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martedì, Aprile 13, 2021

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Ricordando Lucio Dalla con Iskra Menarini – INTERVISTA

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Una interessante chiacchierata con la vocalist Iskra Menarini per ricordare uno dei più grandi artisti italiani, Lucio Dalla.
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Oggi è il 4 marzo, il compleanno di uno dei più grandi artisti del nostro panorama musicale. Ce lo ha cantato lui stesso in una canzone indimenticabile che in questi giorni compie cinquanta anni: 4.3.1943. Questo è il modo in cui noi di faremusic.it abbiamo voglia di ricordare Lucio Dalla a otto anni dalla sua improvvisa scomparsa avvenuta il primo marzo 2003. Ogni anno, quando si avvicina questa data ho sempre in mente di raggiungere, per un’intervista, Iskra Menarini, storica vocalist di Lucio Dalla dagli anni ’80 in poi. Trovo la sua presenza scenica fondamentale nel ricordo del grande artista, da “Attenti al lupo” in poi, e se penso al videoclip, potremmo definirla il suo alter ego.

lucio dalla

Ciao Iskra, intanto grazie per avere accettato il mio invito con entusiasmo. La tua carriera è legata indissolubilmente a quella di Lucio Dalla, non c’è immagine di cui abbia memoria che non ti vede al suo fianco, come è avvenuto il vostro incontro? Come hai cominciato a far parte del suo staff? 

Ciao Antonino, intanto grazie a te, per me è sempre un piacere parlare di Lucio, abbiamo trascorso ventiquattro anni insieme, le tournée in tutto il mondo, in tutta Europa. Lui era alla ricerca di musicisti per il suo tour, il suo arrivo nella mia vita è stato inaspettato, io avevo una band rock, ero la voce solista, facevamo le prove nell’oratorio di una chiesa qui a Bologna, lui ha voluto i musicisti e me, mi voleva nel suo mondo e mi ha conquistata. Era un essere umano straordinario, unico, aveva un’ironia pazzesca, viveva per la musica, aveva una visione delle cose sorprendente ma sapeva anche essere molto duro, era al contempo esigente ma lasciava esprimere il tuo talento… che ti devo dire (ride, nda) sono anche volate delle scarpe. Come ti dicevo con lui ho viaggiato per tutto il mondo, ho conosciuto personaggi straordinari, era acclamatissimo, ricordo con immenso piacere un concerto al Madison Square di New York, la libertà che dava ai suoi artisti, quelli che portava in tour con sé di potersi esprimere liberamente, i miei vocalizzi, i miei acuti in quel teatro, so di essere stata fortunata, di avere avuto un’opportunità irripetibile.

Qual è stato il tuo approccio col mondo della musica? Che ricordi hai da bambina? Bologna, ma l’Emilia Romagna in genere è terra che ha sfornato artisti che hanno avuto successo in tutto il mondo. 

L’approccio con la musica è stato il più ampio possibile, c’è musica dal primo momento che veniamo al mondo, il primo vagito, qualunque cosa ci circonda è suono, il mondo è fatto di suoni, il fruscio del vento sugli alberi, amo tutte le sonorità, la musica etnica. Sono nata a Modena, da madre italiano e padre francese, un uomo molto rigido, un comunista vecchio stampo, pensa che mi chiamo Iskra per il nome di un giornale sovietico, sono strana, forse a Lucio piacevo anche per questo, ho studiato pianoforte e canto, poi coi miei sono andata a vivere in Liguria, a Sanremo, mio fratello abita ancora lì.

E quindi tuo fratello come si chiama? Mi hai incuriosito… 

Si chiama Sergio, più tradizionale… Come ti dicevo, quando abitavo a Sanremo passavo dal teatro Ariston, sognavo un giorno di poter cantare su quel palco. Non pensavo mai che l’avrei fatto, ma nel 2009 grazie a Lucio ho gareggiato tra i giovani e all’età di 63 anni, tra i giovani, solo follie che si potevano fare con Lucio, quell’anno c’erano tre le nuove proposte due giovanissime Arisa e Malika Ayane, un regalo meraviglioso che mi fece Lucio, lui fu ospite alla terza serata.

La tua carriera ruota inevitabilmente attorno a quell’incontro. 

Ero sempre in contatto con Lucio, anche quando non eravamo in tour, lui amava girare la notte, era un uomo che amava la solitudine, io, come tutte le persone che gli stavamo attorno eravamo più che collaboratori, se ne sentiva il bisogno, se ne aveva voglia, chiamava pure alle 3 di notte. Non so definirti il tipo di rapporto, eravamo come una famiglia senza legami di parentela. Ti racconto questa: ero a Roma, ho avuto un brutto incidente, eravamo in scena con “Tosca, amore disperato”, uscivo da teatro e mi misi in macchina, avevo preso un gatto, un piccolo randagio trovato per strada, mi misi nella mia Smart e presi il raccordo anulare, fui travolta da un mezzo pesante, la mia auto si schiantò contro un muro, io e il gatto ne uscimmo illesi, la prima persona che chiamai fu proprio Lucio. Lui era straordinario, faceva cose strane, se le avesse fatte qualcun altro lo avrebbero arrestato… (ride, nda).

Era molto religioso, spesso andava da Padre Pio, lui gli confidava i suoi peccati, spesso lo mandava a casa senza assoluzione. Era una persona ironica, però sapeva essere anche, a modo suo, molto severo, il suo rigore era sempre condito di ironia, per un suo rimprovero mi fece pure piangere. Lasciai le prove in lacrime, mi aveva rimproverato davanti a Tosca, davanti agli altri componenti del gruppo, presi la borsa e girai i tacchi, non gli risposi al telefono per tre giorni… non so come dire, si divertiva a massacrare in maniera ironica, ma voleva bene a tutti, ha dato tanto ai suoi artisti, a Luca Carboni, fu lui che disse a Biagio Antonacci di cercare una sua strada, di non emulare Sting. Aveva sempre un intuito eccezionale, lui mi invitava a non cercare la perfezione – «sii imperfetta» – mi diceva.

Se dovessi immaginare quale fosse per lui la sua canzone preferita quale sceglieresti? E soprattutto, per te qual è la sua canzone preferita? 

Credo che per lui non esistesse “la canzone preferita”, lui era sempre avanti, te ne rendi conto quando ascolti i suoi lavori, i suoi cd erano sempre diversi l’uno dall’altro. Io di preferite ne ho tante, però ce n’è una in cui riconosco Lucio più che in altre, si tratta di Felicità, la sua visione sempre unica, dice «se tutte le stelle del mondo a un certo momento venissero giù, tutta una serie di polvere bianca scaricata dal cielo, ma il cielo senza i suoi occhi non brillerebbe più», è poesia, vedo lui che passeggia nella notte e osserva il mondo, ne ascolta con attenzione, con amore i suoi suoni, poi c’è la parte folle quando dice «mi manca sempre l’elastico per tenere su le mutande, così che, al momento più bello mi vanno giù», in questo brano riconosco lui, forse sono legata a questa canzone  perché l’ha pubblicata proprio negli anni in cui ho cominciato a collaborare con lui.

Com’è stata questa collaborazione? Com’è stato lavorare con lui? In tournée, in sala d’incisione. 

Lucio pretendeva tanto, come ti dicevo mi ha anche fatto piangere, ma sono felice di averlo conosciuto, mi ha dato tantissimo e ha dato tantissimo agli artisti che ha incontrato nel suo percorso, molti gli devono tanto, da Gianni Morandi, che lo ricorda sempre con tanto affetto, a Biagio Antonacci, Luca Carboni, Samuele Bersani. Samuele gli portò una cassetta con un brano registrato voce e piano, una canzone stupenda, all’epoca non c’erano mp3 e cd, lui lo fece salire subito sul palco e gli fece eseguire il pezzo al pianoforte, ebbe fin da subito un successo pazzesco. Molti, ti dicevo, lo devono ringraziare ed io lo ringrazio perché se sono quello che sono e se ho fatto quello che ho fatto è grazie a lui. Di contro me ne faceva di ogni, mi trasformava, mi faceva mettere della gommapiuma per apparire in alcuni video più grassa, in “Tosca, amore disperato” mi ha fatto cantare su un trespolo alto quattro metri, e io, pensa, soffro di vertigini, in un video mi si vede seduta su un water. Quando abbiamo girato “Ciao” ha voluto avessi delle labbra gonfie come due canotti, ho fatto delle punture di botulino, poi fortunatamente dopo tre mesi sono tornate come prima, ascolta, ho fatto cose che non avrebbe mai fatto nessuno.

Non aveva vergogna di niente, durante la prima della sua Tosca c’era, eravamo a Roma, lì siamo stati per quattro mesi, una scena di alcuni ballerini vestiti da prete che si spogliavano in scena e rimanevano in perizoma e non dico altro, per quella scena gli fu chiesto dal Vaticano di censurarla, perché troppo spinta e provocatoria. Era duro ma generoso, non l’ho mai visto litigare con qualcuno. Mi invogliava a scrivere, ho scritto per un’associazione di donatori una canzone che si intitola “Hai capovolto il mio destino”, cosa che fanno i donatori di organi, che capovolgono il destino di chi riceve gli organi e sono certa che lui, con la sua presenza nella mia vita abbia capovolto il mio destino.

Grazie Iskra, grazie per avermi raccontato il mondo di Lucio. Ho visto in questi giorni diversi video su Lucio pubblicati nelle pagine social di Red Ronnie, di Gianni Morandi, sulla tua stessa pagina, ho visto un’intervista che ha fatto con Fazio a Che tempo che fa. Le tue parole, le tue confidenze, mi restituiscono un uomo diverso da come lo avevo immaginato, grazie a te ho una chiave di lettura diversa e più ampia per interpretare le sue parole, spero quest’intervista possa essere anche l’occasione di scoprire cose nuove come è avvenuto a me.

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