Ultimi post

Unioni Civili: Oggi un giorno storico, ma la storia ci ricorderà come gli ultimi ignavi

di Pasquale Videtta

Prima vennero i Pacs, poi i Dico, poi ancora i DiDoRe, ora le unioni civili per “formazioni sociali specifiche“, ma escludendo i figli. Tutto pur di non chiamare le coppie dello stesso sesso “famiglie”.

L’Italia ha un serio problema nel nominare le cose, nel chiamarle per ciò che realmente sono. Del resto, in questo mondo esistono quelli che si fanno chiamare “etero curiosi”, quando un “mi piace il fagiano nel deretano” sarebbe più appropriato.

Detto questo, è evidente che le unioni civili siano una cosa positiva. Rispetto al nulla, non che ci voglia molto. Se vi trovaste nel deserto e vi offrissero due bicchieri d’acqua o il nulla, sarebbe stupidino rifiutare. Purché si sappia che “o questo o niente” è pur sempre una violenza subdola, un ricatto.

Ma i racconti trionfalistici quelli sì, vanno rifiutati. Perché l’Italia ha un altro problema, che unisce l’incapacità di dar nome alle cose e il conformismo: si parla di “svolta storica” per una legge vecchia, vecchissima, approvata in Danimarca nel 1989, quasi trent’anni fa. E a parlarne, oltre ai maestri dello storytelling, sono anche quelli che fino a due mesi fa consideravano questa legge un obbrobrio inaccettabile.

Oggi un primo ostacolo è stato superato, ma la storia si ricorderà di noi come gli ultimi ignavi che, per riconoscere un diritto, hanno dovuto persino cambiare il nome dei beneficiari. Siamo ancora fermi all’amore che non può pronunciare il suo nome, come scriveva Oscar Wilde nel De Profundis.
Con buona pace della retorica trionfalistica.

Facebook Comments

Latest Posts

I piu' letti

Resta in contatto

Per essere aggiornato con tutte le ultime notizie, offerte e annunci speciali.