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domenica, Novembre 28, 2021

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GENERAZIONE DI NON FENOMENI

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Premetto che X Factor lo guardo sempre da anni perché rimane l’unico programma televisivo importante in cui si vedono giovani cantanti e musicisti. Dura da tanti anni e rappresenta un termometro generazionale interessante, direi anche sotto il profilo antropologico.

In tutti questi anni di presenza annuale in tv, dalle edizioni Rai a tutte quelle di Sky, credo abbiano tentato di partecipare più di un milione di giovani aspiranti artisti musicali. Nella terza edizione Rai partecipai come auditore e in 6 date su tutto il territorio nazionale… si erano iscritti oltre ottantamila partecipanti. Numeri da capogiro che si gemellano al Festival di Sanremo.

Quello che però rimane più impresso è il comportamento di questi giovani concorrenti. Molti dimostrano una forte personalità ma quando si trovano davanti ai giudici calano inesorabilmente le braghe. Accettano passivamente un conformismo che non ha precedenti nelle generazioni pre-duemila.

Prendiamo in esame l’edizione di quest’anno.

Gianmaria si presenta con un inedito il cui tema è il suicidio. Tema assai poco confortevole. Mi dico, oh…finalmente, uno che rischia. Poi però a fine audizione incassa i complimenti senza dire una parola. Sta lì a ripetere grazie e se ne va. Mi domando, ma quando sarà eliminato dirà qualcosa di significativo o ripeterà come un salmo evangelico: “E’ stata una bella esperienza ringrazio tizio, caio e sempronio” come un Fabio Fazio qualsiasi?

x factor

Prendiamo i Mutonia. Fanno rock, vengono da zone rurali del Lazio. A vederli con la tv generalista non c’entrano una mazza. Il cantante è sempre a torso nudo, tatuato come un calciatore di serie A. Non sorride quasi mai con la consapevolezza di essere lì per caso. Ti aspetti qualcosa di rock che possa rompere gli schemi dello show televisivo. Invece la trasgressione resta un vestito da sposa indossato. Tutto lì. E quando Hell Raton gli dice: “Ma che provocazione è? Mi aspettavo almeno che il vestito della sposa andasse a fuoco”, il cantante rimane paralizzato incapace di qualsiasi reazione muto come un pesce. Non difende nemmeno la sua esibizione.

x factor

Il livello più basso è rappresentato da Le Endrigo. Si presentano con un look carnevalesco da serata di un villaggio turistico cantando “A far l’amore comincia tu” della Carrà in una versione pseudo punk. Gli Skiantos l’avrebbero massacrata, Le Endrigo invece quasi la nobilitano. Agnelli va giù pesante col commento che si può riassumere “tutta roba già trita e ritrita” e loro rimangono impassibili. Ora non credo che il format vieti loro di rispondere, dato che poi la trasmissione è in diretta, invece stanno zitti e incassano senza fiatare.

Non è finita.

Guardiamo la band Westfalia. Questi sono bravi musicisti, hanno idee e arrangiamenti di gusto. Invece si trasformano in una sorta di cover band facendo il compitino pop assegnato da Mika. Imbarazzante il loro look da pigiama party che snatura la loro presenza musicale. Vederli tutti schierati con i pigiami a fiori che ascoltano i commenti è già sapore di sconfitta. Anche in questo caso non accennano a nessuna reazione, da perdenti rassegnati.

Un altro “paraculo” è Erio, che almeno ha la scusante di non essere giovanissimo e infatti si vede che la sa lunga. Ha indubbiamente una bella voce e sa interpretare ma si vede benissimo che sotto la finta timidezza c’è uno che di furbizia ne ha da vendere. Intanto si concia come un pupazzo di gomma rosa simili a quelli che si attaccano ai portachiave ma fa intendere che il suo modello di trasformismo risale a David Bowie e a quella sessualità gay ormai ampiamente sdoganata dalla tv da personaggi come Achille Lauro, per non parlare di Platinette, Malgioglio e Costantino della Gherardesca. Infatti i giudici ci cascano tutti e quattro e qualcuno oltre a commuoversi si lancia in lodi sperticate con lo stupore di aver visto un marziano. A Emma vorrei fargli vedere un video di Klaus Nomi, cantante tedesco con una voce da soprano scoperto da David Bowie, tanto per fargli capire che il buon Erio è un personaggio già visto una infinità di volte, per cui cinquant’anni dopo è ampiamente un artista conforme al gusto generalista odierno. Nulla di trasgressivo quindi.

Potremmo dire e giustificare che questo è quello che passa il convento per cui è inutile aspettarsi qualcosa di nuovo o di sconvolgente. Il punto è che questo mondo è proprio un convento ma viene rappresentato come se fosse un girone dell’inferno. Invece non c’è ombra di nessuna trasgressione, ma al contrario un atteggiamento passivo che risulta meno scomodo di un impiegato statale che firma il cartellino e poi sta ore al bar o va a fare il bagno al mare.

Stanno lì in piedi a farsi elogiare o a farsi massacrare dai giudici o dal pubblico senza contestare nulla, senza replicare, anzi ringraziano pure. Tutto appare surreale se poi pensi al periodo storico che stiamo vivendo con le piazze che protestano persino per un certificato sanitario o con i rave party organizzati su Telegram senza alcun controllo. E’ come se vivessero in una bolla col sogno illusorio di replicare il successo dei Maneskin che perlomeno sanno rispondere alla grande alle domande dei giornalisti mostrando una sicurezza, un’ironia sfrontata e una determinazione autenticamente rock.

Ora, non vorrei passare per un vecchio babbione nostalgico delle contestazioni giovanili d’antàn o del punk, cosa che non sono assolutamente dato che amo lavorare con i giovani, ma una cosa è certa. Questi concorrenti dei talent show non credo che esprimano i valori e le idee della loro generazione, soprattutto il carattere, la forza e l’energia per essere antitetici al mondo piatto degli adulti, anzi sono vittime del conformismo che gli viene imposto dai media e dai social.

Una generazione di non fenomeni o fenomeni per caso, rassegnati, inermi e soffocati dall’individualismo fine a sè stesso.

Chiosando, cito una mia recente esperienza personale. Vengo contattato da un giovane rapper che mi chiede di girare un suo clip. Il brano è divertente ma scomodo. Fa a pezzi il mondo delle radio commerciali con contorno di nobili parolacce. Giro il video, lo monto e glielo invio. Lui e il suo discografico sono entusiasti. Dopo un paio di settimane mi chiama e mi dice che gli hanno consigliato di togliere dal testo le parole cazzo e puttana nonché l’immagine finale in cui alza il dito medio mentre canta, perché vuole inviare il video a Sanremo Giovani. E lui è d’accordo. Praticamente si autocensura. Rispondo che nel mondo dei successi discografici e pure sanremesi ci sono almeno mille canzoni con parolacce, persino nei titoli, da “Bella stronza” a “Vaffanculo” di Marco Masini a “Il giudice” di Fabrizio De Andrè a “Disperato erotico stomp” di Lucio Dalla e gli consiglio di lasciare il testo così come lo ha scritto, altrimenti snaturerebbe la canzone e poi basta vedere un qualsiasi talk show in prima serata dove le parolacce sono abituali allo stesso modo di “state con noi” e “a tra poco”. Spero che lasci il pezzo così com’è, ma la sua reazione è tipica di questi giovani che nonostante la loro formazione e il loro stile di vita sono pronti a svendersi all’istante. Chiudo la telefonata e accendo la tv. Vedo uno spot di Ghali che promuove Mac Donald. Ma guarda…Sarà un caso?

 

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