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Milano Music Week: i dati sulla musica Italiana in Italia e Estero

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Il 18 novembre 2024 si è aperta la Milano Music Week 2024 con un convegno ospitato nel Teatro di Triennale Milano dal titolo Musica italiana all’estero: numeri, progetti, prospettive”.
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Premetto che questo articolo può risultare interessante se il lettore ha la pazienza di leggere e consultare i dati, altrimenti l’analisi che ne segue potrebbe sembrare poco credibile. Giorni fa ho assistito alla prima conferenza di Milano Music Week a Milano, che si è tenuta al Teatro della Triennale. Sul palco c’erano dirigenti Fimi, Siae, Imae, Assomusica e  Spotify. Snocciolamento dei dati a parte, che sono stati mostrati su grande schermo, più che una conferenza è sembrata una lunga telepromozione nella quale ognuno dei relatori si complimentava con l’altro evitando accuratamente di sollevare polemiche. Unico momento di dibattito animato, è stato il confronto tra Andrea Miccichè Presidente  del Nuovo Imae e  Enzo Mazza, Ceo Fini, a proposito della quasi inesistente retribuzione digitale ai compositori. Poca roba, data la bassa reputazione di Spotify sul tema. E’ notorio infatti che Spotify, il colosso svedese dello streaming di musica e podcast, ha riportato un notevole aumento nei ricavi nel primo trimestre del 2024, con una crescita del 20% su base annua, raggiungendo la cifra di 3,6 miliardi di euro, così come è altrettanto noto che Spotify paga 0.003 euro per ogni stream per cui ce ne vogliono 334 per guadagnare un euro. Si potrebbe obiettare che anche le altre piattaforme non sono da meno, su Youtube infatti per guadagnare un euro, tocca fare ben 667 stream x 0.0015 euro ma attenzione, per ogni ascolto che deve durare almeno 30 secondi. Peccato che da parte di Fimi, Siae e Assomusica il cui campo è la musica dal vivo, non sia volata una mosca sulla speculazione digitale, iniziata tanti anni fa da un certo Steve Jobs, che viene spesso ricordato dal regista John Landis (quello dei Blues Brothers) quando viene interrogato sulla crisi della musica:

“ La morte della musica  è avvenuta quando una mattina un miliardario californiano, si è alzato dal letto pensando che una canzone dovesse valere meno di mezzo dollaro”.

Ma torniamo ai dati esposti. Per quanto riguarda la musica italiana all’estero, Federica Tremolada (General Manager Europe Spotify) ha mostrato i nuovi dati sulle revenue di diritto d’autore sulla musica italiana all’estero, sottolineando come il 2023 abbia registrato l’incasso estero più alto dal 2010, e ha presentato le proprie azioni di supporto all’export del repertorio italiano, con particolare riferimento all’attività di Italia Music Export. Dati positivi anche dalla Siae per voce di Paolo Franchini che ha mostrato per la prima volta alla Milano Music Week nuovi dati sulle revenue di diritto d’autore sulla musica italiana all’estero, sottolineando come il 2023 abbia registrato l’incasso estero più alto dal 2010, e ha presentato le proprie azioni di supporto all’export del repertorio italiano. Sembrerebbero buone notizie ma la percentuale di questo rialzo è rappresentata a stragrande maggioranza dai soliti noti: Pausini, Ramazzotti, Zucchero con la sola novità dei Maneskin. Non a caso lo stesso Paolo Franchini, con grande sincerità ha commentato:

“Onestamente sono un po’ stanco di citare i soliti nomi, vorrei che ce ne fossero di nuovi”.

Il sottinteso trasparente è che le major italiane se investono, lo fanno esclusivamente nel ristretto mercato italiano, figuriamoci all’estero. Ora se avete pazienza di leggerli, vi riporto qui di seguito i seguenti valori riguardante il valore economico della musica in Italia nel 2023.

Musica fisica: 62 mln €

Musica digitale: 292.3 mln €

Diritti connessi: 72.8 mln €

Sincronizzazioni: 13.6 mln €

Concerti: 967.4 mln €

Ballo e intrattenimenti musicali: 780.5 mln €

Diritti d’autore pubblica esecuzione: 330.9 mln €

Diritti d’autore emittente: 112.9 mln €

Copia privata: 80.7 mln €

Export (Royalties discografia e diritto d’autore): 58 mln €

Musica stampata: 65.7 mln €

Insegnamento musicale: 239.2 mln €

Totale contributi diretti: 3076 mln €

Strumenti musicali/accessori per strumenti musicali/impianti audio: 437.4 mln €

Noleggio strumenti musicali, impianti audio e prodotti deejay: 147.7 mln €

Export strumenti musicali: 130.4 mln €

Audio home systems, loudspeakers, headphones, mini/bluetooth speakers, headsets: 531.5 mln €

Totale contributi indiretti: 1247 mln €

TOTALE: 4323 mln €

Attenzione, non vi tragga in inganno il dato finale, cioè i 4323 milioni di euro, che sembrerebbero una bella cifra. Osservate i dati relativi alle quattro voci più importanti:

Musica fisica: 62 mln €

Musica digitale: 292.3 mln €

Diritti d’autore pubblica esecuzione (leggi concerti live) che ammontano a soli 330.9 mln di euro

Export (Royalties discografia e diritto d’autore) con il penultimo introito più basso : 58 mln €.

Sommati i 4 dati e fatti i conti risulta un ricavo complessivo di 743,2 mln, poco più del 17% dell’intero fatturato.
Vi sembra che ci sia da festeggiare?

Consola il dato dei concerti (967.4 mln €) ma nel documento ufficiale non risulta chiaro se è relativo ai soli artisti italiani o anche comprendente gli artisti stranieri, dato che si scrive valore economico della musica IN Italia e non specificatamente DI musica italiana.

In definitiva potremmo star qui a spaccare il capello in quattro e a correggere interpretazioni errate o dati poco comprensibili, ma una cosa è certa, invertendo i fattori, il dato non cambia. Secondo i numeri, risulta evidente che campare di musica in Italia è un’impresa titanica.

Non è una materia di studio obbligatoria, non esiste una legge sulla musica, il diritto d’autore è sempre più minacciato dall’Intelligenza Artificiale, e per musica purtroppo viene intesa solo la canzone

(diciamo pure canzonetta), a discapito della musica strumentale. Il disco fisico a confronto dal file digitale è un gadget o nel migliore dei casi, un oggetto da collezione per un target di anziani. Un mio amico docente universitario e musicista, il cui nome non rendo pubblico per rispetto della sua privacy, mi ha rivelato che da circa 5 anni rivolge ogni anno ai suoi studenti la seguente domanda:

“Chi di voi ha comprato un disco quest’anno?”
Non ha mai visto alzare una mano. Coraggio, nonostante tutto ce la possiamo fare.

 

 

 

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