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sabato, Maggio 8, 2021

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Gold Mass e la libertà di espressione dell’essere indipendente – INTERVISTA

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Sono arrivato a Gold Mass attraverso una segnalazione entusiastica di chi, casualmente si è imbattuto in lei, e con questo incomincio a svelare il fatto che, dietro allo pseudonimo “pesante”, si cela una cantautrice, che scrive musica elettronica e pubblica da indipendente.
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Incuriosito, ho provato ad approfondire, ascoltando la sua proposta e ponendole alcune domande, in attesa di veder pubblicato un suo nuovo EP intitolato “SAFE”, così come l’omonimo singolo che lo precederà e che sarà disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale a partire da oggi 27 novembre.

Lei si è presentata così:

Il primo disco è stato pubblicato nel giugno 2019 e prodotto da Paul Savage (MOGWAI), a cui sono arrivata miracolosamente e semplicemente inviandogli alcune demo registrate in casa, utilizzando l’indirizzo mail trovato sul web! La storia è piuttosto incredibile e gratificante per me, specialmente perché io sono una musicista solo nel mio tempo libero.

Per il resto, sono laureata in fisica e lavoro nel reparto di ricerca e sviluppo di una multinazionale tedesca (sono un fisico acustico, faccio misure in lab).

Il mio progetto è totalmente indipendente, non ho etichetta, agenzia di promo, booking, niente. Faccio da sola, non ho compromessi, ho piena libertà di espressione (e purtroppo quindi anche di sbagliare). Mi finanzio da sola con il mio lavoro.”

La dimensione autarchica di Gold Mass mi ha particolarmente colpito, anche perché ha permesso di arrivare a risultati apprezzabili, ed è noto che non sempre gli sforzi profusi, anche se particolarmente generosi, conducono all’obiettivo.

Ho ascoltato il suo ultimo lavoro, davvero notevole, quattro brani da cui estrapolo in video la title track…

gold mass

Musica elettronica, sperimentazione, un modus propositivo che trasporta in altri mondi, quelli che si sognano ad occhi aperti, che ci portano a fantasticare di poter vivere altre vite, altre dimensioni.

Ho provato ad ascoltare “SAFE” al buio – e ad occhi chiusi -, cercando di captare frammenti del pensiero creativo di Gold Mass, e al contempo giocando con la mia introspezione, ed è stata un’esperienza intensa, difficile da descrivere a parole, e mi immagino cosa possa rappresentare un live di questa artista la cui immagine resta avvolta da un po’ di mistero, nonostante l’intervista a seguire abbia svelato molto dell’apparente arcano.

La formazione culturale specifica ci dice molto di lei, e credo incida e rappresenti un forte collegamento tra musica e impegno lavorativo, perché in questi casi le esperienze hanno un doppio senso di circolazione, e non esiste un vero limite di separazione.

Ho sentito alcune definizioni che la riguardano, così come le tradizionali comparazioni con artisti conosciuti. Io non appiccicherei un’etichetta alla musica di Gold Mass, in quanto risultante di differenti percorsi, sentieri sonori che hanno portato alla creazione di una tipologia musicale a sé stante, capace di scuotere e di far riflette, sognare e viaggiare… “musica dinamica”, nel senso che lascia aperte le porte a nuove soluzioni e permette all’ascoltatore di utilizzarla per creare il proprio microcosmo musicale.

Vivamente consigliata… Gold Mass… vivamente consigliata… la sua proposta!

Ecco il nostro scambio di battute, davvero interessante…

gold mass

INTERVISTA

Vorrei sapere qualcosa della tua formazione musicale e di come sei arrivata a questa forte passione che caratterizza la tua esistenza.

Al di là di quanto ciascuno di noi ami pensare che il proprio percorso sia originale e irripetibile, mi sono resa conto che le persone fanno percorsi molto simili e la direzione a cui tendiamo nella vita è quasi sempre il risultato di una qualche fascinazione che abbiamo avuto. Vale per tutti i campi, per i medici, i calciatori, i preti e i malavitosi. Funzioniamo per emulazione, ed è per questo che gli esempi che riceviamo sono veramente importanti. Molti musicisti, me compresa, hanno vissuto l’influenza di una persona, nel mio caso è stato mio padre, che ha lasciato intravedere la bellezza e la forza di evasione che la musica è in grado di sprigionare. Una volta provata questa sensazione e collegata alla musica, è davvero difficile non continuare a cercarla e approfondirla. Io ho studiato pianoforte classico per dieci anni e canto moderno per pochi meno, ho sempre avuto una grande disciplina nello studiare uno strumento e conosco la compagnia che fa suonarlo, non puoi più sentirti solo. 

Da quanto ho potuto ascoltare la musica elettronica è il tuo pane ma… quali sono i passaggi musicali che ti hanno portato alla chiarezza di idee?

Ho iniziato ascoltando, suonando e venerando la musica classica, anche l’opera lirica, che tuttora adoro. Le basi sono importantissime ma te ne rendi conto solo dopo tanti anni. Successivamente, ho colto ogni possibile stimolo esterno che ho ricevuto e ho spostato i miei ascolti sempre più lontano. Ho adorato i Beatles, che sono stati la svolta e l’apertura verso la musica più moderna. Il cantautorato italiano e americano, Dylan rimane per me un maestro indiscusso. Ho subito l’influenza di Patti Smith, Lou Reed, Nick Cave, Pj Harvey, Mark Lanegan. Ho adorato la musica tradizionale latina americana, quella italiana regionale, quella americana ossia il country, il progressive inglese, il trip hop, i Blond Redhead, Jason Molina, Tindersticks, Jeff Buckley. Nils Frahm è stato il traghettatore che mi ha fatto accostare alla musica elettronica, aprendomi un territorio da esplorare veramente vasto. Gli artisti che ascolto maggiormente oggi sono James Blake, Sevdaliza, JamieXX, Mount Kimbie, Howling, Kiasmos ma anche Moses Sumney, FKA twigs, Helios, Aldous Harding. Il viaggio d’ascolto è lungo, non possiamo veramente dire che non sappiamo come riempire il tempo durante un lock down! 

Sei arrivata al tuo secondo lavoro: che tipo di soddisfazioni hai avuto dal primo progetto, “Transitions”?

Grandissime! Pubblicare un disco con miei brani originali e andare in tour all’estero per suonarli era il mio sogno di sempre. Finire sulle pagine dei quotidiani nazionali e su quelle delle maggiori testate di musica, ricevere una calorosissima accoglienza dal pubblico ai concerti e dagli addetti al settore, era del tutto inatteso, specialmente per un progetto al completo debutto. Se quello che scrivi piace e tu sei una persona artisticamente credibile, quello che riesci a ottenere è molto di più della realizzazione di un piccolo sogno personale. Oggi ragiono diversamente, l’esperienza del primo progetto è stata una palestra incredibile perché ho imparato a fare moltissime cose e oggi mi rendo conto che la soddisfazione più grande che mi resta in mano è che ora sono in grado di replicare il sogno ogni volta che voglio, facendo crescere il progetto sempre di più. 

Mi racconti come sei arrivata a Paul Savage?

È una bella storia. Per il primo disco, ho voluto provare a lavorare con un produttore che avesse quella sensibilità tale da poter dare un bel suono al disco, un bell’abito. Non avendo però contatti o conoscenze speciali nel mondo della musica, quello che ho fatto è stato letteralmente cercare online tracce che mi permettessero di raggiungere i produttori che avevano lavorato ad album che adoro. Su internet si trovano più informazioni di quello che uno potrebbe immaginare. A loro o ai loro manager, ho inviato le demo con la mia musica ed atteso una eventuale risposta. Paul Savage si è innamorato del progetto ed ha voluto lavorarci. È stato incredibilmente gratificante per me, anche perché per come sono fatta, l’unica via per presentarmi al mondo era attraverso la mia musica. Ho pensato, non ho niente da perdere, se la musica piace, qualcuno aprirà la porta. 

Che tipo di legame esiste tra i due album? Siamo di fronte alla continuazione di un racconto sonoro?

Il nuovo disco va nella direzione che più mi rappresenta in questo momento. Io lo vedo piuttosto altrove rispetto al primo, ma credo anche che queste considerazioni per essere credibili, andrebbero fatte più avanti nel tempo. Vero è che mi sono spinta oltre nell’esplorazione elettronica e il primo disco oggi lo rifarei in modo completamente diverso! Ancora più vuoto e minimale e verosimilmente senza la batteria acustica che oggi trovo appesantire in generale i pezzi, così come alcune sovrapposizioni vocali. 

Mi parli del nuovo EP… i contenuti lirici, gli aspetti sonori, le collaborazioni?

Il nuovo EP rimanda a un immaginario legato allo spazio, al cosmo, ai gravi in rotazione, e alla nostra vita che si svolge spettatrice di questa meccanica celeste che ha sempre affascinato il genere umano, facendoci sentire molto piccoli e ridimensionando le nostre preoccupazioni quotidiane. La contemplazione è uno dei temi del disco, e ci porta alla consapevolezza che noi umani abbiamo da sempre lo stesso vero bisogno originario, quello di essere riconosciuti, visti, amati e protetti, in una vita di cui non abbiamo modo di capire il senso. La ricerca sonora di questo EP mi ha portato verso arrangiamenti ancora più minimali e scuri che in precedenza. Ho voluto lavorare personalmente alla produzione delle canzoni e mettermi alla prova anche su questo aspetto. Non sono assolutamente sicura che le mie creazioni piaceranno, ma la mia intenzione era restituire il mio personale stato dell’arte attuale in termini di produzione elettronica e divertirmi in un campo che sapevo profondamente stimolante per me. I miei collaboratori per questo disco, sono Federica Ferracuti (add-prod) e Federico Nosari (mix), che mi hanno fatto sentire apprezzata e mi hanno incoraggiato moltissimo, aiutandomi a chiudere un EP di cui oggi sono innamoratissima. La loro bravura, professionalità e il loro cuore, sono tra gli ingredienti più belli del dietro le quinte di questo nuovo disco. 

Ho visto che la tua azione è realmente indipendente, e il tuo autarchismo si spinge sino ad aspetti che normalmente sono gestiti da terzi: necessità o idea di lavoro?

È iniziato tutto come necessità, ma si è trasformato veramente prestissimo in curiosità di capire come girano le cose nel campo della music industry. Proseguendo, si è rivelato un vero e proprio atto di consapevolezza e adesione a uno spirito di indipendenza che mi garantisce la piena libertà di espressione ma che richiede anche un lavoro incredibile e porta con sé il rischio di errori. Ad oggi penso che solo se dovessi ricevere l’offerta di un’etichetta di un certo spessore, che accogliesse la mia identità artistica così come è e senza stravolgere minimamente la sua essenza, potrei forse accettare di collaborare, altrimenti preferisco camminare sola. 

Cosa rappresenta per te la proposizione live? Come sono vissuti i tuoi concerti (in tempi normali!)?

Il live è quasi tutto. Ho capito quanto mi piacesse veramente quello che ho scritto ed il mestiere del musicista più in generale, quando ho iniziato a suonare live. L’esperienza del palco è travolgente per me, ne esco sempre stravolta e come se avessi vissuto un momento di trance. Ricevere gli abbracci di sconosciuti, di ragazze che hanno risuonato con la mia esperienza, vivere l’accoglienza del pubblico appena dopo, è stato importantissimo per me. Visto così, più che un concerto, il mio sembrerebbe una qualche forma di rito collettivo. 

So che hai un lavoro impegnativo come ricercatrice: in quale modo riesci a far convivere lavoro e musica?

Lavorando moltissimo! I momenti in cui stacco sono veramente pochissimi, lavorare è la mia stessa evasione. Mi piace quello che faccio, per cui riesco a non sentirne la stanchezza. Il resto è metodo, disciplina e poter contare sulle persone che ti sono a fianco, quelle che ti vogliono veramente bene e che fanno il loro possibile per aiutarti ogni giorno. 

Una curiosità, che esce dalle domande istituzionali, ed è il quesito che pongo al fisico acustico: che cosa è per te il silenzio?

Il silenzio è l’assenza di perturbazioni sonore. Fisicamente nella nostra vita è praticamente impossibile da raggiungere. Bisognerebbe davvero andare nello spazio per trovare il silenzio, perché lì non si trovano particelle d’aria che possano trasportare l’energia meccanica. Psicologicamente, il silenzio è anche qui il Sacro Graal, la meta difficile da raggiungere. La meditazione si dice aiuti a trovarlo e a portare la mente in uno stato di serenità in cui tutti quei pensieri inutili e ricorsivi che la affollano vengono finalmente dispersi. Il silenzio in musica è anche un espediente meraviglioso, non c’è soluzione migliore per marcare un cambiamento di stato! 

Covid permettendo, come pensi di promuovere il tuo nuovo progetto, tra presentazioni e live?

Continuerò a pubblicare musica fino a primavera inoltrata, sperando che arrivati a giugno si possa ragionevolmente tornare a parlare di live e partire. È difficile fare previsioni in questo momento, ma adesso questa è la strategia che mi è sembrata più sensata. Come dicevamo prima, lavorare da indipendenti, significa assumersi qualche rischio a seguito delle proprie previsioni e scelte.

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