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LIVE AID QUARANT’ANNI DOPO – CIO’ CHE E’ STATO DIMENTICATO

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Lo scorso 13 luglio i social network hanno festeggiato i 40 anni di Live Aid. Era prevedibile che l’evento facesse il pieno di visualizzazioni e condivisioni, soprattutto su Meta, che ha un target superiore agli altri social.

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Tuttavia la stragrande maggioranza degli utenti ha commentato esclusivamente sull’ aspetto  musicale, trascurando il vero motivo dello storico evento promosso da Bob Geldof che finì praticamente sul lastrico dato che solo il conto del suo telefono era arrivato a quasi sei zeri. Lo scopo era raccogliere più soldi possibile per la carestia e la fame dei paesi africani più poveri, in particolare l’Etiopia.

A fine concerto la stampa britannica valutò la raccolta fondi tra i 40 e i 50 milioni di sterline anche se la stima postuma venne poi valutata attorno ai 150 milioni di sterline, anche in considerazione di alcune ricche donazioni come quella della famiglia dei reali di Dubai che versò un milione di sterline, e quelle raccolte in parte da alcuni concerti dei singoli gruppi e artisti che continuarono per tutto il 1985.

Bob Geldof e Midge Ure, i promoter e ideatori dell’idea, ispiravano fiducia. Non erano mai stati coinvolti in traffici illeciti e non erano neanche esponenti o simpatizzanti di gruppi politici, né avevano conflitti di interessi di alcun genere. L’evento grazie al cast stellare e alla diffusione di quasi tutte le tv d’Occidente, tale da ottenere quasi 2 miliardi di telespettatori, fu il maggior evento mondiale di raccolta fondi di sempre. Tuttavia anche se dal punto di vista tecnico, la raccolta fondi funzionò bene, fu invece un disastro nella distribuzione, al punto che si rivelò praticamente un infame boomerang.

Anni dopo,  il conduttore e giornalista Bill O’ Reilly della Fox News, rivelò in diretta che gran parte dei fondi raccolti da Live Aid furono sottratti dal dittatore Menghistu Hallè Mariàm, detto il Negus Rosso, che dopo il crollo del suo regime, fu costretto a fuggire in Zimbabwe. Nel 2008 la Corte etiope lo condannò alla pena di morte per genocidio e altri crimini commessi sotto la sua dittatura.

Tutto questo Bob Geldof non poteva saperlo, ma le organizzazioni di assistenza che si occuparono della distribuzione dei fondi, avrebbero dovuto saperlo. Così quella montagna di denaro, finì nelle banche corrotte che finanziavano il regime militare di Menghistu Mariàm e al popolo etiope, non arrivò neanche un cent.

Se a questo si aggiunge che gli artisti, che si esibirono gratuitamente, alcuni fecero anche importanti donazioni, ebbero comunque grandi ritorni economici, relative  ai diritti di pubblica esecuzione e di sonorizzazione fono meccanica ( concerti, tv, radio e vendite dell’album). Ne beneficiarono anche compagnie aeree, di trasporto, hotel, le televisioni come MTV e ABC che vendettero a prezzo salato agli sponsor gli spazi della pubblicità tabellare, tra un blocco e l’altro della durata complessiva del concerto, la Warner Music Group che mise in commercio un cofanetto di 4 DVD e tutti coloro che fecero un uso commerciale durante le 16 ore ininterrotte del concerto.

Insomma era praticamente impossibile sfuggire dal business per una raccolta fondi contro la fame. Iniziative simili al Live Aid ce ne sono state, come la campagna per “cancellare il debito africano” messa in piedi da Bono degli U2. Campagna che poi non portò alcun risultato, se non per la stessa immagine della rock star.

Ora qui non si tratta di mettere in dubbio la buona fede di questi artisti, che si sono spesi a lungo in campagne di solidarietà e beneficenza, ricordate ad esempio “The Bangladesh Concert” di George Harrison? Il punto è che le buone intenzioni non bastano, non si tratta di raccogliere solo denaro per giusti fini, quanto nel saperlo utilizzare correttamente, perché gli avvoltoi della corruzione volano sempre basso. Sono sempre lì in agguato in attesa di catturare la preda. Live Aid, suo malgrado, è stato uno dei più grandi fallimenti nella storia della beneficenza umanitaria. Per oltre sedici ore ha offerto a tutto il mondo occidentale, l’illusione di poter vincere la fame, la carestia, la soppressione di un popolo africano. Milioni di persone ci hanno creduto e hanno risposto.

Ma quanti sanno oggi, che le loro donazioni sono finite in mano a dei criminali? Qualcosa di simile sta accadendo da qualche mese a Gaza. Fatta fuori l’Unrwa, l’organizzazione fondata dall’ Onu, Israele e l’amministrazione Trump hanno assegnato l’intero controllo della distribuzione umanitaria (cibo, medicinali e generi di primo soccorso) a una misteriosa fondazione svizzera denominata Gaza humanitarian foundation (GHF). Il risultato è che prima del conflitto, Gaza riceveva fino a 600 camion di aiuti giornalieri, gestiti dall’Unrwa. Tra marzo e maggio 2025 Israele ha imposto un blocco totale nel quale nessun aiuto è entrato a Gaza, riducendo poi l’afflusso in generale. Ovviamente escludendo del tutto la supervisione di osservatori internazionali neutrali.

La tragedia di Gaza è ovviamente un caso diverso rispetto al regime etiope degli anni ottanta, ma ne conserva un elemento comune: chi detiene il potere, ha solo un interesse: accumulare denaro sulla pelle dei poveri, sulla fame degli ultimi, bambini compresi. E per fare questo, non ruba solo merci e denaro, ma anche la buona volontà delle persone. Tutto questo purtroppo è accaduto anche quarant’anni fa a Live Aid, ed è giusto ricordarlo per non dimenticarlo, perché lo show , è infinitamente meno importante della salvezza di un popolo.

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