20 C
Milano
giovedì, Febbraio 25, 2021

Sanremo 2021: CTS approva – Cosa prevede il protocollo Rai

La nuova edizione del Festival di Sanremo ha avuto l'OK del CTS che ha approvato il protocollo presentato dalla Rai. Ecco cosa prevede

Ultimi post

Cantanti inglesi contro il governo: “Vergognosamente abbandonati dopo la Brexit”

Voto Utenti
[Total: 2 Average: 4.5]

In una lettera inviata al primo ministro Boris Johnson, 101 firmatari accusano il governo di averli dimenticati dopo la Brexit.

.
Sting, Bob GeldofElton John, Peter Gabriel, Brian May dei Queen, Robert Plant dei Led Zeppelin, Kim Wilde, Ed Sheeran, Liam Gallagher, Radiohead e molti altri, soprattutto band, hanno scritto e firmato una lettera di protesta contro la Brexit di Boris Johnson colpevole di averli dimenticati.

Il primo a pubblicarla è stato il Times. Nella lettera, oltre a dichiarare di essere stati: “Vergognosamente abbandonati dopo la Brexit”, denunciano come gli accordi politico-economici di uscita dall’UE “abbiano reso l’Europa una no-go zone per i musicisti”.

I problemi che le star segnalano sono soprattutto relativi alle sopraggiunte difficoltà ad ottenere i visti e i permessi necessari per suonare all’estero, con costi fino a 350 sterline (circa 395 euro) per il trasporto di strumenti musicali e altre attrezzature. Una misura che se non colpisce direttamente gli artisti più ricchi, certamente penalizza le band, soprattutto emergenti. “A farne le spese – sottolineano infatti nella lettera – saranno i musicisti, specialmente i giovani e gli emergenti che già fanno fatica a tenere la testa fuori dall’acqua”.

Inoltre, dopo la fine della libera circolazione tra il continente europeo e il Regno Unito, sarà necessario ottenere visti individuali prima di recarsi in qualsiasi paese dell’UE, con costi aggiuntivi e questioni burocratiche che, a giudizio dei firmatari della lettera, renderanno insostenibili molti tour.

Nel corso del 2020 tutta l’industria musicale d’Europa e del Regno Unito è stata duramente colpita dalla pandemia. In questo clima le nuove restrizioni rendono più faticosa e lontana la prospettiva di un ritorno alla normalità, alle sale da concerto, ai tour e ai festival.

Il negoziatore europeo della Brexit, Michel Barnier, ha negato di essersi opposto alla libera circolazione dei musicisti, assicurando di aver presentato a Londra proposte abbastanza ambiziose in termini di mobilità. Secondo il quotidiano The Independent, sarebbe stata proprio Londra a rifiutare una proposta standard dell’Unione che concede un’esenzione dal visto di tre mesi ad artisti e creatori. A tale proposito, la segretaria di Stato britannica alla Cultura, Caroline Dinenage, ha assicurato che la porta è aperta ad ulteriori discussioni a condizione che l’Ue sia pronta a prendere in considerazione “le proposte molto ragionevoli del Regno Unito”. In questa battaglia a farne le spese sono i musicisti e il loro indotto, che attendono di sapere quale sarà il futuro per i tour fuori dal Regno Unito.

Musicians’ Union, sindacato inglese che conta tra i suoi iscritti oltre 31mila musicisti e si batte da tempo per i diritti dei propri associati e per un’industria musicale più equa, nelle ultime settimane ha lanciato una petizione sulla piattaforma change.org. rivolta al primo ministro Boris Johnson e ad altri rappresentati del governo e del Parlamento per l’istituzione di un passaporto per musicisti, affinché possano lavorare nella UE anche nel post-Brexit.

Nella petizione, si chiede che questo speciale passaporto abbia durata biennale, sia gratuito -o abbia un costo ridotto – sia valido in tutti i paesi della UE, sostituisca documenti e permessi che verranno imposti dal prossimo anno, sia esteso anche a tecnici e allo staff che consente ai musicisti di svolgere il loro lavoro. Attraverso tale passaporto cantanti e band potranno continuare a organizzare i propri tour ed esibirsi in Europa.

Nella petizione si evidenziano anche le difficoltà per i musicisti ad operare in sistemi che richiedano visti d’ingresso, come negli USA dove sono necessari migliaia di dollari per portare una band e il costo per un visto rapido è recentemente aumentato del 15%. Da questo precedente, il timore che qualcosa di simile possa presto accadere anche nell’UE, introducendo non poche complicazioni nella programmazione artistica di band o orchestre di reputazione internazionale.

Nella petizione, si riportano le parole del Segretario generale di Musicians’ Union, Horace Trubridge, secondo cui:

La musica e le arti performative si fondano sullo scambio di idee e sull’interazione fra performer di diverse nazionalità. Noi amiamo lavorare nella UE e amiamo gli artisti che vengono nel nostro paese. Se i musicisti non possono viaggiare in entrambe le direzioni, la nostra reputazione di paese che abbraccia tutte le arti e la cultura subirà danni severi. La capacità dei nostri associati di guadagnarsi da vivere verrà intaccata”.

Sulle difficili trattative fra il governo del Regno unito e la Ue sono intervenuti anche i 101 firmatati della lettera indirizzata a Johnson dove si legge che “I costi extra per suonare all’estero renderanno impraticabili molti tour” e che “ll fallimento della negoziazione rischia di far precipitare la situazione oltre il limite”. La Brexit ha insomma deluso gli artisti del paese.

Ma se da una parte i big inglesi protestano facendosi portavoce del disagio dei giovani; dall’altra c’è chi, come Ed Sheeran, ha guadagnato moltissimo dallo streaming. Secondo Spotify, infatti, Ed è l’artista under 25 più influente sulla piattaforma svedese.

Inoltre, come riporta la “Rich List” del Sunday Times, con un patrimonio di oltre 200 milioni di sterline l’artista britannico si è confermato – nel 2020 – il musicista “under 30” più ricco di tutto il Regno Unito con una media di circa 40 milioni di sterline guadagnati ogni anno.

Infine, una ricerca della British Phonographic Industry (BPI) – l’associazione di categoria che raggruppa i discografici inglesi – ha dimostrato che nel 2020, con il lockdown e la chiusura di molti megastore e negozi, circa 1800 artisti hanno superato i 10 milioni di stream, il 72% in più rispetto al totale di 1048 artisti che hanno raggiunto l’equivalente di 10 mila vendite di album nel mercato di CD, LP e download nel 2007, quando ancora non erano operative le piattaforme digitali.

Il boom delle piattaforme segnala che gli artisti inglesi ricevono grazie allo streaming una quota maggiore di entrate rispetto all’era del cd. Le royalties percepite dagli artisti per lo streaming si stabilizzano su tassi fra il 20-30% rispetto ai tassi dell’epoca dei cd, fissati al 15-20%.

Latest Posts

I piu' letti

Resta in contatto

Per essere aggiornato con tutte le ultime notizie, offerte e annunci speciali.