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giovedì, Dicembre 2, 2021

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Dalla Lucarelli a Locatelli

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Cronaca di un recente post che ha avuto molto successo sul web che spiega il sistema dell’informazione digitale attuale. Non si tratta di un articolo, di un’inchiesta, di un approfondimento, ma di una sorta di flashmob provocato e studiato ad arte.

La protagonista è Selvaggia Lucarelli una pubblicista famosa, una definita da Gabriella Carlucci in prima serata Rai : “una opinionista, giornalista, blogger”. Che sia più o meno iscritta all’albo dei giornalisti poco importa, soprattutto nell’epoca dell’opinionismo, questo anomalo mestiere inventato negli ultimi anni dalla tv e dai social e pratica trasversale nel campo dell’informazione generalista dove chiunque abbia buone possibilità di comunicazione, passa per un tuttologo accreditato in grado di esprimersi in vari campi del sapere, dalla politica allo sport, dalla musica alla scienza, dal comportamento umano al pettegolezzo.

Capita così che uno come Joe Bastianich che ha passato una vita nel settore del food è scelto per giudicare un comico o un attore o un ballerino solo perché famoso. Capita che un intellettuale come Giampiero Mughini, uomo di grande cultura che potrebbe parlare di tutto il Novecento italiano, dall’arte alla politica, diventi un tuttologo del tifo Juventino, capita che Ivan Zazzeroni esperto sportivo diventi poi membro di una giuria di ballo e danza. Insomma capita di tutto in tv, basta non essere scelti nella materia in cui si eccelle, ma in un’altra a caso. Basta la notorietà.

Poi c’è una via di mezzo, al confine del giornalismo, come in certi personaggi televisivi molto frequenti, come Andrea Scanzi, che crede di saperne di musica più di Morgan e Selvaggia Lucarelli a cui non sfugge nulla, dai ballo alla comicità, dal gossip alla politica fino alle “inchieste” sui no vax.

Ecco che così una mattina, lei esce di casa non come una comune inviata giornalista, come i ragazzi di Fan page o di Open che si presentano con microfono e telecamera annessi o come Claudio Locatelli di cui scrivo più avanti, ma da infiltrata ben protetta, con occhialoni, mascherina e cappello per non essere riconosciuta, altrimenti rischierebbe di essere aggredita in un nano secondo. Destinazione una manifestazione non autorizzata dei no vax a Roma. Purtroppo accade che venga aggredita lo stesso anche se non riconosciuta, perché mica ci vuole un tesserino  dell’albo dei giornalisti o un autografo per mandare fuori di testa un no vax, basta una semplice mascherina. Se poi vai anche a fare domande cosa puoi aspettarti da questi scalmanati se non insulti, spintoni e testate? Ora si potrebbe ammirare il coraggio ma in realtà, quale sarebbe lo scopo di un’azione del genere? E’ giornalismo? E’ inchiesta? E’ uno scoop? E’ rivelazione di qualcosa che non conosciamo? Nulla di tutto questo.

Veniamo da mesi di dichiarazioni farneticanti dei no vax letti sui social, ascoltate in piazza o in radio o al bar, tutti i giorni vediamo video di centinaia di “militonti” del no questo, no quest’altro, che ogni sabato  occupano il centro delle città per protestare contro un certificato sanitario e non per la disoccupazione, la povertà, la fame nel mondo, la guerra, i diritti civili e quant’altro. Fanatici, gente talmente viziata disposta a scendere in piazza per il costo dei sacchetti del supermercato ma non per lo smantellamento del tetto in amianto del condominio in cui vivono.

Eppure Selvaggia Lucarelli va a “sfidarli” con il suo smartphone. Incappa ovviamente con il fanatico violento fuori di testa che l’aggredisce senza nemmeno riconoscerla ed ecco che lo scoop è fatto. 24 ore dopo tutti l’hanno visto, le sue visualizzazioni aumentano vertiginosamente e le sue quotazioni salgono. Benissimo per lei, ma cosa abbiamo appreso di più sul movimento no vax di prima? Niente. Solo la conferma del loro talebanesimo violento. Ne avevamo bisogno?

La memoria, se ancora esiste, ci fa ricordare le inchieste di Pierpaolo Pasolini sulla sessualità degli italiani, praticamente un film durato mesi, i viaggi in mezzo mondo di Oriana Fallaci per intervistare i grandi leader del potere mondiale, le inchieste dei grandi maestri del giornalismo come Enzo Biagi, etc. Sembra che ci si riferisca a mille anni fa.  Ed ecco che oggi, in questo meraviglioso pianeta digitale, dove gli opinionisti hanno sostituito i giornalisti, il rito dell’onnipotenza individuale si celebra ogni giorno.

Oggi Il popolo si fa abbindolare dai post digitali come dagli spot della pubblicità negli anni ottanta. Meno ci si informa meglio è, tanto più che chi è accreditato dai media a informarci lo fa per sè stesso e non per gli altri. Il grande minestrone delle fake news si associa alla facile provocazione flash mob, alla rappresentazione iperrealista di una minoranza del popolo sempre più ignorante che non crede a niente se non a un Dio complottista creato da chissà quale Spectre mondiale.

La realtà è che si continuano a sbattere i mostri in prima pagina, solo che questi mostri hanno facce comuni come l’edicolante sotto casa, il taxista, il benzinaio, il pensionato affetto da compulsione da gratta e vinci e così via. L’imperativo è promuovere il conflitto, l’odio, la diffidenza, la denigrazione, la superficialità, l’impatto emotivo. Il ragionamento è un optional, troppo di nicchia e troppo lento. Praticamente un lusso. Ma di tutto questo ne abbiamo proprio bisogno? Per vendere i loro prodotti, le aziende investitrici e gli editori, hanno bisogno di una rappresentazione così triste della società?

Bhè…Tanto per darvi una alternativa, c’è un giovane giornalista italiano che in questi ultimi mesi ha raccontato e mostrato più verità sull’Afghanistan che tutti i talk show di informazione nostrani. Si chiama Claudio Locatelli, non fa l’opinionista, ma il giornalista combattente, armato solo di microfono e telecamera che rischia la pelle o il carcere ogni giorno per intervistare le donne afgane che combattono il regime talebano. Da poche settimane è tornato in Italia. Qualcuno si è accorto di lui ma chissà perché non lo vediamo in tv e guarda caso dell’Afghanistan non parla più nessuno.

La sua pagina fb ha 160 mila follower. Il dieci per cento di Selvaggia Lucarelli, il quattro per cento di Andrea Scanzi. Eppure Claudio Locatelli rappresenta la nuova generazione del giornalismo, quello vero, quello di un tempo, quello in cui si fanno domande e si raccontano fatti, dati, numeri e non si ha la pretesa di dare risposte e opinioni personali. Il giornalismo autentico contro l’opinionismo generalista. Vogliamo provare a cambiare il trend? Coraggio, si può fare.

 

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