeta, in compenso ogni sua esibizione, facilmente reperibile sulla rete, è una lezione gratis di cosa significhi musicalità, l’aspetto più difficile da acquisire se non innato, il più personale, il più complesso da percepire appieno, da decodificare correttamente, da apprendere, da padroneggiare.
Tanti auguroni mister Gilmour, con gratitudine.
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