Cinque anni fa ci lasciava il grande Giancarlo Bigazzi. E’ stata una scomparsa difficile da digerire perchè di Bigazzi in giro non ce ne sono altri… anzi, in realtà, non ce ne sono mai stati, perché lo “stampo” di Giancarlo è stato buttato via dopo la sua nascita.
Giancarlo l’ho conosciuto solo grazie alla frequentazione del Festival di Sanremo. Casualmente eravamo nello stesso albergo, e qualche volta lo incontravo alla CGD, molto più tardi negli uffici della Southern Music, dove lavorava Franco Daldello, editore e nostro comune amico.
Parlavo dello “stampo” di Bigazzi, quello che è stato buttato via… e già, perché Giancarlo è stato un autore di canzoni atipico, prima di tutto perché era un toscanaccio doc, con un carattere un po’ “rustico”, ma nello stesso tempo molto generoso.
La sua forza era sia nella composizione della musica, sia nel scrittura dei testi, e se andate a leggervi quello che ha scritto, restate di sasso. Mi hanno raccontato che quando si presentò a Ettore Carrera, allora direttore editoriale della CGD, per cercare un contratto di esclusiva, alla domanda:”ma lei, che strumento suona?“, E lui: “niente, io fischio…“.
Carrera rimase colpito dalla sua risposta e dal temperamento di quel ventottenne in piedi davanti a lui. In seguito Giancarlo imparò a suonare il pianoforte da autodidatta, perché era un gran curioso.
Andava a “fiuto”, una delle sue maggiori doti. Fiutava il successo come un cane da tartufo, e sapeva scegliersi i giusti collaboratori, tra i quali il bravissimo Marco Falagiani.
Una sola volta ci è capitato di lavorare insieme, nulla di importante, un brano finito in un album di una cantante che producevo io, ma in quella occasione ci fu uno scambio di telefonate molto divertenti, che per ovvi motivi di privacy preferisco non riferire.
Insomma, caro Giancarlo, il tuo posto resta vuoto, ma io ti ricordo sempre, anche se mi piacerebbe si parlasse di te molto di più, perchè hai dato tanto alla musica… e la musica ti ha restituito tanto, a giusta ragione.
Ps. Ti prego Giancarlo, non far caso a quell’orribile spot su Sanremo dove degli animali “canterebbero” Non amarmi.
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