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lunedì, Agosto 2, 2021

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Aldo Cazzullo racconta Dante nel tour con “A riveder le stelle” – INTERVISTA

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Qualche giorno fa ho sentito al telefono Aldo Cazzullo che in questi giorni è in giro assieme con Piero Pelù per il tour “A riveder le stelle”, un racconto dell’Italia di Dante, quest’anno si celebrano i settecento anni dalla sua morte.

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«Dante è il poeta che ha inventato l’Italia, non ci ha dato soltanto una lingua, ci ha dato soprattutto un’idea di noi stessi e del nostro Paese» racconta Cazzullo. Lo spettacolo ha previsto undici tappe, e da ottobre sarà in giro per i teatri italiani, è tratto da “A riveder le stelle, Dante il poeta che inventò l’Italia” (di Aldo Cazzullo edito da Mondadori), è un racconto teatrale sul più grande poeta della storia dell’umanità: Dante; e sulla sua opera più famosa: La Divina Commedia.

Ho raggiunto per FareMusic l’autore al telefono per una chiacchierata e per avere un punto di vista autorevole sullo stato dell’arte nel nostro paese. Abbiamo un appuntamento telefonico per le 17, chiamo, risulta occupato, mi arriva un messaggio, ci stavamo chiamando contemporaneamente. Ha inizio la telefonata, Aldo è un fiume in piena, mi travolge con molti dettagli, si parla dello spettacolo, ma la telefonata è anche l’occasione per parlare di musica, del suo rapporto coi grandi cantautori italiani e del ruolo che oggi riveste la musica all’interno del panorama intellettuale.

Ciao. Intanto grazie per questa chiacchierata. È insolito, in genere intervisto musicisti, cantanti, artisti ed è particolare dovere intervistare un giornalista per un evento di musica. La prima cosa che ho fatto, una volta letto il comunicato stampa è stato cercare di capire quando potrò venire a sentirvi. Com’è nata questa idea?

Eccoci, ciao Antonino, guarda io sono amico di Piero Pelù, lo stimo molto, quando ho presentato il libro “A riveder le stelle”, che ha avuto un grande successo, ha venduto 250 mila copie, ne sono molto contento, avevo presentato il libro a Palazzo Vecchio a Firenze, lui è venuto a sentirmi, poi alla fine mi ha detto che se avessi avuto bisogno di un rocker che leggesse Dante, lui ci sarebbe stato. E ho pensato che nessuno meglio di un rocker potesse leggere Dante.

Toscano, tra l’altro, effettivamente imparentatissimo, non poteva esserci scelta migliore…

Esatto, e ho pensato che quel rocker non potesse essere altri che Piero Pelù, anche perché, come hai detto giustamente tu, è fiorentino e poi perché è un intellettuale libero, un artista coraggioso, quindi le parole di Dante gli si confanno. Io racconto delle storie, Piero legge Dante e canta alcune canzoni, ci sono musiche, immagini, parole, versi, insomma, è un racconto che penso possa arrivare al cuore delle persone.

Eravamo al finire dell’anno scolastico, io insegno alle scuole medie, ho detto ad un alunno che ha sempre idee geniali: «lo so che prima o poi troverò in un libro di matematica un teorema messo a punto da te!», e lui puntualmente mi ha risposto «no prof, speriamo di no, non voglio essere odiato come Pitagora o come Dante!»

Guarda, è abbastanza normale, come tutte le cose che vengono imposte. In realtà Dante è bellissimo, è un mondo, è un universo, è eterno, ha una lingua molto viva, racconta sentimenti come l’amore, sentimenti che sono eterni, che riguardano anche i ragazzi, lo cantava anche Antonello Venditti: “Paolo e Francesca quelli sì, me li ricordo bene, chi non si è mai innamorato di quella del primo banco, la più carina, quella che la dava a tutti meno che a te”. E tra l’altro, sempre in una canzone di Venditti (qui prova a cantarla, nda) è citato “Amor ca nullo amato, amar perdona, questa notte fredda, mi basta una parola, ci vorrebbe un amico”, frase nota che è citata anche in Serenata Rap di Jovanotti: “Amor che a nullo amato amar perdona porco cane, lo scriverò sui muri e sulle metropolitane…” questo per dirti come siano vive le parole di Dante anche settecento anni dopo la sua morte.

Dante è attuale, è uno di quei poeti che ci fa vedere, consentimi di dire “come fosse un telegiornale dell’epoca” il suo mondo, ciò che gli sta attorno, la sua opera è una fotografia, è un documento.

Tra l’altro in purgatorio Dante incontra un cantautore, un musico, Casella, che aveva messo in musica le sue poesie e che canta a Dante una sua poesia, per dirti come la musica sia presente nell’opera di Dante.

Tu che rapporto hai con la musica? Scrivo per un magazine di musica, non posso non farti questa domanda.

Guarda, io adoro i cantautori italiani, una delle cose più belle che mi ha dato il mio mestiere è stata quella di avere l’opportunità di conoscerli e di intervistarli: Lucio Dalla, Franco Battiato, De Andrè, che non ci sono più, e poi i grandi che ci sono ancora: Roberto Vecchioni, Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Jovanotti, Paolo Conte. Li ho intervistati tutti e da tutti ho imparato qualcosa. Lo stesso Dalla ha scritto questa bellissima canzone che si chiama Itaca, ispirata ai marinai di Ulisse, quella che dice «capitano che hai negli occhi il tuo nobile destino, pensi mai al marinaio a cui manca pane e vino, se tu muori è un re che muore, la sua casa avrà un erede, quando io non torno a casa entra il freddo, fame e sete». Pero poi alla fine il marinaio dice «pensi mai al marinaio che ogni giorno ha più paura, però poi aggiunge, anche la paura infondo mi dà sempre un gusto strano, se ci fosse ancora mondo, sono pronto, dove andiamo?» C’è anche una canzone di Guccini che si chiama Odisseus, il nome greco di Ulisse, che riprende il mito dell’Ulisse dantesco, torna a Itaca ma vuole riprendere il mare, oltre le colonne d’Ercole, oltre i confini del mondo conosciuto, oltre l’orizzonte, per scoprire, per andare alla ricerca di nuove avventure, l’idea dell’uomo che non si ferma, che non si accontenta, l’Ulisse dantesco è un po’ il primo uomo moderno, perché la modernità non nasce dalla saggezza, la modernità nasce dall’ignoranza, o meglio dalla consapevolezza di essere ignoranti, l’uomo sa di non sapere come già diceva Socrate, è un tema che c’è in Dante e che ho trovato nelle canzoni che ti citavo. C’è anche nell’Isola che non c’è di Bennato, canzone che canterà Piero Pelù nello spettacolo, ma c’è anche in Povera patria di Franco Battiato che Piero canterà dopo avere letto l’invettiva di Dante nel VI canto del Purgatorio, quella che comincia con “ahi, serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincia, ma di bordello”. Questa rabbia, questa indignazione di Dante è la nostra, perché anche noi amiamo l’Italia, la vorremmo profondamente diversa, è per questo che Dante è una voce viva, una voce critica, una voce indignata, una voce arrabbiata, mai compiacente, sempre contro il potere. Manda i tiranni del suo tempo all’inferno, manda quattro Papi del suo tempo all’inferno e al purgatorio, perché per lui il Papa non doveva essere un sovrano assoluto, ma deve essere un autorità spirituale, un po’ quello che il Papa oggi è diventato, infatti Papa Francesco ha detto che Dante non è solo un grande poeta, ma è un profeta, ha anche visto cose che poi sono accadute.

Se tu fossi Dante e potessi inserire qualche personaggio dell’attualità nel suo percorso delle Divina Commedia, ad esempio dove metteresti il senatore Pillon che non perde mai occasione per entrare a gamba tesa nelle dinamiche degli argomenti più sensibili per far parlare di sé?

No, no guarda, nessuno di noi è Dante, Dante è un po’ presuntuoso a giudicare i vivi e i morti e io non sono degno di mettermi nella sua scia, però posso dirti questo, ci sarebbe certamente il girone dei narcisisti, più che gli avari, gli accidiosi, i golosi, i lussuriosi, non c’è il girone dei narcisisti e oggi Dante lo farebbe sicuramente, c’è troppa gente che vive con lo specchio in mano, e lo specchio in cui siamo riflessi è il nostro cellulare, l’immagine che vediamo nel nostro cellulare è sempre la nostra. Ognuno vuol far sapere al mondo quello che mangia, beve, pensa, vede, e siccome al mondo di noi non importa nulla, questo genera frustrazione. Poi le singole personalità le lasciamo a Dio o, nel caso dei politici, agli elettori per giudicarli.

Forse non siamo così bravi ad eleggerli…

L’importante è che ce lo lascino fare, l’importante è avere delle regole che consentano agli elettori di scegliere gli eletti, perché oggi sono scelti dai capi partito e questo non va bene.

Cos’è quindi oggi per te, per parafrasare il titolo del magazine per cui scrivo, fare musica, può essere uno strumento di denuncia?

Assolutamente, ti facevo l’esempio di Franco Battiato, un grande che ci ha appena lasciato, il suo testo “Povera patria”, è un grande testo civile, è un testo del 1991, quindi prima che scoppiasse Tangentopoli, anticipa cose che poi sono avvenute, denuncia questo degrado della vita civile, in qualche modo il testo di Battiato, che, come ti dicevo Pelù canterà all’interno dello spettacolo è imparentato con “ahi, serva Italia” di Dante, è chiaro siamo tutti nani nelle spalle dei giganti, però questa indignazione dantesca la ritrovo nella canzone di Battiato e in altri testi della musica italiana contemporanea. Sai, forse negli ultimi due secoli gli italiani si sono espressi più con la musica che con la letteratura, pensa alla grande tradizione operistica, pensa a Verdi. Noi italiani in passato abbiamo usato la poesia, abbiamo usato la pittura, negli ultimi due secoli abbiamo usato la musica per esprimerci, infatti Verdi è conosciuto in tutto il mondo, ma guarda che, non voglio fare dei paragoni che poi mi verrebbero rinfacciati, ma se tu pensi a Gianna Nannini, fuori dall’Italia la conoscono, e Gianna Nannini ha scritto un’opera rock ispirata a Pia dei Tolomei, ed è una vittima di un femminicidio, perché Pia dei Tolomei viene uccisa dal marito geloso, proprio come Francesca del V canto dell’inferno, anche lei è vittima di un femminicidio. Dante le fa dire: «caina attende chi la vita ci spense», l’assassino, il femminicida, finirà nella caina, cioè il posto più brutto di tutto l’inferno dove sono puniti i traditori dei parenti conficcati nel ghiaccio, quella è la fine di coloro che fanno del male alle donne. Dante aveva una concezione molto moderna della donna, un tempo in cui si discuteva se la donna avesse o no un’anima, Dante scrive che la specie umana supera tutto ciò che è sulla terra, grazie alla donna, è la donna che salva l’uomo, è Beatrice che salva Dante.

Bellissime parole, ti ringrazio, mi hai dato molti spunti e soprattutto gli strumenti per una diversa e più profonda chiave di lettura dell’attualità.

Bene ti ringrazio.

Anche a te Aldo, buona continuazione, buon tour e buon lavoro.

Anche a te, ciao.

aldo cazzullo

Di seguito il resto delle date del tour estivo:

1 luglio Nora Pula (CA), Teatro Romano, nel contesto Festival la notte dei poeti
2 luglio Pratovecchio (AR), Piazza Landino
3 luglio Urbisaglia (MC), Anfiteatro Romano
4 luglio Pesaro, Anfiteatro del parco Miralfiore

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