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La musica suonata dei SIRENTE e il singolo “Vivi a domani” – INTERVISTA

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«Vivi a domani» è il primo singolo dei Sirente, una band abruzzese, nello specifico de L’Aquila, di recente formazione che ha alle spalle una lunga gavetta di musica suonata per i locali di tutta Europa.

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La band, in questo panorama musicale che si ingozza si sintetizzatori, è garanzia di musica suonata. “Vivi a domani” è un brano che parla in maniera delicata del devastante terremoto che i ragazzi hanno vissuto in prima persona nel 2009, della capacità di ancorarsi alla musica per trovare una nuova ragione per ricostruire un futuro messo in crisi dall’evento sismico.

La band propone un pop attuale e immediato che non trascura, in pieno stile it-pop, di attingere dalla tradizione cantautorale: la forza delle melodie è incorniciata da una produzione sia tradizionale nel suo essere “suonata” che moderna nell’utilizzo dei synth; un sound attuale con testi semplici concepiti per immagini e di facile immedesimazione anche grazie ad un canto che unisce perfettamente spinta e controllo.

Ho avuto il piacere di intervistare, per FareMusic, Jonathan Di Felice, voce del gruppo, per parlare della loro musica, della loro storia e dei progetti futuri. La chiacchierata con Jonathan è l’occasione per ribadire l’importanza della musica, che in qualunque circostanza, diventa veicolo per superare i momenti difficili e provare a realizzare i propri sogni.

sirente

Ciao Jonathan, intanto grazie per essere qui e parlarci della vostra musica.

Ciao Antonino, grazie a te, e grazie ai lettori di FareMusic.

Ho ascoltato il vostro brano, oggi la band è garanzia di musica “suonata”, ho apprezzato l’arrangiamento, la presenza delle chitarra così presente che sottolinea in più parti il brano, il tuo cantato, il brano è breve e non ti nascondo che, una volta ascoltato, ho sentito la necessità di farlo ripartire.

Grazie… mi fa piacere abbia apprezzato l’arrangiamento, lavorare ad un brano richiede molto tempo e noi siamo stati molto attenti a tanti dettagli.

Parafrasando il nome del nostro magazine, cos’è per te oggi fare musica?

(dopo un attimo di esitazione, nda)
Fare musica è trasmettere emozioni, un sogno che ho fin da piccolo, comunicare messaggi importanti, è senza dubbio il lavoro più bello del mondo.

A proposito del tuo sogno fin da piccolo, qual è il momento in cui ricordi di avere deciso di occuparti di musica? Che ricordo hai del rapporto con la musica da piccolo?

Il mio primo ricordo è legato ad uno stereo che avevo a casa dei miei, avevo sei anni, impazzivo per un disco di Tracy Chapman, ero affascinato da un giro di do, volevo assolutamente imparare a suonarlo. Poi il mio ricordo è legato ai grandi del cantautorato italiano: Battisti, De Andrè…

Mi sono innamorato della chitarra, da lì non l’ho più lasciata.

“Vivi a domani” è ispirata ad una vicenda che avete vissuto, da piccoli, in prima persona, un terremoto che ha devastato il cuore dell’Abruzzo, quand’è successo ero al telefono con un mio amico di Pescara, lui sentiva le scosse che si ripercuotevano dal capoluogo arroccato tra i monti, le immagini di intere comunità devastate viste al telegiornale. Tu come l’hai vissuta quest’esperienza?

È stato tremendo, era settembre, frequentavo il primo superiore, avevo quattordici anni, ero tornato da una serata che si era protratta fino a notte fonde con gli amici. Ho il ricordo di me che prendo mia nonna in braccio e la porto fuori casa, ero rientrato da poco, in casa c’erano mia nonna e mia madre, quell’esperienza ci ha fatto crescere troppo in  fretta e devo dire grazie alla musica, nella quale mi sono rifugiato.

Penso alle parole della vostra canzone “sta arrivando un altro settembre, la cosa mi fa paura”… com’è nata l’idea di scrivere questo pezzo?

Eh, sì, sono passati undici anni, ma ad ogni settembre è come se si rinnovasse quella paura, però come ti dicevo, nella mia vita, in quella dei miei amici c’è la musica, che diventa elemento collante, che ti risana, ti consolida le fragilità. Faccio musica da sempre e da sempre lavoro in ambiti legati alla musica.. Condividiamo un sentimento comune per l’appartenenza al territorio, ci conosciamo fin da piccoli. Mi piace riportare le parole di Riccardo, il componente più piccolo del gruppo, all’epoca del terremoto aveva nove anni: «con questo brano parliamo di quel futuro che ci è sembrato venire a mancare fin da piccoli».

Leggo che siete prodotti da Ioska Versari, direttore della Flebo Records…

Ho lavorato nello staff tecnico del contest Tour Music Fest organizzato da Mogol, è stata in quell’occasione che ho conosciuto Ioska Versari, gli ho proposto le nostre cose, gli ho fatto ascoltare i nostri brani e da lì è cominciata la nostra collaborazione, nel marzo scorso abbiamo dato vita ai Sirente, dal nome di un monte che sovrasta L’Aquila. Stiamo lavorando a nuovi brani e alla pubblicazione di un album, la presenza dei miei compagni di viaggio è fondamentale, perché crediamo fortemente nello stesso progetto, con me ci sono Matteo Fontana, alla batteria; i fratelli Valerio e Riccardo Giuliani, rispettivamente chitarra e basso del gruppo.

Grazie Jonathan, grazie per questa chiacchierata, buona musica e ci sentiamo per nuovi progetti musicali.

Grazie a te, Antonino, alla prossima!

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