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Marta Donà: la regina dietro le quinte del Festival di Sanremo

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Marta Donà, numeri alla mano, può vantare un record di vittorie al Festival di Sanremo che farebbe impallidire qualsiasi artista: quattro vittorie in cinque anni, da Marco Mengoni a Olly. Ecco chi è la manager che ha riscritto le regole del successo musicale italiano.

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Nel luccicante universo del Festival di Sanremo, dove artisti e canzoni si contendono la scena, emerge una figura che, pur lontana dai riflettori, ha dimostrato di avere il tocco del Re Mida. Non stiamo parlando di una cantante, ma di Marta Donà, la manager musicale che ha collezionato ben quattro vittorie quasi consecutive al prestigioso festival.

L’ultima è qui e ora, con il cantautore genovese Olly che ha trionfato con la canzone “Balorda Nostalgia” a Sanremo 2025. Un successo che si aggiunge ai precedenti trionfi di Angelina Mango nel 2024, Marco Mengoni nel 2023 e dei Maneskin nel 2021. Un palmarès impressionante che pone la Donà al vertice della gestione artistica italiana.

Chi è Marta Donà

Ma chi è realmente Marta Donà? Nipote di Adriano Celentano e Claudia Mori, laureata in Scienze della Comunicazione all’Università di Verona, Donà inizia la sua carriera nel 2006 come addetta stampa, per poi approdare in Sony Music nel 2009 come press agent. La svolta avviene nel 2011, quando Marco Mengoni le chiede di diventare la sua manager. Da quel momento, Donà dimostra un intuito infallibile nel riconoscere e coltivare talenti.

Nel 2015, fonda LaTarma Management, un’agenzia che diventa rapidamente sinonimo di successo. Sotto la sua guida, artisti come i Måneskin, Angelina Mango e lo stesso Mengoni raggiungono le vette delle classifiche. Con Olly, Donà ha dimostrato ancora una volta la sua capacità di individuare e promuovere talenti emergenti, portando a casa il quarto trofeo in cinque anni.

Non è stato, però, tutto in salita. Sul tappeto di rose dei Måneskin, Marta Donà è scivolata proprio nel momento in cui la band raggiungeva il successo internazionale. Il 2021 è stato l’anno della consacrazione globale, ma anche della loro separazione professionale. «Avete deciso di proseguire senza di me; ho il cuore spezzato», aveva dichiarato in quel frangente. Una battuta d’arresto che avrebbe potuto metterla all’angolo, ma che invece si è trasformata nel trampolino per rilanciarla ancora più in alto, consolidando la sua carriera.

La sua leadership e la sua visione hanno rivoluzionato il panorama musicale italiano, rendendo LaTarma un punto di riferimento per l’industria discografica. Oltre ai successi sanremesi, Marta Donà ha saputo costruire una squadra vincente, collaborando con Francesca Michielin e Alessandro Cattelan. Quest’ultimo è stato spinto prima alla conduzione dell’Eurovision Song Contest nel 2022 e poi a un ruolo sempre più centrale a Sanremo, dalla conduzione di Sanremo Giovani al DopoFestival, fino alla co-conduzione del Festival stesso accanto a Carlo Conti.

In un’epoca in cui il talento manageriale è spesso dietro le quinte, Marta Donà emerge come protagonista indiscussa, dimostrando che dietro ad ogni artista di successo c’è sempre una mente brillante che sa come guidarlo, promuoverlo e concludere contratti strategici fondamentali.

Il numero fortunato

Un dettaglio strano ha attirato l’attenzione del pubblico e dei media: il numero 15, che sembra essere diventato il biglietto vincente per chi sogna di sollevare il leoncino d’oro. Sia Olly nel 2025, che Angelina Mango nel 2024 e Marco Mengoni nel 2023, hanno avuto proprio quel numero al televoto.

Un fatto che ha sollevato interrogativi e perplessità, anche da parte del giornalista e direttore del TgLa7 Enrico Mentana, che sui suoi social ha evidenziato le strane coincidenze legate sia alla manager Marta Donà, capace di inanellare quattro vittorie in cinque anni, sia al ricorrente numero 15. «Ha vinto chi andava votato col numero 15, lo stesso che aveva un anno fa Angelina Mango, e l’anno prima Marco Mengoni», ha sottolineato Mentana, alimentando ulteriormente il dibattito.

Durante la conferenza stampa di chiusura del Festival, il direttore artistico Carlo Conti ha affrontato la questione, dichiarando: «È una coincidenza assoluta. Ho fatto solo un favore a una cantante che mi ha chiesto di farsi dare un numero specifico, perché rappresenta l’infinito all’incontrario: me lo ha chiesto con quegli occhioni, non potevo dire di no. Era Clara». E ancora: «Quando prendo le canzoni, non guardo né chi ha scritto il brano, e si vede perché a volte gli autori si ripetono, né la fedina penale dei cantanti né il management. Ascolto solo la canzone».

Le case discografiche d’appartenenza però, non nominandole, ha ammesso di considerarle, vista la quasi esclusività delle major per la compilation del Festival.

Il dominio assoluto

È interessante notare come le major discografiche abbiano giocato un ruolo cruciale nei successi della Donà. Se nel 2021 il trionfo dei Måneskin sembrava l’inizio di un nuovo capitolo della musica italiana, oggi possiamo dire che era anche l’inizio di un’egemonia sanremese, oltre che manageriale. Quattro vittorie nelle ultime cinque edizioni, portate a canestro con la Sony Music, ad eccezione di Angelina Mango, che ha visto LaTarma agganciarsi alla Warner Music. Questa collaborazione tra management efficace e solide case discografiche ha creato una formula vincente che ha dominato il Festival negli ultimi anni.

La polemica sul patriarcato 

Sanremo 2025 ha scatenato ampie polemiche sul patriarcato nella musica italiana, con molte voci critiche che – giustamente – hanno denunciato il dominio maschile nelle dinamiche del Festival. Ma proprio questa edizione, tanto discussa sotto questo punto di vista, ha portato alla luce un paradosso interessante: dietro ad un uomo che vince, c’è sempre una donna.

Marta Donà ne è la dimostrazione più eclatante. Non solo è una donna a dirigere il successo di tanti uomini, ma lo fa con una squadra composta quasi esclusivamente da donne. In un’industria musicale che ancora fatica a riconoscere alle artiste lo stesso spazio dei loro colleghi, Donà ha sfondato il soffitto di cristallo con l’intuito, il coraggio, la capacità di guardare oltre il presente e, soprattutto, l’intelligenza di allearsi con altre donne, creando un battaglione femminile. LaTarma, la sua agenzia, è la prova concreta che quando le donne si sostengono a vicenda, non solo possono imporsi, ma possono anche riscrivere le regole del gioco nei territori più ostili.

Tuttavia, ciò non cancella il problema evidenziato dagli stessi tre artisti sul podio – Olly, Lucio Corsi e Brunori Sas – che hanno sottolineato quanto sia preoccupante il fatto che tutte le donne in gara siano finite nelle posizioni più basse della classifica. Comprese due star assolute dalle potenzialità internazionali come Giorgia ed Elodie, e due rivelazioni che esplodono di autentico talento come Serena Brancale e Joan Thiele.

In questo caso, il dato non può essere liquidato come una semplice casualità, soprattutto considerando che le canzoni con cui le donne hanno gareggiato non erano, mediamente, inferiori a quelle degli uomini. C’è da chiedersi, quindi, cosa abbia contribuito alla discussa debacle. Il sistema di voto, dando maggior peso al televoto, ha sicuramente dato più potere alle ragazzine, pronte a sostenere i loro nuovi idoli, ma non è da escludere che abbiano influito anche altri fattori, come i retaggi culturali o la competizione tra donne. Probabilmente, un mix di tutto questo.

La manager che fa la differenza

Chissà quanti artisti ora sognano di avere la Donà come manager. Perché al netto di tutte le polemiche su talenti, major e sistema di voto, una cosa è certa: in un mercato discografico sempre più complesso, un buon manager fa la differenza. Dietro ad un artista di successo, c’è sempre un grande manager. E se c’è qualcuno che lo ha dimostrato con i fatti, quel qualcuno è proprio Marta Donà.

Non resta che chiederci quale asso nella manica avrà la manager plurivincitrice per il Festival di Sanremo 2026.

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HIT NON HIT (dalla musica pop al jazz) – BLOG & PRESS di Ugo Stomeo

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