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lunedì, Aprile 12, 2021

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Autori contro cantanti: “Basta prendervi merito e soldi per hit che non avete scritto!”

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I diritti di autori, parolieri in una lettera aperta all’industria musicale americana e anglosassone.

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Un gruppo di parolieri dietro a hit internazionali come New Rules di Dua Lipa e 7 Rings di Ariana Grande ha scritto una lettera aperta per protestare contro “Il crescente numero di cantanti” che pretende di ricevere una quota dei diritti d’autore anche quando non contribuisce minimamente alla stesura della canzone.

La lettera, rivolta esclusivamente all’industria musicale, è stata redatta dal neo nato “The Pact”, gruppo che include tra i firmatari autori che hanno scritto successi per star come Lady Gaga, Britney Spears, One Direction, Michael Bublé, Lorde, Shawn Mendes e Selena Gomez.

E’ la tassa che devi pagare se vuoi essere sull’album di…”, il nome può essere quello di qualsiasi stella che produce stream, vendite e numeri uno in classifica.

A raccontarlo è un A&R di Warner, Gabz Landman, che ha deciso di supportare l’alleanza che vede autori di moltissimi successi come Emily Warren, Tobias Jesso Jr., Tayla Parx, Justin Tranter, Toss Golan, Amy Allen, Lennon Stella, Shae Jacobs, Sam Harris, Deza e Joel Little, uniti contro una pratica poco conosciuta ma che pare essere prassi nel giro di chi si contende i piani alti delle chart d’oltreoceano: chiedere crediti – quindi diritti d’autore ed editoriali – su canzoni per le quali, in fase di scrittura, non si è fornito “alcun contributo creativo”. 

“Prima di essere pubblicata, una canzone viene ‘maneggiata’ non solo dall’artista che la interpreta, ma anche da autori, produttori, tecnici del suono, etichette, editori, agenti e altre figure – si legge nel documento che presenta il progetto –  E negli ultimi anni è cresciuto il numero di artisti che esigono crediti su canzoni che non hanno scritto. Questi artisti continueranno a maturare entrate da tour, merchandising, partnership con i diversi brand e da molte altre fonti di monetizzazione, mentre agli autori restano solo le proprie quote editoriali come unico mezzo di guadagno.

Richieste di questo genere spesso vengono avanzate perché l’artista e chi lo rappresenta abusano del loro potere, usando tattiche prepotenti e minacce, depredando così autori che si vedono costretti a rinunciare a parte dei loro diritti per non perdere del tutto un’opportunità.

Negli anni questa pratica si è normalizzata e fino a oggi non c’è stata una vera unità nella comunità degli autori per reagire. Ecco perché abbiamo deciso di unire le forze.” 

Il documento prosegue con una netta presa di posizione: 

“Questo gruppo di autori non cederà crediti autoriali o editoriali a chi non ha contribuito a modificare il testo o la melodia di una canzone o non ha preso parte al processo creativo per mezzo di un ragionevole scambio con gli autori dell’opera“. 

Il “patto” che risponde al sito www.the-pact.org e alla pagina Instagram: The Pact, ha due scopi principali: in primo luogo proteggere la nuova generazione di autori americani convinta di non avere alcun potere o facoltà di scelta se non quella di rinunciare a qualcosa che legittimamente le spetta; in secondo luogo modificare la retorica e la prospettiva associata al ruolo dell’autore:

Noi che facciamo questo lavoro siamo pienamente consapevoli dell’importanza dell’interprete che esegue e promuove le canzoni che scriviamo, del ruolo del produttore che porta la canzone al traguardo, e di quello dell’etichetta che finanzia il progetto elaborando piani strategici e promozionali. Detto ciò, non stiamo suggerendo di farci partecipare alle entrate di quegli ambiti, non vogliamo chiedere qualcosa che non meritiamo. Chiediamo rispetto. Chiediamo che l’ecosistema rimanga in equilibrio; chiediamo di non essere messi in posizioni in cui siamo costretti a rinunciare a tutto ciò che abbiamo in cambio di niente; stiamo semplicemente chiedendo di cedere crediti dove i crediti sono dovuti e di accettarli solo dove sono meritati”.

La lettera pone all’origine della questione un’usanza che esiste sin dai tempi di Elvis Presley, quando il suo manager Colonnello Tom Parker pretendeva che egli ricevesse parte dei diritti di composizione per canzoni che aveva semplicemente interpretato e registrato. Molti compositori accettavano, pensando che guadagnare la metà con una canzone di Elvis avrebbe reso di più che guadagnare il 100 per cento dei diritti con la stessa canzone registrata da un artista meno famoso.

Questa pratica è così diventata la prassi, tanto da dare vita al detto “Cambia una parola e prenditi un terzo dei diritti”.  Un sistema che finora gli autori hanno evitato di denunciare per paura che potesse compromettere le loro carriere. Oggi però i guadagni degli autori sono al centro della discussione, dopo che alcuni parlamentari inglesi – che studiavano l’economia della musica in streaming – hanno scoperto che gli autori sono spesso costretti ad avere un secondo lavoro per far quadrare i conti.

Parlando alla commissione speciale per Digitale, Cultura, Media e Sport, Fiona Bevan, che ha firmato canzoni per One Direction e Lewis Capaldi, ha rivelato di aver guadagnato solo 100 sterline per aver collaborato alla scrittura di una canzone dell’ultimo album di Kylie Minogue campione di incassi. “Gli autori di maggior successo nel mondo non riescono a pagarsi l’affitto” – ha detto – “Ora come ora, chi scrive una hit fa anche il driver per Uber. È vergognoso”.

Dietro la lettera pubblicata non poteva inoltre non esserci Emily Warren, autrice di canzoni come Don’t Start Now di Dua Lipa e No More Sad Songs delle Little Mix.

“Emily è quella che ci ha letteralmente spinto a fare questo”, ha detto a Billboard il collega autore Justin Tranter, che ha spiegato di aver firmato il documento nella speranza che “I nuovi autori possano lavorare con un po’ meno di paura e un po’ più di guadagni”.

“Se togliamo le canzoni dall’industria musicale, non esisterebbe più alcuna industria musicale”, conclude la lettera di The Pact: “Da oggi non accetteremo più di venire trattati come l’ultima ruota del carro, o di venire indotti a pensare che è giusto fare dei sacrifici per sederci a questo tavolo. Siamo in questo business insieme e abbiamo tutti bisogno l’uno dell’altro per far continuare a girare la ruota. Cominciamo a comportarci di conseguenza”.

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