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mercoledì, Dicembre 2, 2020

Diodato: docu serie “Storie di un’altra estate” su RaiPlay – Nuovo singolo “Fino a farci scomparire”

Diodato esce con la docu-serie "Storie di un'altra estate" in onda su RaiPlay dal 29 novembre. Esce anche il singolo "Fino a farci scomparire"

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Incontro con Jacopo Ottonello uscito con l’album d’esordio “Colori”

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“Sei per bene Jacopo, tanto, è una cosa rara, ma tu lo sei…” 

Sono queste le parole con cui la coriacea Maria De Filippi salutava Jacopo Ottonello, nel momento del forzato commiato da “Amici”.

Non credo sia facile vedere la Maria nazionale con le lacrime agli occhi, con palese sforzo di contenimento.

La storia di Jacopo, almeno per quanto riguarda la sua recente visibilità, è tutta concentrata in quei pochi secondi, in quell’immagine che annoda i sentimenti tra persone sino a poco tempo prima sconosciute.

Ed è anche la conferma che l’impressione iniziale, quella che spesso risulta determinante quando si fanno nuove conoscenze, nel caso del giovane savonese è stata confermata.

È facile tentare di costruire un personaggio a tavolino, o almeno provare a proporsi pensando a ciò che piace alla gente, e nel momento dell’esordio, quando non ci sono ancora maghi della comunicazione alle spalle, ci si inventa qualcosa basandosi, forse, su quanto visto nel grande schermo in occasioni precedenti, magari cercando di miscelare la propria personalità con esempi terzi, quelli che appaiono più positivi.

Jacopo è in realtà quello che tutti hanno visto, non ha cercato furberie mediatiche (che probabilmente non conosce ancora), ma si è proposto in tutta la sua genuinità, e l’intervista che abbiamo realizzato mi pare un buon metodo di approfondimento.

Non seguo “Amici”, anche se in questa occasione ho passato frazioni di tempo davanti alla TV – la puntata in cui Jacopo è entrato, quella in cui è uscito e pochi altri frammenti -, e il motivo del mio interesse per lui è che… siamo concittadini, e conosco da molto tempo lui e la sua famiglia, anche se il collante era più di tipo sportivo.

Sono quindi testimone del suo stato di “pulizia assoluta”, arrivato al pubblico, che sicuramente lo avrebbe mandato in finale.

Non vorrei che tutti gli elogi alla persona mettessero in secondo piano le sue skills, il suo talento e la sua voce. Seppur giovane, Jacopo ha fatto una buona gavetta, conosce i sacrifici, la necessità di applicazione continua, e possiede una discreta dose di umiltà che gli permette di bilanciare i sentimenti a seconda della situazione.

Molti anni fa, mi è capitato di intervistare un’altra nostra concittadina, a quei tempi sconosciuta al pubblico, e anche lei, successivamente passò da casa De Filippi, raggiungendo poi un grande successo: parlo di Annalisa, e spero che lo scambio di battute a seguire possa essere anche in questo caso un buon portafortuna, e che Jacopo, come Annalisa, possa realizzare tutti i suoi sogni… la materia prima è di grande qualità!

Ecco cosa ci siamo raccontati…

jacopo

Credo che la tua giovane vita sia ormai stata sviscerata, ma è doveroso un accenno ai passi che ti hanno portato ad esternare la tua passione, che non pensavo fosse così “seria”, ma che vedevo solo come un’alternativa al calcio.

Ad essere sincero ho sempre amato di più la musica, anche se il calcio mi ha dato tante soddisfazioni. Credo che la musica sia un po’ il secondo volto, qualcosa di insito in noi che ci dà la possibilità di far conoscere altre nostre peculiarità. Sono dell’idea che prima dell’artista venga sempre la persona, il lato umano, e la musica ha una grande forza, una potenza tale che permette di farsi conoscere attraverso ciò che si racconta; ogni mia canzone è la narrazione di un pezzo di vita, che emerge per mezzo della mia voce e del mio modo di esprimermi.

Che tipo di formazione musicale hai avuto?

Ho iniziato a suonare la chitarra più o meno a dieci anni, e va da sé ogni canzone studiata rappresentasse una forte spinta all’uso della vocalità. Anche la mia insegnante del tempo mi suggerì di prendere in considerazione l’idea di approcciarmi al canto, o almeno di studiare lo strumento “voce”. A distanza di un anno mi sono ritrovato senza chitarra, ma con un microfono perennemente tra le mani, un continuo allenamento svolto attraverso ogni tipo di canzone mi venisse in mente. Non ho più smesso, usufruendo di tutti i momenti liberi, dalla doccia all’autobus, tra casa e “buchi di libertà”.

Quali sono gli step musicali precedenti all’approdo nella casa di Maria De Filippi? 

Ho provato ad entrare ad X Factor, ma senza arrivare alla fine del percorso, e dopo aver fatto tutti i passaggi richiesti non ho più avuto notizie, ma è stata un’esperienza bellissima, e anche lì mi sono divertito moltissimo.

E arriviamo al top della visibilità con la partecipazione ad “Amici”: so che non è facile razionalizzare i sentimenti, ma prova a raccontare il feeling di un ventenne che raggiunge una destinazione concessa a pochi eletti.

Mi sono sentito molto fortunato per essere arrivato a tale traguardo, e mi sono sempre ripromesso che, giorno dopo giorno, avrei dato tutto me stesso, cuore e anima, pur di riuscire a fa arrivare al pubblico i miei racconti di vita, la mia musica; così è stato, mi sono regalato in toto e credo di essere riuscito a far capire chi sono, la mia personalità e la mia idea di musica.

Dall’esterno è difficile immaginare la vera atmosfera… che tipo di ambiente hai trovato, tra compagni, docenti e contorno?

Mi sono trovato subito a mio agio. Sono un ragazzo molto aperto e predisposto verso nuove conoscenze e avventure, situazione non sempre positiva, perché la gente tende ad approfittarsi di certe situazioni, ma non mi cambierei, sono così e mi piaccio così; naturalmente occorre sempre migliorarsi, e lavorare con dei professionisti, oltre ad essere molto gratificante, significa anche accelerare il percorso di maturazione, non solo artistica, ma anche umana.

Dando per scontato una impagabile esperienza di vita, vorrei sapere se ritieni sia stato un passo importante anche per l’incremento delle tue competenze, un miglioramento tecnico, una scuola vera. 

Come in parte ho già sottolineato, in quelle situazioni l’improvement tecnico cresce giorno dopo giorno. Ti alzi al mattino con un determinato modo di cantare, ti svegli il giorno dopo e la tua tecnica è già cambiata. I coach sono spaziali, fortissimi, e io ho avuto la fortuna di lavorare con Giovanni Sciabbarrasi e Cecilia Cesario che mi hanno aiutato molto, ho imparato a gestire la mia voce e ad allargare il range vocale.

La tua immagine “pulita” ha da subito suscitato consensi, e si è consolidata nel tempo, perché col passare delle settimane è diventato facile capire che non c’era nulla di costruito: se oggi dovessi riassumere gli ingredienti che servono (oltre a un pizzico di fortuna) per vivere un’esperienza positiva, che conclusioni trarresti? 

Ritengo sia una cosa molto semplice e veloce: essere sé stessi è la chiave per arrivare alle persone e alla gente che ti ascolta. Ci si accorge subito quando la persona/artista che hai davanti è costruita, e il “personaggio” finisce per stufare. Essere genuini significa far scoprire a chi ti segue quotidianamente i diversi lati del carattere, a volte opposti, pregi e difetti, e anche la musica verrà assimilata e compresa in tutte le sue sfaccettature.

Come è stato esibirsi in una trasmissione vista da milioni di spettatori, ma in assenza di pubblico? 

Questa è la mia chiave di lettura, ciò che mi spingeva alla preparazione della serata: mancava il pubblico, assenza immensa, ma riflettendo sul fatto che molta più gente guardava “Amici” da casa, al venerdì, mi sono concentrato sulla telecamera, come se stessi guardando negli occhi tutte le persone – milioni – sintonizzate sul programma… adrenalina allo stato puro! 

Il dopo “Amici” ha avuto come conseguenza una tua conformazione professionale che agevolerà il tuo percorso: puoi raccontare come sei seguito oggi? 

Ho avuto la fortuna di poter firmare un contratto con la Sony, casa discografica ricca di grandi artisti, una squadra di cui oggi anche io faccio parte. Mi devo ancora affermare, sono solo all’inizio del percorso, ma spero un giorno di diventare come loro. 

È già disponibile il tuo album di esordio, “COLORI”: come lo definiresti? Sei tu l’autore o solo interprete? Quale tra i due ruoli è quello che preferisci?

Per adesso sono solo interprete, anche se ho tantissima voglia di proporre brani scritti da me.

Il mio lavoro di esordio lo vorrei definire come un “album di getto”, nato dal cuore, essendo convinto che le cose fatte in questo modo sincero e istintivo sono le più belle e colpiscono l’ascoltatore. 

A proposito del tuo esordio discografico, è appena uscito in radio un estratto, “Blue Monday”, di cui hai realizzato un video casalingo, senza tanti fronzoli, in linea con le costrizioni vissute in quarantena: mi racconti come è andata? 

Non ho voluto rinunciare alla possibilità di rilasciare anche il video, e ho scelto di farlo adeguandomi alla situazione contingente. Girato interamente in verticale, con un cellulare, come fosse una lunga storia Instagram, il video racconta la mia quotidianità, riprende la mia famiglia e la mia ragazza, giornate fatte di sorrisi, risate e tempo trascorso insieme cantando e divertendosi, perché ci tenevo a far vedere come trascorro tutti i miei momenti in casa, in attesa del ritorno alla normalità. Ci tengo a ringraziare di cuore le persone che hanno partecipato al video: mio padre Roberto, l’uomo grazie al quale mi sono innamorato della musica, mia madre Cinzia e mia sorella, le donne più importanti della mia vita. E infine Greta, l’altra donna della mia vita, la mia metà, la mia compagna di viaggio, la mia migliore amica, la mia spalla, insomma il mio amore grande.

Sei giovane e hai un lungo futuro davanti, con il conforto di una famiglia che ti saprà consigliare e farti tenere i piedi ben piantati sul terreno, però… sognare è doveroso: quali sono i tuoi progetti già pianificati, e quali i tuoi più grandi desideri, agganciati alla sfera delle possibilità reali?

Sarò estremamente sintetico, perché è il mio sogno sin da quel giorno, undici anni fa, in cui presi la chitarra in mano: vorrei avere la fortuna di realizzarmi musicalmente parlando, facendo sì che questo mio inizio diventi un mestiere, realizzando, anche, un mio grande sogno, quello di cantare al Forum di Assago.

 

Testa bassa e lavorare”: è questa la frase che spesso si sente in ogni ambito lavorativo quando ci si trova al cospetto di giovani, e anche nel caso di Jacopo l’impegno costante e la passione – unite a un pizzico di buona sorte – potranno portarlo al traguardo desiderato.
L’obiettivo è chiaro… unendo i sogni ad un vento favorevole, la tela bianca si trasformerà in quadro, basta solo aver la pazienza di aspettare!

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