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mercoledì, Agosto 4, 2021

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MA CHE COLPA ABBIAMO NOI? TUTTA!

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Abbiamo passato una settimana leggendo varie esternazioni negative da parte di noti personaggi dello spettacolo e della musica.

Ha iniziato Francesco Guccini invitando la moglie a spegnere la radio perché oggi le canzoni sono orribili. Poi Madame si è rivolta ai suoi fans classificandoli solo per categorie: quelli che comprano i suoi cd e non le chiedono un autografo o un selfie mentre sta mangiando al ristorante. Morgan ha persino proposto l’idea di una sorta di royalties d’immagine per i selfie, come per i brani di pubblica diffusione Siae, tirando in ballo persino il riconoscimento facciale.

In tutto questo a nessuno dei tre è venuto in mente che intere categorie professionali sono state spazzate via dalla rivoluzione digitale, vedi i fotografi ad esempio, che vedono pubblicate le loro immagini dai quotidiani a gratis, senza nemmeno la citazione.

Vogliamo parlare dei copisti nella musica? Gente che lavorava sodo per preparare gli spartiti per orchestre di 60 elementi? Oggi sono sostituiti dalle app. Si certo, le canzoni oggi non sono belle come negli anni sessanta, ma Guccini dimentica che anche nei “favolosi anni” la Rai trasmetteva canzoni inutili e tormentoni estivi da dimenticare come “Stessa spiaggia stesso mare”, tutto sommato non molto diversa da “L’allegria” del duo Jovanotti-Morandi. Guccini dimentica che mentre scriveva “Dio è morto” in quegli anni gli appassionati di musica si sintonizzavano su Radio Lussemburgo perché la Rai le canzoni blues, rock e beat non le trasmetteva neanche, anzi la sua commissione censurava persino i testi di standard come “Gt My Mojo Walking” di Muddy Waters (“Porto il mio pisello a lavorare…” si potrebbe tradurre).

Così come Madame non sa, perché troppo giovane, che negli anni sessanta Walter Chiari, da ex pugile, prendeva a cazzotti i paparazzi che lo fotografavano al ristorante, figuriamoci i fans che lo inseguivano in Via Veneto a Roma o in Corso Sempione a Milano.

Il virus generalizzato che purtroppo contagia anche persone colte e intelligenti, è che si generalizza con troppa facilità senza alcuna memoria storica né analisi sulle trasformazioni industriali storiche di qualsiasi prodotto, dal cibo alle canzoni passando per le medicine. Si generalizza praticamente con la stessa frequenza con cui si getta nella spazzatura circa mezzo chilo di plastica al giorno per poi firmare appelli e scrivere canzoni per la difesa dell’ambiente.

Ma che colpa abbiamo noi per meritare un mondo simile?

Tutta la colpa possibile, perché nonostante la canzone sociale, lo stile di vita trasgressivo, l’impegno politico, le lotte per i diritti civili, ‘sto mondo virtuale e miserabile l’abbiamo coltivato noi, esattamente come la plastica che portiamo in spiaggia o in montagna ogni giorno.

Tutti desideriamo avere un reddito di cittadinanza, per poi scoprire che nelle liste dei “proletari”, spuntano anche noti camorristi. Tutti desideriamo fare gli artisti e essere cittadini responsabili e liberi, tranne poi passare il tempo a pubblicare post sui social piuttosto che scrivere canzoni d’autore, alimentando così il business di miliardari che decidono persino chi debba essere eletto come Presidente di un intero Paese. Tutti critichiamo i noti “influencer” del nulla, salvo poi mettere un like sulle loro pagine social. Tutti desideriamo sapere come vanno le cose nel nostro Paese, per poi guardare in tv opinionisti che non sanno nulla di nulla perché tirano acqua al loro mulino  (leggi partito).

E intanto l’Italia è il penultimo Paese Europeo per acquisto di libri e il primo Paese per consumo di riviste che costano un euro piene zeppe di pubblicità.

Tutti desideriamo essere persone colte e informate per poi pagare il canone nella bolletta elettrica per vedere programmi di quiz e gossip. La verità è che siamo noi ad alimentare questi consumi, la circolazione di merci inutili e di sottoprodotti “culturali” da discount. La coscienza civile che fine ha fatto? Quella che vediamo e consumiamo ogni giorno, care signore e signori, cari vip compresi.
“Chiediamoci cosa possiamo fare per il Paese e non viceversa” diceva un certo Presidente a cui hanno sparato dei proiettili in testa.
Altro che diritti di immagine sui selfie.

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