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“Rolling Stone – Stories From The Edge”, in uscita il docufilm per i 50 anni della rivista

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E’ in arrivo su Amazon Prime “Rolling Stone – Stories From The Edge”, il docufilm dedicato alla prestigiosa rivista americana.

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Dal 18 Febbraio, su Amazon Prime Video, per 102 Distribuition, arriverà il documentario: “Rolling Stone – Stories From the Edge” dedicato alla storia della rivista Rolling Stone.

Fondata nel 1967 da Jann Simon Wenner e Ralph J. Gleason, negli ultimi 53 anni Rolling Stone ha saputo egregiamente raccontare musica, politica, arte, letteratura e cultura pop.

Nel 1967 San Francisco era la capitale della controcultura. Il 14 gennaio, al Human Be-In, decine di migliaia di fan riempivano il Golden Gate Park per sballarsi e ballare sulla musica psichedelica dei The Dead, dei Jefferson Airplane e dei Big Brother and the Holding Company.

rolling stone
Ralph J. Gleason

Jann Simon Wenner iniziò a immaginare un magazine rivolto sostanzialmente a quel pubblico, che fosse in grado di raccontare la crescita rapida della scena rock. Il critico musicale Ralph J. Gleason divenne suo partner.

L’ispirazione per il nome “Rolling Stone” arrivò da un saggio che Gleason scrisse su The American Scholar intitolato: Like a Rolling Stone come la canzone di Dylan. Nonostante ci fossero un nome e un’idea vincente, Wenner non aveva un centesimo per far partire il giornale. Tra amici e parenti riuscì a mettere insieme un piccolo gruppo di investitori che gli permisero di raccogliere 7.500 dollari. Decisi a portare avanti il progetto, Wenner e staff si trasferirono in un loft al 746 di Brannan Street, che venne concesso loro gratuitamente. I redattori erano principalmente volontari. Tra questi Kucherenko, Schindelheim, l’art director John Williams e Michael Lydon, ex scrittore di Newsweek ed Esquire.

Uno dei primi incarichi affidati a Lydon – che finì in prima pagina – riguardava i soldi persi dal Monterey Pop Festival. L’idea era di fare un giornale che non fosse una semplice fanzine, ma avesse una valenza investigativa e fosse in grado di sollevare dubbi e opinioni. Nella sua prima rubrica: “Perspectives”, Gleason fustigò la tv che non dedicava tempo ai cantanti soul, perché afroamericani.

Nel primo numero lo scrittore di 22 anni Jon Landau pubblicò una lunga recensione in cui paragonava Are You Experienced di Jimi Hendrix con Fresh Cream dei Cream. Inoltre, al centro del magazine, c’erano due pagine d’intervista a Donovan in cui parlava del cantante folk Bert Jansch, del movimento hippie e di George Harrison. Per trovare l’immagine di copertina, Wenner spulciò una pila di foto di John Lennon, in posa con l’uniforme da soldato della Seconda Guerra Mondiale per il film Come ho vinto la guerra di Richard Lester.

Rolling Stone

In quella ormai storica copertina c’erano la musica, il cinema, la politica, ingredienti che nel corso del tempo hanno reso prestigiosa la rivista.

Wenner scrisse inoltre una lettera ai lettori:

Vi starete chiedendo cosa stiamo cercando di fare. Difficile a dirsi. I periodici di settore sono diventati inaccurati e irrilevanti e le riviste per fan sono anacronistiche. Rolling Stone non parla solo di musica, ma anche di cose e atteggiamenti che coinvolgono la musica. Ci abbiamo lavorato duramente e spero lo apprezziate. Descriverlo ulteriormente sarebbe difficile senza farlo passare per una stronzata e le stronzate fanno crescere il muschio”. Era l’ottobre 1967.

Inizialmente identificata con la scena hippie, Rolling Stone ha conquistato nel tempo oltre 60 milioni di lettori in tutto il mondo. In Italia la rivista è arrivata nel novembre 2003. L’obiettivo era quello d’essere una specie di termometro del mondo musicale e dei sentimenti politici del Paese. Il linguaggio cercò di fondere la lingua di strada con quella giornalistica. Il primo scopo è stato raggiunto grazie a classifiche come “I migliori album dell’anno” o “I 500 dischi più importanti di tutti i tempi”.

Ben presto finire in copertina su Rolling Stone significava aver raggiunto la celebrità. Nel corso degli ultimi 50 anni, come testimonia il coverwall della rivista, sono stati onorati i Beatles, Bob Dylan, Madonna e un’infinità di altri big, fino ad arrivare ad esponenti politici di rilievo.

Il docufilm, diretto da Alex Gibney & Blair Foster, racconta la storia dell’iconica rivista e il modo in cui ha saputo tracciare una strada creando un proprio stile.

Per restare al passo con i tempi Rolling Stone, nel corso degli anni, si è trasformata ampliando i contenuti, migliorando la grafica e assumendo le diverse vesti che hanno caratterizzato intere epoche della storia recente.

Diviso in 4 episodi, dagli anni ’60 fino ad oggi, il documentario storicizza e sottolinea il valore di una rivista rivoluzionaria, cronaca del nostro tempo, ricca di fotografie e copertine innovative, interviste rivelatrici e scrittura d’avanguardia.

Gli artisti che hanno definito le nostre vite e influenzato il costume ci sono tutti: John Lennon, Mick Jagger, Tina Turner, David Bowie, Kurt Cobain, The Clash, i Sex Pistols, Britney Spears, Bruce Springsteen, Bono e molti altri.

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Jann Simon Wenner

Fondamentale, per la riuscita del documentario, è stato il contributo dei collaboratori storici della testata: Ben Fong Torres, Cameron Crowe, Jon Landau e Charles M.Young.

Non potevano inoltre mancare gli scrittori Hunter S.Thompson, Tom Wolfe e Matt Taibi a raccontare le turbolenze, i momenti di gioia, gli alti e i bassi di cinque decenni.

Restano poi impresse nell’immaginario collettivo le immagini realizzate per le copertine dai fotografi: Annie Leibovitz, Richard Avedon, Mark Seliger. Da Woodstock alla Guerra in Iraq, dallo scandalo Watergate, al rapimento di Patricia Hearst, dal caso Clinton – Lewinsky a Obama, questo eccezionale documentario attraversa non solo la storia della musica statunitense, ma anche l’evoluzione del panorama politico e culturale americano degli ultimi 50 anni.

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