Che sia un cantante a sostenere la lotta contro l’omofobia e i diritti civili, e a ottenere più visibilità e sostegno di un nostro politico la dice lunga sulla sensibilità della nostra classe dirigente. Fedez ha avuto non solo coraggio ma ha smascherato abilmente, postando la telefonata avuta con i vertici di Rai Tre, la loro palese insensibilità a questi temi, preoccupati più di ricevere una telefonata di protesta da qualche deputato leghista che di approvare una legittima condivisione al tema dei diritti civili e in particolare alla comunità gay, peraltro prevista dalla Costituzione.
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Di quale servizio pubblico si parla se si ha paura di condannare un deputato che afferma “Se avessi un figlio gay lo cuocerei nel forno?”. Una frase estrapolata dal contesto? E di quale contesto se è lecito?
Fedez alla fine del video ha dichiarato: “Sono imbarazzato per voi”. Come comunicatore Fedez batte Rai 3 dieci a zero.
Detto questo, appare davvero desolante che il noto cantante ottenga più riscontro della senatrice Monica Cirinnà, da sempre in prima linea per la battaglia sulle pari opportunità e i diritti civili. Questo conferma la distanza siderale che separa la società civile e la cittadinanza dalla nostra classe politica.
Eppure in televisione e sui media appaiono quotidianamente i politici, gli artisti o i cantanti solo in manifestazioni canore.
Per questo ringrazio Fedez per la sua lettera letta in prima serata.
Finalmente un cittadino (influencer o meno poco importa) che prende una posizione netta e sacrosanta.
Un Paese civile e culturalmente libero non avrebbe bisogno di questi eventi straordinari per affermare che i diritti civili riguardano tutti, ma evidentemente tocca ricordarlo con forte determinazione. A Fedez va riconosciuto il diritto e direi anche il dovere di lottare per la democrazia, la libertà e i diritti dei cittadini. Ma francamente avrei preferito che questa lettera l’avesse scritta e letta Gianni Letta o qualsiasi altro esponente politico del governo.
La reazione è stata clamorosa, al punto che lo stesso Salvini si è sentito parte in causa sostenendo: “Ognuno può amare chi vuole, come vuole, quando vuole. E chi discrimina o aggredisce va punito come previsto dalla legge”.
Peccato manchi un piccolo particolare, la punizione non riguarda mai i nostri politici, ma solo i comuni cittadini.


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